mercoledì
28 Ottobre 2026
patrimonio

 Santa Croce, 600mila euro per “salvare” l’area archeologica e renderla fruibile

Accordo tra Comune e Soprintendenza per il sito di via Galla Placidia. Il progetto punta a risolvere le criticità idrauliche e restaurare i resti

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Seicento mila euro per affrontare i problemi di acqua e degrado dell’area archeologica di Santa Croce, a pochi passi dalla basilica di San Vitale e dal mausoleo di Galla Placidia. La giunta comunale di Ravenna ha approvato lo schema di accordo con la Soprintendenza, che definirà compiti e responsabilità per la manutenzione, il restauro conservativo e la valorizzazione del sito di via Galla Placidia.

L’obiettivo dichiarato è duplice: mettere in sicurezza l’area e restituirle una prospettiva di valorizzazione, fino a inserirla nei circuiti turistici cittadini.

Un sito allagato più volte

Le difficoltà di Santa Croce sono legate innanzitutto alla sua conformazione. I resti archeologici si trovano circa due metri sotto il livello stradale e al di sotto della falda acquifera. Per mantenere asciutto il sito è quindi necessario un sistema di drenaggio collegato a un impianto elettromeccanico che solleva e allontana continuamente l’acqua. Quando le pompe si guastano o il sistema non riesce a svolgere correttamente il proprio compito, le conseguenze sono immediate. È successo nell’agosto 2019, quando l’area si allagò due volte nel giro di pochi giorni, e nuovamente nel 2021, quando l’acqua rimase nel sito per settimane. In quell’occasione si formò anche uno strato di alghe verdi, mentre le difficoltà nel reperire e sostituire le pompe alimentarono le polemiche.
L’episodio più recente riportato dalla cronaca risale al marzo 2025, quando fu necessario l’intervento dei vigili del fuoco per aspirare l’acqua accumulata nell’area.
A documentare la complessità del problema sono anche le ricerche condotte nell’ambito del progetto europeo Shelter, con il coinvolgimento dell’Università di Bologna. Gli studi hanno analizzato i rischi idraulici, i fenomeni di subsidenza e le condizioni delle strutture, rilevando carenze nel sistema di drenaggio e nella continuità della manutenzione. Il cambiamento dei regimi di pioggia e l’aumento degli eventi meteorologici estremi rischiano inoltre di rendere ancora più difficile la conservazione del sito.

Il finanziamento ministeriale e la divisione dei compiti

Il finanziamento statale di 600mila euro è stato ottenuto dalla Soprintendenza nell’ambito degli interventi per la sistemazione e la valorizzazione del patrimonio archeologico. L’accordo approvato dalla Giunta stabilisce che il Comune di Ravenna opererà come soggetto attuatore e stazione appaltante per i principali interventi, occupandosi delle procedure necessarie a progettare e realizzare i lavori.

La Soprintendenza metterà a disposizione l’intero finanziamento, affiancherà il Comune nella progettazione con propri tecnici e garantirà la supervisione scientifica, oltre a esercitare le funzioni di tutela e autorizzazione. Le risorse saranno destinate alla razionalizzazione del sistema di controllo e gestione delle acque e al restauro conservativo del patrimonio archeologico.

Al Comune spetteranno invece la gestione dell’impianto di sollevamento e dei canali di drenaggio, oltre alla manutenzione delle porzioni non direttamente interessate dai resti archeologici, compreso lo sfalcio dell’erba sulle scarpate e nelle aree non scavate. L’amministrazione si farà carico anche del completamento del restauro del paramento murario con abbeveratoi in calcestruzzo armato in largo Giustiniano, testimonianza dell’utilizzo militare dell’area.

«L’approvazione di questo schema di accordo rappresenta un passo fondamentale per la tutela e la fruibilità di un sito archeologico tra i più suggestivi della nostra città», afferma il sindaco Alessandro Barattoni, che parla di un piano capace di coniugare sicurezza idraulica e restauro.

Per la soprintendente Federica Gonzato, il finanziamento consentirà innanzitutto di ridefinire il sistema di gestione delle acque, le cui fragilità sono emerse soprattutto negli ultimi anni. La prospettiva, aggiunge, è rendere l’area pienamente fruibile e visitabile, salvaguardando le testimonianze archeologiche durante tutte le fasi dei lavori.

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