giovedì
16 Luglio 2026
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Crisi di personale per i servizi all’infanzia, l’allarme di Cgil: «Salari più alti e condizioni migliori»

Tra le criticità principali, orari part-time, stipendi inadeguati e mancanza di pause durante l'orario lavorativo. Presentata una serie di emendamenti sul ddl al senato

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La carenza di personale nei servizi all’infanzia (fascia 0-6 anni) e dell’integrazione scolastica preoccupa i sindacati ravennati. L’allarme arriva da Cgil Ravenna, che denuncia come condizioni salariali e normative attuali allontanino educatori e lavoratori del settore.

«Gli stipendi non sono adeguati e spesso riguardano rapporti di lavoro part time che non consentono una reale autonomia economica né una piena conciliazione tra vita e lavoro – sottolineano dal sindacato -. Per questo continuiamo a chiedere con forza: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti».

Le criticità evidenziate riguardano principalmente le lavoratrici impiegate nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali gestiti dalle cooperative sociali. «Educatrici e ausiliarie – proseguono da Cgil – non hanno diritto al pasto durante il servizio e, al termine dell’anno scolastico, possono contare soltanto su alcune settimane di ferie tra luglio e agosto, un periodo insufficiente per recuperare le energie richieste da un lavoro tanto impegnativo».

Per il sindacato è quindi necessario intervenire sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro di chi opera nei servizi educativi, svolgendo un ruolo fondamentale nella crescita delle nuove generazioni.

«La difficoltà nel reperire educatori qualificati per i nidi, le scuole dell’infanzia e l’integrazione scolastica, operatori socio-sanitari e infermieri rappresenta oggi uno dei segnali più evidenti di una trasformazione profonda del mercato del lavoro e della società – commenta Lisa Dradi, segretaria generale della Fp Cgil Ravenna -.  Il fenomeno non riguarda soltanto la disponibilità di professionisti, ma anche l’attrattività stessa delle professioni di cura. Lavorare accanto ai bambini, alle persone fragili, agli anziani o a chi necessita di supporto sanitario richiede competenze elevate, responsabilità, capacità relazionali e un forte impegno umano. Eppure queste professioni sembrano non rappresentare più una delle prime scelte per molti giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Il problema però non riguarda solo i gestori dei servizi, ma coinvolge famiglie, scuole e comunità locali».

La sede nazionale del sindacato ha presentato alla commissione giustizia del senato una serie di emendamenti al disegno di legge che modifica la disciplina dell’Ordine delle professioni educative e pedagogiche. Pur apprezzando alcuni correttivi introdotti, resterebbero infatti aperte numerose criticità, a partire dalla separazione dei percorsi formativi per gli educatori professionali socio-pedagogici e quelli dei servizi educativi per l’infanzia. In Italia mancano circa 29 mila educatrici ed educatori nei servizi 0-6 anni e sono ancora pochi gli atenei che hanno attivato i percorsi universitari specifici. Secondo il sindacato, la situazione rischierebbe di compromettere di conseguenza anche gli investimenti del Pnrr destinati alla costruzione di nuovi nidi, sprovvisti di professionalità necessarie alla gestione.

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