La corte chiama a testimoniare un 73enne: era il brigadiere Ciccio sotto copertura?

Udienza 8 / Ordinanza del presidente Leoni che si richiama alla deposizione della fidanzata del 21enne rapito e ucciso nel 1987: dal racconto della donna era emersa la figura di un misterioso militare arrivato nei momenti caldi dopo il rapimento

Pexels Bob Price 764880Potrebbe essere arrivato il momento per dare un volto e un nome al “brigadiere Ciccio”, la fantomatica figura del sedicente agente sotto copertura emersa da una delle testimonianze rese in corte d’assise a Ravenna nel processo in corso per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne terzo genito di una facoltosa famiglia di imprenditori di Alfonsine, rapito e ammazzato nel 1987.

Nelle battute finali dell’udienza odierna, 11 ottobre, il presidente della corte Michele Leoni ha letto un’ordinanza con cui dispone di iniziativa propria – richiamandosi alle facoltà concesse al giudice dal codice di procedura penale e sottolineando una certa inerzia delle parti – la convocazione del 73enne Francesco Rossi per la prossima udienza in calendario il 25 ottobre (stessa giornata in cui si darà seguito all’accompagnamento coattivo di un ufficiale dei carabinieri il cui legittimo impedimento non è stato accolto).

Nessun dettaglio sul profilo del teste o sulle motivazioni della convocazione, ma tre elementi alimentano l’ipotesi che si tratti del carabiniere comparso a casa della fidanzata della vittima nelle prime ore dopo il rapimento. Primo: il nome di battesimo Francesco potrebbe essere ridotto nel diminutivo “Ciccio”. Secondo: il riferimento all’acquisizione del libretto matricolare del 73enne, elemento che lo rende riconducibile alla sfera militare. Terzo: il richiamo, contenuto nell’ordinanza, alla testimonianza della donna. Di tutta la prima deposizione della 54enne era stato il ruolo di questo personaggio ad aver attirato apertamente l’interesse del presidente Leoni con domande chirurgiche sulla descrizione fisica, come se avesse in mente un profilo. La donna è stata già convocata per una seconda audizione.

Pexels özgür ünal 3021867Il “Ciccio” si presentò con un fervido interesse nei confronti di “Alex”, l’uomo che si fece vivo al telefono con la fidanzata di Minguzzi sin dalle prime ore dopo il rapimento (un rapporto andato avanti con lettere e cartoline per molti mesi). In seguito “Alex” venne identificato: si tratta del lughese E. C., oggi 62enne, che rischia un’imputazione per falsa testimonianza. Alla grafologa forense Nicole Ciccolo di Bologna, stamani, è stato affidato l’incarico di stabilire se la mano del 62enne fu davvero quella che scrisse materialmente la lettera spedita da Imola il 2 maggio 1987, giorno dopo il rinvenimento del cadavere di Minguzzi.

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