domenica
19 Luglio 2026
Cervia

Dalla briscola al fritto misto: il circolo pescatori “La Pantofla” resiste da 50 anni

Nei locali che ospitavano il mercato del pesce, nacque un ritrovo per chi rientrava all’alba dal mare. Poi sono arrivati l’associazione ricreativa e il ristorante. Visite guidate e folklore: gli stornelli di un gruppo di suonatori di 85-90 anni

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Prima arrivano le carte da briscola sul tavolo, poi il vino, il pesce, la musica degli stornelli. Fuori, le panche in legno e la fila di barche ormeggiate lungo la banchina. Dentro, le fotografie delle famiglie del Borgo Marina e gli affreschi delle vele storiche che raccontano il legame tra Cervia e il mare. Al circolo pescatori “La Pantofla” i gesti si ripetono da oltre cinquant’anni: ogni sera uomini dai capelli bianchi si ritrovano per una partita a carte che può durare fino a tardi, tra lo sguardo curioso dei turisti in fila. È un ristorante, ma anche il testimone di una storia che rischia di scomparire. A raccontarlo è Gastone Guerrini, presidente dal 2024 dell’associazione ricreativa “La Pantofla”.
Prima di diventare sede del circolo, l’edificio in via Sauro aveva un’altra funzione: fino al 1975 ospitava le aste del pesce fresco di Cervia. Con la chiusura del mercato ittico cittadino e l’accorpamento a quello di Cesenatico, lo spazio rimase vuoto. Furono gli stessi pescatori a chiedere il permesso di utilizzarlo prima come magazzino, e poi come spazio per il dopo lavoro. «Nessuno se lo sarebbe mai immaginato come ristorante – spiega Guerrini –. I pescatori sbarcavano all’alba e contattavano via radio un pescatore anziano che apriva il circolo e preparava qualcosa di caldo. Quando ottennero il permesso per la vendita diretta, iniziarono a pulire il pesce, vendendolo su assi di legno lungo le banchine. Quello che restava, veniva cotto e consumato sul momento».
Negli anni ‘80 i primi cambiamenti: le assi furono sostituite dalla pescheria in marmo ancora presente davanti al circolo e, invitando passanti e turisti a sedersi a tavola con i pescatori, si scoprì anche la vocazione gastronomica del luogo.
All’epoca quasi tutti i 300 pescatori della città erano soci. Oggi gli iscritti sono oltre 200, ma meno della metà è cervese e i pescatori si contano sulle dita di una mano: molti sono andati in pensione e oggi sono i figli a frequentare il locale.
Lo stesso Guerrini, in pensione, non ha mai lavorato in mare, ma ha condiviso la vita del circolo e la passione per la navigazione: «La categoria è ormai scomparsa. Le volanti per la pesca a strascico sono via via sparite. Oggi restano solo una decina piccole imbarcazioni attrezzate con reti da posta. Gli unici pescherecci ancora operativi sono quelli che raccolgono le cozze di Cervia e le ostriche, introdotte recentemente nei nostri allevamenti». Anche la pescheria all’aperto sta cambiando volto: prima ospitava quotidianamente numerosi banchi di pescatori, oggi ne restano soltanto un paio, aperti per due mattine a settimana. Ogni martedì e giovedì sera, però, i pescatori delle cooperative fanno ritorno tra i banchi di marmo, proponendo una degustazione di tipicità cervesi preparate a vista.
Ad occuparsi della ristorazione al circolo, invece, è la società composta dai familiari Belletti (Martina, Franco e Ornella) e da Gianluca Serafini, che dal 2018 ha la gestione tramite un bando comunale (concessione di sei anni, con possibilità di rinnovo per altri tre). Non si tratta solo di ricreare in cucina le ricette locali, ma di collaborazione tra ristorante e associazione ricreativa.
Negli anni sono stati pubblicati due libri sulla storia del Borgo Marina e due docufilm, uno sulle usanze marinare e uno sul cantiere navale Sartini. Si unisce poi l’appuntamento estivo del giovedì, dove i volontari dell’associazione accompagnano i turisti a spasso per il borgo, facendo visita alle case storiche dei pescatori e raccontando aneddoti e folklore di una delle parti più suggestive della città. La passeggiata finisce con una mangiata di cozze e gli stornelli dei Trapòzal (dal dialetto, i legnetti trasportati dal mare), una formazione di 5-10 ex pescatori tra gli 85 e i 90 anni.
Una trentina di volontari si occupa anche della manutenzione della lancia Maria, l’imbarcazione storica dell’associazione, e della gestione dello stand gastronomico dello Sposalizio del Mare. «Nelle realtà piccole come la nostra, i personaggi sono fondamentali – conclude Guerrini -, allora come oggi, i “forestieri” si innamorano di queste persone: uomini dalla scorza dura ma dall’umanità e simpatia unica, con cui fare “baracca” fino a notte fonda. Ma tutto questo rischia di scomparire: i mestieri cambiano, le osterie del borgo sono sparite. Se la tradizione non viene alimentata, il nostro lavoro rischia di diventare “un’operazione nostalgia”. Invece le persone hanno ancora bisogno di autenticità».

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