sabato
23 Maggio 2026
la storia

Da quasi 60 anni guida gli stranieri a Ravenna: «C’era il turismo di cultura, ora è turismo spettacolo»

Verdiana Baioni parla quattro lingue, ha accompagnato un Nobel nel 2023 e Andreotti nel 1985: «Siamo il biglietto da visita della città». Negli anni ‘70 i primi crocieristi: «Erano pochi, coltissimi e veniva in visita anche l’equipaggio»

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«Quando ho iniziato a fare questo mestiere nel 1968, a Ravenna eravamo solo cinque guide abilitate. Dovevamo fare anche altri lavori, perché i visitatori non erano molti e venivano per lo più nei fine settimana». Verdiana Baioni fa la guida turistica nel capoluogo bizantino da 58 anni ed è un pozzo di aneddoti: negli anni ‘70 ha accompagnato i primi gruppi di crocieristi che sbarcavano al porto San Vitale, nel 1985 ha mostrato il mausoleo di Galla Placidia all’allora ministro degli Esteri Giulio Andreotti, in visita a Ravenna insieme ai suoi omologhi di Francia e Germania. Una volta superate la modestia e la timidezza che la contraddistinguono, Baioni inizia a sciorinare lunghe testimonianze su come è mutato il turismo a Ravenna nell’ultimo mezzo secolo. «Ho fatto l’esame di abilitazione col professor Giuseppe Bovini, archeologo che amò moltissimo la nostra città e mi formò come guida», racconta Baioni.

È a lui che, secondo Baioni, si deve l’inizio del turismo a Ravenna: «Negli anni ’50 Bovini ebbe un’idea promozionale straordinaria: fece realizzare cento copie dei mosaici bizantini per esporle in una mostra itinerante che girò in tutto il mondo. Da quel momento iniziarono ad arrivare gruppi di turisti eruditi, soprattutto accademici, che avevano visto le copie a Londra o Parigi e volevano ammirare gli originali».

I primi visitatori del centro storico ravennate, prosegue Baioni, «erano persone colte provenienti dal nord Europa, soprattutto britannici di altissima cultura. Conoscevano già tutto sulle antiche civiltà del Mediterraneo». Anche i primi crocieristi erano così: «Arrivavano dall’estero a bordo di navi da 150 passeggeri, molto più piccole rispetto a quelle che attraccano oggi. Allora non si chiamavano crociere bensì “cultural expeditions”: già il termine rimarca la differenza rispetto al presente. I passeggeri erano coltissimi e scendevano tutti, compresi l’equipaggio e il comandante. Bisognava andarli a prendere al porto San Vitale per portarli a visitare il centro storico, ma allora non c’erano le infrastrutture che abbiamo oggi. Li incontravamo in mezzo ai container, sul selciato interrotto dai binari dei carri merce. Le loro visite erano lunghissime, dalle 9 alle 18».

In seguito, insieme al turismo culturale e al crocierismo di massa, hanno iniziato a svilupparsi altri segmenti, come il balneare e il gastronomico. Le presenze sono aumentate di conseguenza. «In quasi 60 anni di lavoro e osservazione, il turismo è cambiato molto ma alcune dinamiche sono rimaste le stesse», afferma Baioni. «Non trovandosi lungo la via Emilia, Ravenna è una città fuori rotta. Nonostante sia stata al centro della storia, chi vuole visitarla deve volerla cercare davvero». Secondo la guida, «un importante contributo al turismo culturale è stato dato dal Ravenna Festival, che ha sempre attirato visitatori interessati alla musica colta e ai monumenti storici».

Ma l’anno determinante per la crescita del turismo nel centro storico di Ravenna è stato il 1996, quando otto monumenti bizantini (San Vitale, Galla Placidia, i Battisteri degli Ariani e degli Ortodossi, Sant’Apollinare Nuovo e in Classe, la Cappella Arcivescovile e il mausoleo di Teodorico) sono entrati nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità. «Da allora ha iniziato ad arrivare un’altra tipologia di viaggiatori, quelli che vogliono visitare questo genere di siti», spiega Baioni. «È esploso il turismo di massa, che oggi guarda molto all’experience. Io lo definisco “turismo spettacolo”». La tecnologia ha fatto il resto: «Tablet, smartphone, audioguide e totem digitali hanno molto cambiato la fruizione dei monumenti. La guida umana mette la sua anima e personalità durante la visita, mentre una macchina non può farlo. Eppure i turisti non sempre riconoscono la differenza». Non solo: «Oltre a dover conoscere la città, la guida ha un altro compito molto importante», sottolinea Baioni. «Si tratta di capire chi ha davanti nel giro di pochi minuti, tre al massimo. Non si tratta di classificare le persone, bensì di capire cosa Ravenna ha da dare loro in quel momento: c’è chi vuole i dettagli e chi invece preferisce la grande storia. C’è chi viene per guadagnare lo status di chi ha visitato una città con otto siti Unesco e chi invece viene perché lo sente necessario per se stesso. C’è chi balla il tango in piazza e chi si commuove davanti al firmamento di Galla Placidia. Una brava guida deve capirlo e saper confezionare l’esperienza giusta per ogni visitatore. D’altronde siamo il biglietto da visita della città, perciò dobbiamo far stare bene i nostri ospiti».

Per questo, uno dei segreti di Baioni è non smettere mai di studiare: «Per me è fondamentale sapere la città di provenienza dei miei clienti. In questo modo posso informarmi sulla storia del loro territorio e trovare degli eventuali collegamenti da spiegare durante la visita». Tra gli ospiti più illustri accompagnati da Baioni, come detto, c’è stato Andreotti. «Ricordo come se fosse ieri il suo sguardo curioso e appassionato mentre eravamo dentro Galla Placidia», rievoca la donna. Più di recente, nel 2023, ha accompagnato il premio Nobel per la letteratura Abdulrazak Gurnah alla biblioteca Classense. Baioni esercita tuttora la professione per gruppi selezionati di turisti. «Ho sempre preferito concentrarmi sui clienti stranieri, in modo da poter coltivare la mia passione per le lingue». Nel suo caso sono inglese, francese e tedesco, che parla perfettamente. «Grazie al passaparola lavoro con molti turisti colti e benestanti. Tra i ricordi più piacevoli c’è un’anziana signora proveniente dagli Stati Uniti che ha portato le sue cinque nipoti a Ravenna per mostrare loro le bellezze della città: secondo lei dovevano vederla a tutti i costi prima di diventare adulte». La passione della guida per Ravenna è viva in ogni sua parola e alimenta un’energia e un entusiasmo non comuni alla sua età: «Accogliere turisti e portarli a visitare le nostre bellezze artistiche ha sempre fatto parte della mia vita; è una gioia di cui non potrei fare a meno».

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