sabato
11 Luglio 2026
Welfare anziani

Cisl: «Una pensione non basta a pagare una badante, servono aiuti pubblici»

Il sindacato ha incrociato dati Inps e contratti di lavoro e chiede che venga potenziato il Fondo regionale per l'autosufficienza

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Secondo un’analisi della Federazione Pensionati del sindacato Cisl, basata su dati Inps e sul contratto collettivo nazionale del lavoro domestico, in Romagna in media una pensione non basta più per pagare una badante. La pensione copre l’85 percento del costo di una badante a Ravenna, l’81 a Forlì-Cesena e il 76 a Rimini.

Una badante convivente qualificata (livello Cs) costa oggi circa 1.585 euro al mese. Di questa cifra circa 1.190 euro rappresentano la retribuzione mensile, mentre la parte restante comprende contributi previdenziali, tredicesima, Tfr, ferie e altri oneri contrattuali. Si tratta quindi del costo complessivo di un lavoro regolare e tutelato, non dello stipendio netto della lavoratrice. Le pensioni medie nelle tre province romagnole risultano significativamente più basse: 1.341,51 euro a Ravenna, 1.283,74 euro a Forlì-Cesena e 1.197,95 euro a Rimini.

«Per le famiglie – si legge nel comunicato di Cisl Romagna – questo si traduce in un esborso mensile aggiuntivo compreso tra circa 240 e quasi 390 euro, pari a oltre tremila fino a più di 4.600 euro l’anno, soltanto per garantire un’assistenza domiciliare regolare a un familiare non autosufficiente. A queste cifre si sommano poi tutte le spese legate alla fragilità: farmaci, visite specialistiche, ausili sanitari, trasporti, assistenza sanitaria integrativa e costi quotidiani della vita».

E quando l’assistenza domiciliare non è più sufficiente, il quadro si aggrava ulteriormente. Una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) può arrivare a costare circa tremila euro al mese, una cifra che supera di oltre il doppio la pensione media dei pensionati romagnoli.

In Emilia-Romagna è attivo il Fondo regionale per la non autosufficienza, uno strumento del sistema di welfare che sostiene le persone fragili e contribuisce, nei casi previsti, all’integrazione delle rette delle Rsa accreditate. «Tuttavia, si tratta di un intervento che oggi non riesce più a rispondere pienamente all’aumento della domanda. I posti disponibili nelle strutture residenziali sono infatti insufficienti rispetto al bisogno crescente e le liste d’attesa rappresentano una criticità strutturale. Molte famiglie si trovano così costrette a prolungare l’assistenza a domicilio anche quando le condizioni del familiare richiederebbero un inserimento in struttura».

La criticità principale è che la crescita del bisogno di assistenza è molto più rapida della capacità economica delle famiglie e della risposta del sistema pubblico. «Il problema – afferma Maria Antonietta Aloisi, segretaria generale dei Pensionati Cisl Romagna – non riguarda il costo delle badanti, che riflette un lavoro sempre più complesso e qualificato nell’assistenza a persone con Alzheimer, Parkinson, demenze e altre patologie croniche. Si tratta di una professione fondamentale per il sistema di cura, che deve essere adeguatamente riconosciuta e tutelata».

In un contesto di cambiamento dei nuclei familiari, che sempre più spesso hanno un solo figlio o senza figli, è sempre più difficile garantire un’assistenza familiare continuativa. «Nei prossimi anni quindi – sottolinea Aloisi – è destinato ad aumentare il ricorso a badanti, servizi domiciliari e strutture residenziali, mentre diminuirà la disponibilità di lavoratori nel settore dell’assistenza. Questo rischia di generare ulteriori pressioni sui costi e difficoltà crescenti nel reperimento di personale qualificato». Secondo la segretaria Aloisi è quindi «fondamentale rafforzare il Fondo regionale per la non autosufficienza, aumentare la disponibilità di posti nelle Rsa, sostenere economicamente le famiglie e valorizzare il lavoro di cura, anche attraverso percorsi di formazione e ricambio generazionale in una professione sempre più strategica».

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