Era il 18 maggio quando la nave Ocean Viking attraccò a Ravenna con 131 migranti salvati durante la traversata nel Mediterraneo. A bordo, come aveva già comunicato il comandante, c’era anche il cadavere di un uomo morto durante il viaggio. All’arrivo della salma, ci fu anche un momento di raccoglimento con i volontari e le autorità, in particolare il prefetto Raffaele Ricciardi e l’assessore comunale alla Multiculturalità Fabio Sbaraglia. Nessuno ne conosceva l’identità e si è arrivati a dargli un nome e un cognome solo a fine luglio, grazie all’intervento di un’associazione siciliana che si occupa di supportare le famiglie dei dispersi nel Mare Nostrum.
Si è così capito che l’uomo era un cittadino del Bangladesh di 40 anni di nome Farik Md Tachhir, nato il 26 maggio 1985 e morto in acque internazionali il 13 maggio 2026. Da pochi giorni questi dati sono leggibili sull’avviso pubblicato sull’albo pretorio in cui si chiede la manifestazione di interesse a farsi carico dei funerali. Qualora nessuno dovesse farsi avanti, il Comune provvederà con il cosiddetto “funerale in economia”.
Una vicenda tragica cui si è aggiunto il lungo periodo in cui questa persona non è stata identificata. Giovanni Terraneo è un volontario dell’associazione Memoria mediterranea (Memed) che ci ha raccontato come sono riusciti a trovare il nome. «Quando dalla Ocean Viking ci hanno comunicato che avevano una salma, siamo riusciti a risalire alla famiglia in Bangladesh tramite i sopravvissuti che lo avevano conosciuto. Li abbiamo contattati telefonicamente e in particolare siamo entrati in contatto con il fratello. Noi naturalmente non possiamo informare le famiglie della morte di un loro caro, ma abbiamo cercato di ricostruire insieme il viaggio e una serie di dati identificativi, raccogliendo materiale fotografico e documenti, che abbiamo incrociato con la Ocean Viking e con la squadra mobile della questura di Ravenna che si occupava del caso. Così siamo riusciti a far sì che fosse un’identificazione “a distanza”, una procedura non semplice e non frequente per cui servono autorizzazioni specifiche quando nessun famigliare può fisicamente effettuare il riconoscimento. Eravamo in videocollegamento con l’avvocata che rappresenta la famiglia. Si tratta di una procedura che non esisteva e che con il tempo abbiamo imparato ad applicare. In questo caso specifico, abbiamo lavorato direi quotidianamente con lo Stato civile del Comune e con la squadra mobile da cui abbiamo ricevuto la massima collaborazione possibile. Noi ci occupiamo continuamente di tanti casi come questi, ma per Ravenna era una prima volta».
Ora l’obiettivo è il rimpatrio della salma a carico del Consolato del Bangladesh di Milano, visto che la famiglia non può far fronte alle spese. Se questo non dovesse accadere, Memed cercherà di assicurarsi che la sepoltura in Italia rispetti il credo religioso della persona deceduta. «Ci capita spesso che le famiglie risalgano all’identità del loro caro solo dopo la sepoltura e scoprano che in realtà, pur essendo persone musulmane, sono state inumate in un loculo, e non a terra, per esempio». Terraneo ci dice come nei cimiteri siciliani si possono vedere tante tombe di ignoti morti durante la traversata da Libia o Tunisia. E la stessa associazione è nata proprio dalla lotta di madri e sorelle tunisine che hanno incontrato la presidente di Memed alla ricerca di informazioni sui loro cari. Oggi l’associazione è un punto di riferimento per le Ong che salvano vite in mare e per tante famiglie che vorrebbero avere notizie dei loro cari. «Nella maggior parte dei casi non riusciamo ad arrivare al ritrovamento. Quando accade, cerchiamo poi di aiutare le famiglie a seguire le procedure di sepoltura o rimpatrio. Purtroppo, nel Mediterraneo ci sono ancora troppi naufragi non monitorati né monitorabili».
Non è andata così per Farik che ha probabilmente intrapreso l’ultimo tratto del viaggio in condizioni già precarie, dopo essere stato fermo in Libia. Ora resta da capire se potrà compiere l’ultimo viaggio di rientro in Asia o le sue spoglie saranno accolte dalla città in cui è sbarcato quando era già morto.



