«Gli scacchi? Allenamento e psicologia. Ma si diverte anche chi non è un campione»

Il presidente dell’associazione sportiva dilettantistica di Ravenna si gode il momento di notorietà del gioco, trascinata dalla miniserie “La regina degli scacchi” di Netflix: «Ma abusare di alcol e ansiolitici prima delle partite non è credibile». La pandemia ha fatto saltare il campionato romagnolo di Faenza. Il presidente del circolo organizzatore: «Troppo difficile con le regole anti-Covid»

«Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista»
(Garri Kasparov, campione mondiale dal 1985 al 2000)

Beth Harmon Anya Taylor-Joy Queen Gambit

Anya Taylor-Joy è Elizabeth Harmon

«Gli scacchi sono il trionfo della meritocrazia. Fortuna e casualità non trovano posto, ci si può affidare solo ai propri mezzi». Così parla Andrea Drei, presidente del circolo di scacchi di Faenza da ventitrè anni. L’associazione – ospitata dalla Riunione cattolica “Torricelli” in via Castellani dal 1978 – oggi conta trenta soci di cui diciannove tesserati alla federazione italiana per l’attività agonistica (un solo under 20, nessuna donna). Il 63enne Drei, oggi medico in pensione, muove pezzi tra caselle bianche e nere da mezzo secolo. Perché se ti ritrovi quindicenne in un’estate degli anni Settanta e per due mesi il mondo intero parla di una partita di scacchi che si sta giocando, è facile che ti appassioni a pedoni e alfieri. Nel 1972 si giocò la sfida Spasskij-Fischer, il campionato del mondo passato alla storia come “l’incontro del secolo”: «Eravamo in piena guerra fredda, un russo contro un americano avevano un significato che andava oltre il gioco e riempivano le prime pagine dei giornali. A quell’epoca poi non c’erano tante alternative per lo svago».

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Sfida Spasskij-Fischer 1972

La sfida Spasskij-Fischer del 1972

Nel 2020 gli scacchi si stanno vivendo una nuova visibilità, più sulle home page digitali che sulle prime pagine di carta. Il gioco è in pieno hype, come direbbero quelli bravi del marketing. Questa volta non per un duello leggendario ma grazie all’effetto di una miniserie tv, “La regina degli scacchi” prodotta da Netflix (qui la nostra recensione). Tratte da un romanzo del 1983, le sette puntate raccontano di Beth Harmon, enfant prodige con un talento innato e una vita difficile (avviso: nel resto dell’articolo potrebbero esserci piccoli spoiler). Anche grazie alla consulenza di un mostro sacro come Garri Kasparov, molti addetti ai lavori l’hanno promossa per l’accuratezza con cui tratta lo sport (sì, è una disciplina riconosciuta dal Coni), rendendolo attraente non solo per chi può vantare un titolo di gran maestro e mangia pane e arrocchi a colazione.

Igor Giussani Ravenna Scacchi

A sinistra Igor Giussani, impegnato in una simultanea.

«Non l’ho ancora vista – ammette Igor Giussani, presidente di Ravenna Scacchi, l’altra associazione sportiva dilettantistica (Asd) affiliata alla federazione in provincia –. Però quando mi dicono che la protagonista si ubriaca e abusa di ansiolitici prima delle partite faccio fatica a ritenerla attendibile, un po’ di agonismo a basso livello l’ho fatto e non funziona così». Va però detto che quando Beth si presenta al tavolo in hangover finisce male, malissimo.

Ma nessun atteggiamento snob dallo scacchista ravennate, anzi: «Mi rendo conto che si rischia diventi più famoso il personaggio della serie che un vero campione. Qualche anno fa mi avrebbe dato fastidio, oggi sono più cinico e dico che tutto fa brodo: se serve per avvicinare più persone al movimento allora ben venga. È successo al calcio in Giappone con il cartone “Holly e Benji”: bisogna prendere tutto il buono dei media, hanno sempre ragione loro alla fine».

La Regina Degli Scacchi finale Borgov Harmon

La sfida finale della serie tv La Regina degli scacchi

Il 42enne di origini piemontesi, professore all’Itis “Baldini”, ha iniziato mentre smaltiva una varicella all’età di 5 anni: «Mio padre mi aveva dato qualche rudimento sulle regole». Un titolo italiano nel 2003 è il miglior risultato agonistico raggiunto: «Parliamoci chiaro: era quello di fascia C, siamo al livello pippe». Ora magari sarà l’onda lunga dallo streaming a portare nuove leve in via Guidarello Guidarelli, nei locali del Csi dove ha sede Ravenna Scacchi, nata nel 1998 come Asd dopo una lunga esperienza come circolo. «In realtà devo dire che una mano ce l’aveva già data il lockdown. Molti hanno giocato per passare il tempo, online si trovano video e insegnamenti e così l’estate scorsa, quando abbiamo organizzato serate alla Rocca Brancaleone, abbiamo avuto un riscontro positivo da diverse persone che si erano avvicinate durante la primavera». Oggi i tesserati dell’associazione sono una ventina, a partire da bambini di 7-8 anni fino a settantenni: «Poi abbiamo tanti appassionati che partecipano saltuariamente ma non iscritti. In città si gioca da molte parti ma non in maniera organizzata».

Fischer Spassky Chess Board Auction 3In questo 2020 l’attività degli scacchisti si è spostata soprattutto online. I ravennati fanno lezioni settimanali con la scuola per juniores e ritrovi senior per le partite. Certo che è tutt’altra cosa rispetto al gioco faccia a faccia: «La battuta fatta da qualcuno – dice Giussani – è che c’è la stessa differenza tra il porno in streaming e il sesso dal vivo. Quando giochi online ci sono due nickname su uno schermo, molti “rubano”, tutta la parte psicologica si azzera. E invece la sfida psicologica negli scacchi c’è eccome, per vincere si sfruttano tutti i vantaggi dentro e fuori la schiacchiera. L’importante è restare impassibili, sempre. Soprattutto quando ti rendi conto di aver fatto una mossa sbagliata».

The Queens Gambit NetflixLa pandemia ha fatto saltare anche il campionato romagnolo che il circolo faentino organizza ininterrottamente dal 1987. Aperto a chiunque, alle ultime edizioni contava 25-30 partecipanti. Undici volte è stato vinto da Drei che dal 1996 è maestro Fide, uno dei titoli ai vertici degli scacchi. All’apice della sua carriera è stato numero 17 del ranking italiano. «In agosto l’attività federale era ripartita con qualche torneo secondo tutte le regole anti-Covid, quindi mascherine, igienizzazione, barriera di plexiglass fra giocatori. Però sono costi in più che non tutti possono sostenere, anche per questo è saltato il nostro campionato romagnolo. Dovevamo organizzare anche un altro torneo semi-lampo nella rocca di Bagnara a maggio 2020 ma è saltato».

Tra i temi più attuali, messi in gioco dal personaggio interpretato da Anya Taylor-Joy, c’è la questione femminile. Beth è una anomalia in un mondo di uomini. E qui non è fiction. Il sito Ultimouomo.it riassume: nel novembre 2018 al mondo c’erano 668.785 giocatori competitivi di scacchi, di cui soltanto il 15 percento donne. Tra i migliori cento del pianeta, secondo il rating Elo, una donna. Tra i tesserati ravennati le donne sono due. «Di sicuro c’è un retaggio storico dovuto al tempo in cui il gioco si affermò nei circoli riservati solo gli uomini – dice Giussani –. La scelta di una protagonista femminile è azzeccata per mettere in luce un aspetto reale». Sul tema ragiona anche Drei: «Al circolo abbiamo avuto qualche frequentatrice ma nessuna socia. Faccio tornei dal 1973 e in Italia la presenza femminile è sempre stata molto ridotta, all’estero invece un 20 percento di donne c’era. Penso sia solo questione di tradizione».

Ma chi non è nato in Russia e ha più di 5 anni di età, può ancora sperare di raggiungere un livello decente di gioco? «Escludendo il titolo di gran maestro, direi che il resto non è precluso a nessuno – assicura Giussani –. Non vorrei si pensasse che si divertono solo i grandi campioni. Certo che bisogna metterci passione e volontà: bisogna leggere un po’, fare qualche esercizio, risolvere situazioni. Se invece l’ambizione è entrare nella top elite dei 50 del mondo non si può cominciare a vent’anni, ma questo vale per qualsiasi disciplina. Il talento innato esiste ma non si gioca di estro al livello massimo».

Andrea Drei presidente circolo scacchi Faenza

A sinistra il presidente del circolo degli scacchi di Faenza, Andrea Drei

A Drei chiediamo un consiglio pratico sui primi passi da muovere per chi volesse accostarsi al gioco partendo da zero: «Un buon punto di riferimento è il negozio “Le Due Torri” di Bologna: è specializzato in scacchi. Dai libri alle riviste passando per i corsi e ovviamente per tutti i pezzi di gioco».

Cos’hanno gli scacchi di così affascinante? «Sono un gioco di una complessità particolare che può ingenerare anche un atteggiamento di fastidio e rifiuto per qualcuno. Io apprezzo che sono un gioco di logica e calcolo ma al tempo stesso di creatività. La mente umana è costretta ad adattarsi e costruire schemi inesauribili. E poi offrono tanti spunti metaforici. Ad esempio Piero Angela disse che gli scacchi aiutano a capire a cogliere la differenza fra breve e medio-lungo periodo: un giocatore può offrire un vantaggio all’avversario sul breve sacrificando un pezzo perché ha programmato un rendimento maggiore a lunga scadenza. È come la differenza fra politici e statisti di cui parlava De Gasperi».

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