Pulita la svastica sul sacrario della brigata antifascista, il caso in Parlamento

Una deputata di Fratelli d’Italia invita la politica a non restare indifferente di fronte a gesti inaccettabili

87051619 2350843875015303 7084448761186877440 NÈ stata ripulita la lapide del gruppo di combattimento “Cremona” a Camerlona, imbrattata da una svastica fatta con vernice nera. Nel sacrario militare sono custodite le spoglie di quanti caddero a fianco dei partigiani e degli Alleati nei combattimenti contro il nazifascismo per liberato Alfonsine e i paesi sulla via Reale.

L’atto vandalico ha suscitato la reazione di Ylenja Lucaselli, parlamentare di Fratelli d’Italia: «È l’ennesimo campanello d’allarme, che giunge in coda a tanti, troppi episodi simili in varie parti d’Italia. La politica non può rimanere indifferente di fronte ai gesti inaccettabili di chi tenta di riportare all’attualità simboli e gestualità condannati dalla storia. Il valore della libertà non è mai scontato, così come troppe forme d’odio hanno la tendenza a riaffiorare ed è dovere democratico contrastarle».

«I “cremonini” furono valorosi combattenti a partire dalla metà del 1944 – scrive l’Assocazione nazionale partigiani (Anpi) –, dando così orgoglio alle rinate forze armate italiane. Ci troviamo ancora una volta a denunciare un ignobile gesto che indigna la nostra storia e la nostra gente; e che non fermerà la democrazia conquistata dalle forze tutte della Resistenza».

Riccardo Rosetti, vicepresidente della Consulta provinciale antifascista di Ravenna, interviene sull’episodio: «Indignazione, sdegno e riprovazione sono i sentimenti che ci colgono alla notizia dell’ennesima deturpazione vandalica di matrice apologetica perpetrata da ignoti, questa volta contro la lapide della brigata Cremona a Camerlona. Quella svastiche, così come le croci celtiche, sono simboli che rappresentano il male in una forma che mai l’uomo era riuscito a produrre con tale scientificità, diffusione e crudeltà cinica: il “male assoluto” come fu definito, ma che oggi potrebbe riaffacciarsi se non si mettono freni».

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