mercoledì
14 Ottobre 2026
Amerigo Vespucci

In visita alla «Nave più bella del mondo»: il racconto a bordo del veliero che ha conquistato Ravenna

Dopo otto anni la nave scuola è tornata in città, registrando il tutto esaurito per le visite. Domenica 18 un evento in banchina per salutarne la ripartenza

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I profili in legno lucido, gli intagli dorati a prua, le sartie che si intrecciano tra gli alberi e le vele raccolte: basta uno sguardo all’Amerigo Vespucci, ormeggiata alla banchina ravennate, per evocare avventura, orizzonti lontani e libertà. Non a caso, è conosciuta come “la nave più bella del mondo” e gli oltre 11 mila biglietti disponibili per visitarla durante la sua tappa ravennate sono andati esauriti nel giro di pochissimo tempo, con picchi di richieste sul sito di VisitRavenna da parte di centinaia di migliaia di utenti e conseguenti malfunzionamenti del sito. Il caso ha portato l’amministrazione a creare un apposito percorso guidato a fianco della banchina per permettere ai tanti appassionati sprovvisti di tagliando di ammirare il veliero a poca distanza. Anche gli eventi collaterali legati all’arrivo del Vespucci sono andati esauriti in brevissimo tempo, come le visite al faro di Marina, quelle al Museo delle Attività Subacquee e il concerto della Fanfara al Teatro Alighieri. «Una dimostrazione di affetto che ci onora – commenta il capitano di vascello Nicasio Falica -. Per noi è un’emozione aprire le porte della nostra nave e vedere tanta gente che ci apprezza e apprezza il Vespucci come simbolo delle istituzioni e del Paese, sia in Italia che all’estero». Nel primo giorno di visite, sono saliti a bordo anche il sindaco Alessandro Barattoni e il prefetto Raffaele Ricciardi.

A otto anni dall’ultima visita, l’Amerigo Vespucci resterà a Ravenna fino al 18 ottobre. Per salutarne la partenza verso il mare aperto, lungo la banchina sarà organizzato un evento pubblico con la partecipazione della banda cittadina. La tappa ravennate arriva a conclusione di un’importante campagna in Nord America, che ha visto la nave tricolore approdare a Boston e New York sulla strada del ritorno ha fatto in Italia passando Tirreno, ionio e adriatico:  «Dopo Venezia e Trieste non poteva mancare questo appuntamento per celebrare la prima capitale del mare – afferma il capitano -. Da 95 anni il Vespucci solca i mari portando il tricolore nel mondo e ricoprendo un importante ruolo di diplomazia navale: siamo un’ambasciata itinerante e galleggiante e, prima di tutto, siamo una nave scuola che dal giorno del varo forma generazioni di ufficiali marina».

Gli allievi dell’Accademia navale completano il ciclo di studi dell’anno accademico in nove mesi, da ottobre a giugno. Il percorso prevede anche il tradizionale «battesimo del mare» a bordo dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola per eccellenza: «Si tratta di tre mesi di attività molto intense, tra lavori manuali e studio, che culminano nell’esame di fine campagna – spiega Falica -. A bordo mettono in pratica ciò che hanno imparato durante l’anno a terra: è ciò che li fa diventare marinai prima che ufficiali, ed è un passaggio formativo al quale non vogliamo assolutamente rinunciare». A bordo gli allievi imparano anche a condurre la navigazione astronomica, manovrare le vele manualmente e timonare con le ruote storiche. Sull’Amerigo Vespucci convivono infatti strumenti e tecnologie di epoche diverse: dai sistemi anacronistici, come la bussola magnetica e le carte nautiche, a quelli moderni, come la girobussola e il Gps.

L’equipaggio fisso è composto da circa 250 persone, a cui ogni estate si aggiungono gli allievi dell’Accademia navale: 163 quest’anno, per un totale che ha superato le 400 unità a bordo. Gli allievi non dormono nei letti, ma in amache che montano ogni sera per riporre poi al mattino. «Su una nave lunga 101 metri, 82 dei quali riferiti allo scafo, gli spazi sono sicuramente ridotti – continua il capitano -. Questo, però, in qualche modo ci agevola: ci aiuta a costruire l’equipaggio, a sviluppare lo spirito di squadra e di sacrificio. Fa capire come l’impegno di uno possa moltiplicare lo sforzo dell’intero equipaggio, così come l’errore di uno possa ripercuotersi sui compagni. È una scuola di vita per noi irrinunciabile». Gli allievi si prendono cura anche della pulizia della nave, che richiede una manutenzione attenta costante «Le condizioni impeccabili del teak e della coperta, così come la lucentezza degli ottoni, non sono frutto del caso – precisa Falica -. Ogni mattina, il personale di bordo si dedica alla pulizia e alla cura della nave. Se l’Amerigo Vespucci ha raggiunto i 95 anni in queste condizioni, il merito è da un lato dell’attenzione delle istituzioni che ne tutelano il valore, dall’altro della cura e della passione con cui gli equipaggi che si sono succeduti in questi decenni se ne sono presi cura». Alle attività quotidiane si aggiungono le manutenzioni ordinarie e straordinarie nella base di assegnazione de La Spezia, curate dall’industria nazionale e realtà locali. Le manutenzioni riguardano principalmente lo scafo, le cui oltre 300 lamiere in ferro vengono ancora chiodate secondo metodo tradizionale, le alberature e le insellature, con 36km di cime in fibra naturale che vengono sostituite dopo ogni campagna. «Il bello e il brutto dell’Amerigo Vespucci è che non cambia mai, siamo noi a farlo – osserva uno dei membri dell’equipaggio mentre scendiamo dalla nave -, svegliarsi nel mezzo di una traversata con l’oceano attorno e le vele spiegate, è un’emozione difficile da spiegare».

Com’è fatta la nave: 

L’Amerigo Vespucci è divisa in tre parti: castello (prua), parte centrale e il cassero (poppiera). Il castello ospita l’albero di trinchetto e l’albero di bompresso, oltre a tre ancore storiche (una sul lato sinistro e due sul lato di dritta). Una particolarità riguarda proprio il sistema di stivaggio delle ancore, che vengono disposte in posizione orizzontale grazie all’impiego di un argano. Quando il veliero si naviga a motore, si utilizza la plancia di prora per il comando, mentre quando si naviga a vela si timona dalla plancia di poppa, per avere una visione completa della velatura.

La parte centrale della nave ospita l’albero di maestra, il più alto della nave, con 56 metri verticali dal livello del mare. Su ognuno dei tre alberi principali della nave sono presenti cinque pennoni a sviluppo verticale e le vele quadre. Al centro è riportato anche il motto dell’Amerigo Vespucci “Non chi comincia, ma chi persevera”, frase attribuita a Leonardo Da Vinci. Si tratta del terzo motto della nave: nel 1931 (anno del varo) recitava “Per la patria e per il re”. Nel ’46 divenne “Saldi nella furia dei venti e degli eventi” mentre dagli anni ’70 è in vigore l’attuale. 

«Una frase che cerchiamo di rendere centrale per l’allievo a bordo – spiega il sottotenente di vascello Tommaso Magnes, che si occupa di illustraci la nave -, dopo un percorso di un anno si trova ad affrontare un anno di campagna molto intesa, spesso senza alcuna esperienza marittima diretta alle spalle. Sulla nave il ciclo è continuo: quando si è in navigazione, non ci si ferma mai, con turni di controllo e lavoro anche notturni».

Il cassero ospita la plancia con una ruota storica composta quattro ruote a caviglia attaccate. Per utilizzarla servono 8 persone, e viene utilizzata principalmente per svolgere attività con formative allievi.  Durante la navigazione, invece, si ricorre alla ruota a caviglia moderna.

La ruota storica conserva anche una funzione di emergenza: in caso di avaria al timone, può essere utilizzata per compensare il problema. La manovra richiede uno sforzo notevole: per imprimere al timone una rotazione di un solo grado sono necessari cinque giri completi della ruota. Anche gli argani presenti nel cassero sono interamente manuali e vengono utilizzati per l’ormeggio in banchina. 

La poppa ospita inoltre il banco di quarta per controllare la situazione delle vele in navigazione e quattro imbarcazioni destinate agli allievi, che a bordo imparano l’arte della voga, e la baleniera, l’imbarcazione storicamente riservata al comandante. Quest’ultima si distingue per l’opera viva, ovvero la parte dello scafo immersa nell’acqua, particolarmente piatta. Nei velieri di un tempo, questa conformazione permetteva di avvicinarsi il più possibile alla riva, consentendo al comandante e agli ufficiali di sbarcare senza bagnarsi eccessivamente.

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