domenica
06 Settembre 2026
Rubrica L'opinione

Dopo l’estate più calda, ora serve qualche progetto concreto (anche) dai Comuni

Servono misure urgenti, a cominciare da quelle più abbordabili economicamente, ma bisogna cominciare a ottobre come sa chi deve trovare l’idraulico per tempo per l'aria condizionata

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«Appena arriva ottobre, metto su l’aria condizionata». Un referain che si è sentito spesso durante l’estate, quando ventilatori e soluzioni “tradizionali” si sono dimostrati inefficaci di giorno e, soprattutto, di notte. Quella appena trascorsa è stata l’estate più calda da quando si registrano le temperature, più calda di quella record del 2003. E tutti ci dicono, non resterà tale a lungo, ce ne aspettano di ancora più calde. E allora è evidente che a ottobre bisognerà pensarci non solo come singoli, ma anche come collettività, senza aspettare maggio.

La ricetta è per ora più o meno nota: oasi climatiche, meno asfalto, più alberi, più acqua. Eppure, nell’estate appena passata, a Ravenna, si sono chiuse tutte le biblioteche contemporaneamente. Si sono lamentati giustamente gli studenti universitari, ma in generale le biblioteche potrebbero rappresentare isole di frescura oltreché di cultura. Bene i centri sociali raffrescati per gli anziani, ma non possono bastare. Bene le reti tra Ausl, Servizi sociali per i cittadini più fragili e ovviamente il lavoro di coordinamento della Prefettura che tiene insieme anche i gestori di energia. Bene tutto, ma a questo punto non basta.

Servono in fretta anche altre misure emergenziali ma soprattutto inteventi di prospettiva. Ha tenuto banco durante l’estate l’idea di una piazza Garibaldi pedonale e verde, con zone d’ombra. Una cosa talmente lontana da quello a cui siamo abituati in centro da sembrare fantascientifica. Basti pensare alla miopia con cui è stata progettata piazza Kennedy che non è chiaro se potrà mai essere corretta in qualche modo. Eppure, oltre all’apprezzabile intervento di piazza Mameli, a Ravenna è stata fatta un’importante opera di depavimentazione di cui si potrebbe andare molto fieri.

Se non fosse che, dopo peraltro ritardi di anni nell’esecuzione, oggi è una spianata a rischio desertificazione. Sto parlando dell’ex caserma Alighieri dove davvero è incredibile che non si possa accelerare un po’ in termini di vivibilità, ossia di ombreggiatura… Invece stiamo per inaugurare, sempre dopo anni di ritardi, un’Orangerie, che prende il nome dalle serre in cui a Versailles coltivavano le arance di inverno. Oggi ha qualcosa di vagamente straniante che il Comune spenda altri soldi per sistemare una struttura peraltro mai utilizzata e che appare perlomeno incongrua con la nuova emergenza, mentre magari tutti sogneremmo semplicemente qualche nebulizzatore come se ne trovano in tante grandi città nelle giornate da bollino rosso e qualche pista ciclabile ombreggiata. Il rischio infatti è che a soffrire di più siano i centri storici e sia la vita all’aperto delle persone, con tutto ciò che ne consegue in termini sociali e anche economici.

Su grande scala, peraltro, forse sarebbe il caso davvero di rivedere il calendario per permettere alle persone di visitare le città d’arte nei mesi in cui queste sono più piacevoli. Per farlo bisognerebbe rivedere innanzitutto quello scolastico, ma le scuole sono invivibili già a maggio e da nessuna parte, locale o nazionale che sia, si vede un vero progetto strutturale per porvi rimedio. Troppo costoso. E allora stiamo pur sulle misure più abbordabili, ma cominciamo a ottobre come sa chi deve trovare l’idraulico per tempo.

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