Affascinante l’avventura in cui si sono imbarcati da qualche anno Stefano De Bellis e Edgardo Fiorillo: ricostruire vita e imprese di Marco Tullio Cicerone, trasformandole in romanzi a mezza via fra legal thriller e hard boiled, senza trascurare mai la correttezza storica. Qualche mese fa è arrivato in libreria il terzo capitolo della serie, L’accusa di Cicerone (Einaudi), ambientato attorno al 69 avanti Cristo. Cicerone è già un oratore famoso e in questa vicenda ricopre appunto il ruolo di accusatore. Il riferimento è alla causa contro il prorettore della Sicilia, Gaio Verre, accusato di aver tiranneggiato e depredato l’isola per un triennio. La parte storica del romanzo, dettagliata e documentata, si basa in gran parte sulle cosiddette Verrine, l’orazione e le requisitorie scritte da Cicerone per quel processo. A fare da contraltare un altro personaggio storico, Quinto Ortensio Ortalo, oratore e avvocato, principe del foro prima di Cicerone, suo avversario, poi suo amico. Un gran esercizio di stile, per gli autori, che rileggono quel periodo pensando forse a Grisham o a Gardner.
Ma il fascino del romanzo (come dei precedenti) è nella descrizione della Roma di quegli anni, con la Repubblica che si sta sfaldando: una città sporca, corrotta, piena di violenza e depravazione. Una città in cui si muove a proprio agio l’altro grande protagonista della serie, l’ex centurione Tito Annio Tuscolano, soprannominato il Mastino. È l’affascinante antenato di Sam Spade, con l’amarezza dell’ultimo Philip Marlowe, e qualche sfumatura di Mike Hammer. Quando entra in scena, affiancato dall’amico, veterano e ora ubriacone Astragalo e, in questo romanzo, dall’indecifrabile Lafreno, il romanzo svolta e diventa travolgente come pochi altri. Tito Annio è profondamente centurione e romano; violento ma anche protettivo nei confronti dei ragazzi e dei bambini. E sofferente per l’amore perduto.
La serie si era aperta nel 2021 con Il diritto dei lupi, seguito da La stagione delle Erinni (2023), con altri momenti della vita di Cicerone, i primi contatti con l’ex centurione; poi le tensioni fra Mario, Pompeo, Silla; fra i Metelli e il senato tutto. Una trilogia appassionante, da leggere in vacanza (ma non solo).
Una nota a margine: quando si parla di gialli storici e antica Roma viene in mente Danila Comastri Montanari, scomparsa il 28 luglio di tre anni fa, e il suo Publio Aurelio Stazio. De Bellis e Fiorillo potrebbero raccoglierne perfettamente l’eredità.



