La Regione Emilia-Romagna, insieme a 58 soggetti firmatari (tra cui sindacati confederali, Anci, Confindustria, Legambiente, Coldiretti e le Università del territorio) ha siglato a Bologna il nuovo Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale. L’accordo punta a ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali, integrando sviluppo economico, sostenibilità ambientale e coesione sociale.
Il nuovo Patto aggiorna le priorità strategiche dei precedenti accordi alla luce delle trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni. Nel 2015 l’attenzione era concentrata soprattutto sull’occupazione, in risposta alla crisi economica globale. Nel 2020 il tema climatico e della sostenibilità era entrato nel quadro strategico regionale, anche alla luce della pandemia. Nel 2026 il nuovo accordo amplia ulteriormente l’orizzonte, introducendo l’economia sociale tra gli ambiti prioritari.
«Il nostro intento è guidare il cambiamento, non subirlo, mettendo insieme forze e intelligenza collettiva per il bene comune – affermano il presidente De Pascale e il vicepresidente Colla –. In una fase caratterizzata dalla crisi climatica, dall’inflazione, dall’instabilità geopolitica e dalle trasformazioni del mercato del lavoro, la Regione intende intervenire attraverso azioni condivise e radicate nei territori. L’integrazione dell’economia sociale nel Patto rafforza l’obiettivo di coniugare sviluppo, tutela dell’ambiente e coesione sociale, con particolare attenzione alla riduzione dei divari territoriali, al lavoro di qualità e alle nuove generazioni».
Tra le priorità indicate dal nuovo accordo figura la tutela della sanità pubblica, considerata un elemento essenziale per garantire l’accesso alle cure e il diritto alla salute. La crescente intensità degli eventi climatici rende inoltre necessario rafforzare gli investimenti nella sicurezza e nella prevenzione del rischio sul territorio.
Sul fronte economico, l’instabilità legata ai conflitti internazionali, ai dazi e all’aumento dei costi energetici pone l’esigenza di sostenere la competitività delle filiere produttive regionali e l’occupazione. A questo si aggiunge l’impatto dell’inflazione, che ha ridotto il potere d’acquisto di una parte delle famiglie e reso più difficile l’accesso a beni essenziali, a partire dalla casa. Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la demografia. In Emilia-Romagna la crescita della popolazione è sostenuta principalmente dalla capacità attrattiva del territorio, che compensa un saldo naturale negativo ormai strutturale. Anche su questo fronte, il nuovo Patto individua nella coesione territoriale e nella capacità di attrarre persone, competenze e investimenti alcune delle principali leve per affrontare le trasformazioni in corso.
Soddisfatte anche le istituzioni e le parti sociali che hanno attribuito attivamente alla stesura del Patto: «Un risultato importante per affrontare le sfide strategiche della regione – fa sapere Legacoop -». Per Anci «questo Patto riconosce il ruolo centrale delle comunità locali nel ricucire i divari territoriali, valorizzando tanto i grandi centri quanto le aree interne e montane». Secondo la Cisl il Patto siglato è «un modello di concertazione che può diventare un riferimento anche a livello nazionale».
8 settembre 2026, Bologna, Sede della Regione. Evento per la firma del nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, condiviso con istituzioni, parti sociali e i territori, presentato dal Presidente della Regione Michele de Pascale e dal Vicepresidente Vincenzo Colla. Fotografie Michela Balboni/ER



