mercoledì
06 Maggio 2026
l'impresa

Tra deserti e steppe, cammelli e tartarughe, l’ultrarunner Marchesani al traguardo della corsa in sei tappe in Uzbekistan

Il 48enne ravennate si appresta ora a disputare il Passatore e la RunFire Cappadocia. Aspettando la sua "Epica dell'acqua"

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Dopo aver portato a termine nel 2025 la Gobi March, 250 km in 6 giorni nelle steppe della Mongolia di Gengis Khan, l’ultra runner ravennate Alberto Marchesani ha scelto questa volta il cuore dell’antica Via della Seta, tra deserti dorati e antiche città di smeraldo, per una sfida in semi-autosufficienza di 230 km in 6 tappe, condivisa con 37 partecipanti provenienti da 13 Paesi al mondo.

Partendo da Samarcanda, città patrimonio dell’Unesco e crocevia di culture, ha tagliato il traguardo di Global Limits Uzbekistan nell’iconica fortezza di arenaria di Nur, costruita da Alessandro Magno nel 327 a.C., nell’antica città di Nurata. «Il percorso, con un dislivello positivo di 4.800m e negativo di 5.000m, ci ha permesso una totale immersione nella cultura del territorio – racconta il 48enne Marchesani – snodandosi attraverso valli montane, fiumi, rive di laghi, deserti, steppe, villaggi locali. Luoghi remoti e straordinari. Abbiamo anche dormito in villaggi locali, campi di yurte e campeggi allestiti nelle valli di montagna». Si è trattato di un’esperienza complessa da gestire, «la mia prima in semi-autosufficienza – commenta Marchesani -: le due tappe iniziali, di circa 35 km l’una, erano trail in montagna, mentre dalla terza siamo passati a scenari desertici, stradoni drittissimi, con un dislivello nullo, ma temperature sempre abbastanza alte, fino ai 40 gradi. Ogni giorno, dopo i primi km, eravamo tutti molto distanziati e, a parte alcuni con cui ho condiviso più o meno il passo, ho corso sempre da solo, in mezzo a tanti animali, come cammelli, tartarughe, capre, pecore e cavalli. In questi ambienti vastissimi è capitato di percepire vicini dei concorrenti in realtà lontanissimi».

Fra tre settimane Marchesani sarà nuovamente al via del Passatore e, a fine agosto, sarà la volta della RunFire Cappadocia nella versione delle 100 miglia (160 km), nel letto di un lago salato. «Una corsa difficile, non solo per la sontuosa distanza da coprire, ma soprattutto per la sfida psicologica che impone: è un ambiente completamente monotono, senza punti di riferimento e quindi il rischio che la testa vada nel pallone è molto, molto alto». Negli anni il 48enne ha messo alla prova i propri limiti in varie ultra in autosufficienza, sfidando i quattro elementi naturali: dopo il ghiaccio della Siberian Ice Half Marathon, affrontata nel 2015, si è lanciato nel 2019 nella brutale Fire & Ice Ultra islandese, 250 km in 6 giorni. Ma ha trovato nel deserto la sua connessione più autentica, inanellando imprese uniche: la Oman Desert Marathon nel 2017, 165 km in 5 tappe nelle immense Wahiba Sands, la mitica Marathon des Sables nel 2022, 250 km in 6 tappe nel Sahara marocchino, la Namib Race nel 2024, 250 km sempre in 6 stage tra le dune più antiche del mondo, e lo scorso anno la Gobi March, 250 km in 6 giornate. Immancabile la presenza a due edizioni dell’italiana 100 km del Passatore.

Queste avventure hanno motivato Marchesani, nello stop imposto dall’era Covid, a creare un’analoga esperienza in Italia, ripercorrendo i luoghi della propria infanzia adriese: così è nata l’Epica dell’Acqua, la 100 km in 3 tappe nel Delta del Po Veneto, dove runner e camminatori accompagnano da sud a nord il fiume più lungo d’Italia nel suo Delta. Tra argini, strade bianche, pinete e ponti di barche, condivideranno, per il quarto anno dal 16 al 18 ottobre, 30 km giornalieri, abbandonando ogni spirito competitivo per lasciare spazio solo alle emozioni (tutte le informazioni su epicadellacqua.it).

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