mercoledì
14 Ottobre 2026
il caso

Ravennantica, i sindacati: «Il disavanzo non può essere imputato ai rinnovi contrattuali»

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp contestano la ricostruzione della presidente: «Le difficoltà economiche vengono da lontano»

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Il disavanzo di 429mila euro registrato da Ravennantica nel bilancio 2025 non può essere attribuito ai rinnovi contrattuali dei dipendenti. È la posizione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp Ravenna, che intervengono dopo la lettera aperta della presidente della fondazione pubblicata sul Resto del Carlino, chiedendo che il confronto sulle difficoltà economiche parta da un’analisi più ampia delle cause.

I sindacati dichiarano di comprendere la necessità di affrontare il deficit e di individuare soluzioni per garantire la sostenibilità economica della fondazione, ma contestano l’eventuale attribuzione di responsabilità agli aumenti salariali. «I rinnovi contrattuali non irrompono improvvisamente e inaspettatamente a far saltare difficili equilibri di bilancio», sottolineano, ricordando che il rinnovo del contratto Federculture 2022-2024, peraltro arrivato in ritardo, è un passaggio periodico che deve essere considerato nella programmazione finanziaria. Per le organizzazioni sindacali, gli arretrati e gli aumenti riconosciuti ai dipendenti non sono una spesa imprevedibile, ma «il legittimo riconoscimento economico di un lavoro svolto e di professionalità» che garantiscono ogni giorno l’apertura dei siti culturali, i servizi al pubblico e le attività educative.

Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, le difficoltà di Ravennantica hanno origini precedenti e non possono essere ricondotte al costo del lavoro. Per questo, avvertono, il risanamento non dovrebbe passare da ulteriori riduzioni del personale, che rischierebbero di compromettere gli orari di apertura, la fruibilità dei siti e la qualità dei servizi offerti a cittadini e visitatori. «Il lavoro non può diventare il capro espiatorio delle difficoltà di bilancio, né i diritti contrattuali possono essere considerati una variabile da comprimere per garantire l’equilibrio dei conti», affermano i sindacati.

Nel comunicato inviato alla stampa viene inoltre ricordato che le difficoltà di cassa si ripercuotono da anni sulle condizioni dei dipendenti, impedendo anche l’introduzione di un contratto integrativo aziendale di secondo livello. I lavoratori, aggiungono le sigle, attendono dal 2021 il corretto inquadramento e il riconoscimento delle professionalità maturate.

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