Si ha una strana idea del Medioevo. Normalmente si pensa a un periodo cupo, pieno di freddo, fatica e morte, tuttavia, questa etichetta di secoli buî è erronea e sottovaluta grandemente ciò che in quel millennio (dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente, 476, alla scoperta dell’America, 1492) si riuscì a concepire. Ciò è un peccato perché si sminuisce profondamente tutto ciò che in quel periodo si è sviluppato. Pensatori come Boezio, Cassiodoro, Isidoro di Siviglia, Beda il Venerabile, Giovanni Scoto nascono nell’Alto medioevo, epoca nella quale vengono scritti Beowulf e Nibelungenlied. Nel Basso medioevo, invece, abbiamo la nascita dei comuni, delle cattedrali gotiche, delle università, la Scolastica e l’Umanesimo. Sic et simpliciter, Dante era un uomo del medioevo.
In questo contesto non poteva che esserci uno sviluppo anche in ambito musicale. Si parla di canto gregoriano proprio in riferimento a papa Gregorio Magno, ma certo non si dimenticherà del buon Guido d’Arezzo e del suo apporto fondamentale alla teoria musicale. Non si tralascerà nemmeno lo sviluppo che la scuola di Notre‑Dame a Parigi, coi celebri Leonino e Perotino che introdurranno stabilmente la polifonia nella storia della musica.
Tutto ciò era musica che oggi viene definita sacra, ma parallelamente si sviluppò anche quel profano declinato in moltissime sfaccettature. Non si indulgerà sulle vicende dei trovatori o dei Minnesänger, ma curiosa è la storia dei clerici vagantes. Questi, infatti, erano studenti che facevano della peregrinatio academica la loro bandiera, seguendo o cambiando insegnante di università in università. Come tutti i giovani, avevano uno spiccato senso della critica nei confronti dell’autorità e una certa propensione alla convivialità (a dispetto dei conseguiti ordini minori). Da ciò derivarono i celebri Carmina (i più noti sono i Burana), poesie tra il satirico, l’amoroso e il licenzioso che venivano cantate da questi giovani di città in città, tra taverne e postriboli.
È interessante come queste figure, estremamente marginalizzate oggi nello studio della storia musicale, all’epoca potessero avere una reale incidenza tanto da meritarsi le attenzioni del papato per limitarne l’azione. Oggi sono dimenticati da tutti, ma in seno alle università esistono ancora sacche di goliardia di cui i clerici sono stati i primi esponenti. Come recita l’inno internazionale della goliardia, Gaudeamus igitur!



