Il nuovo corso del Mar, il museo alla ricerca di un’identità

Con l’inaugurazione il 14 aprile della mostra di Oliviero Toscani, il Mar, il Museo d’Arte della città di Ravenna, dà il via a una primavera dedicata alla fotografia (con altre due esposizioni che inaugureranno a fine aprile e inizio maggio) a cui auguriamo un enorme successo, perché è un modo per aprire il museo a pubblici nuovi (per quanto la fotografia sia stata ormai da anni “sdoganata”, perfino a queste latitudini) e continuare a farlo vivere un po’ tutto l’anno (come accade comunque da ormai diverso tempo).

Ma a proposito di successo vale la pena tracciare un piccolo bilancio del nuovo corso ideato per il Mar dalla giunta del sindaco De Pascale, che in campagna elettorale si era impegnato ad aumentare i contributi del Comune per le grandi mostre. Impegno mantenuto – d’altronde si partiva da una sorta di azzeramento voluto dalla precedente giunta, in parte compensato dall’impegno della Fondazione della Cassa di Risparmio – senza però ottenere i risultati sperati in termini di ritorni numerici di visitatori, checché ne dica lo stesso sindaco cercando di difendere il nuovo Mar dagli attacchi. Gli stessi che riceveva l’ex curatore Claudio Spadoni quando veniva accusato di fare mostre solo “belle” ma poco attrattive. Mostre che in media hanno attirato però circa il triplo dei paganti di quella chiusa pochi mesi fa, la prima del nuovo corso, con incassi dimezzati rispetto alle ultime di Spadoni, realizzate con budget similari, quando non perfino inferiori.

Ma senza voler tornare alle polemiche su numeri e costi, un ragionamento più complessivo dovrebbe partire dalla constatazione che la scelta di puntare sulla Biennale del mosaico a discapito della “grande mostra” – la prossima sarà nel 2021 –, è stata probabilmente controproducente, perché allontana ancora di più il Mar dal circuito dei musei da visitare per gli appassionati d’arte. Senza dubbio ci sarebbe stato il margine per decidere di fare entrambe le cose, la biennale e la grande mostra. Ma è mancata la volontà politica di investire con decisione sul Mar per farne un grande museo (forse anche perché, nel frattempo, è arrivato un altro museo in città), a partire dalla (non) scelta di fare a meno di un vero direttore (al momento lo gestisce il dirigente della Cultura, Maurizio Tarantino, più orientato per qualifiche professionali verso la biblioteca Classense, su cui ha fatto in effetti un gran lavoro in questi anni secondo un po’ tutti gli addetti ai lavori).

Non che la scelta dovesse essere per forza quella di confermare Spadoni come proponevano i nostalgici: dopo tanti anni un ciclo si può (e forse si deve) chiudere. Però se ne sarebbe dovuto aprire un altro, con un concorso internazionale per trovare almeno una figura di spicco in grado di puntare ancora più in alto e dare un’identità chiara al museo. Ma bisognava volerlo, appunto.

Intanto, più prosaicamente, non sarebbe male partire allungando gli orari del museo in occasione degli eventi temporanei: la mostra di Oliviero Toscani che chiude alle 18 non è un bel biglietto da visita…

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