venerdì
24 Luglio 2026

Che anche i mecenati capiscano che la sfida artistica è cambiata

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È bello raccontare di tutte le esperienze musicali che si vivono e si vedono, di tutte le realtà in cui giovani e meno giovani sono coinvolti per valorizzare la cultura che nel mondo ci rappresenta. La musica strumentale, l’opera lirica, c’è solo l’imbarazzo della scelta, in Italia si è sviluppato (per non dire nato) praticamente di tutto. Il valore artistico non è minimamente in discussione. E nemmeno l’impegno che i musicisti italiani profondono nel comunicare, ognuno con i propri mezzi, la grandezza di questo fondamentale retaggio del quale si fanno testimoni e prosecutori.

C’è, tuttavia, un piccolo insignificante dettaglio cui l’arte è assoggettata: il denaro. Ciò non significa che questa non sia indipendente (anzi, c’è proprio da dire che forse mai come in questo periodo l’arte sia meno prona che mai al potere), ma che chi la fa come professione la esercita anche come fonte di profitto, non è pensabile che lo faccia pro bono (acquistare un’automobile muove un importo simile al costo quotidiano di un’orchestra). Ecco, quindi, che lo “sbigliettamento” diventa essenziale anche se, ahi noi, insufficiente. Per fortuna esistono figure importanti che prendono il nome da un influente alleato di Giulio Cesare, l’aretino Gaio Clinio Mecenate. Oggi queste figure sono per lo più confluite nelle fondazioni delle banche oltre che negli atti di liberalità dei singoli (e dell’apertura dei portafogli delle amministrazioni, dalla più piccola alla più grande). Santi subito!

Si sa, però, che i genitori insegnano ai figli prima di tutto con l’esempio e questo non nasce dal portafogli, ma dai comportamenti. Su questa scia sarebbe auspicabile che chi rappresenta questi enti fondamentali per la vita artistica mantenesse anche un comportamento altrettanto coerente durante gli spettacoli, non andandosene dopo la propria prolusione o trastullandosi per tutto il tempo col telefono. Sembrano piccolezze, d’accordo, tuttavia è così che si crea la cultura, valorizzandola con il tempo e con l’attenzione. La sfida artistica rispetto ai secoli passati è decisamente cambiata: da grande passatempo oggi l’arte tutta è impegnata nel far riscoprire all’umanità sé stessa, il tempo e il proprio reciproco rapporto.

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