Il perito della corte: «Tasca non è il telefonista». Scontro fra consulenti in aula

Udienza 14 / Per il professore Romito (Università della Calabria) la voce di uno dei tre imputati per il cold case di Alfonsine del 1987 non è quella registrata nelle telefonate ricevute dai familiari del 21enne rapito e ucciso. L’esperto dell’accusa ritiene il contrario. Contestazioni reciproche sui metodi utilizzati. Il presidente dell’Assise esprime completa fiducia per il proprio incaricato

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Il professore Luciano Romito

«La perizia dice che il telefonista anonimo non è il Tasca». Le parole del presidente della corte d’assise di Ravenna sono una sintesi estrema, espressa spontaneamente dal giudice in aula, delle 66 pagine della relazione di Luciano Romito, professore associato di Fonetica sperimentale e Linguistica generale all’Università degli Studi della Calabria. Il docente è stato incaricato dai giudici per stabilire se la voce delle telefonate estorsive ricevute nel 1987 dalla famiglia di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne rapito ad Alfonsine e ritrovato morto dieci giorni dopo, appartenesse a Orazio Tasca, un ex carabiniere alla sbarra con altri due (tra cui un commilitone) nel processo cominciato un anno fa e giunto oggi, 2 maggio, alla 14esima udienza.

Il dibattimento è arrivato alle puntate finali (sono in calendario altre due udienze con la sentenza attesa per il 23 maggio) e le conclusioni di Romito – a compimento di un lavoro avviato sei mesi fa – vanno a intaccare un punto cruciale del castello accusatorio. La perizia fonica più volte è stata definita “la prova regina”. Se non altro perché è stata la prima in 35 anni dal delitto, sebbene Tasca abbia ammesso di essere stato il telefonista in un’altra vicenda analoga accaduta tre mesi dopo nella stessa località: una tentata estorsione conclusa con un altro omicidio per cui i tre imputati hanno già scontato pene ventennali. L’importanza della perizia discussa oggi è sottolineata anche da una fotografia: a un certo punto erano presenti in aula tra il pubblico, più numeroso del solito, ben quattro sostituti procuratori.

3Il compito affidato lo scorso ottobre a Romito consisteva proprio, in estrema sintesi, nel confronto fra le registrazioni delle telefonate ai Minguzzi con quelle ai Contarini. Questo un passaggio nel capitolo delle conclusioni: «Le due voci hanno una provenienza territoriale siciliana (Tasca è nato a Gela, ndr): è possibile dedurre che la voce anonima appartenga alle parti orientali delle province di Messina, Catania, Siracusa o all’importante centro marinaro agrigentino di Sciacca, mentre la provenienza territoriale della voce nota potrebbe essere ascrivibile alla vasta area centrale della Sicilia». E ancora: «Le voci da comparare appartengono a due distinti parlatori […] e quindi la voce nota di Tasca non corrisponde alla voce anonima presente nelle utenze intestate a Minguzzi».

Il risultato del lavoro di Romito è stato contestato dall’accusa (pm Marilù Gattelli) che si è avvalsa della consulenza dell’ingegnere Sergio Civino ed è arrivata a risultati che invece avvalorano la possibilità di corrispondenza fra le voci. E così in aula in poco più di due ore è stato scontro aperto tra esperti, addentrandosi in tecnicismi e reciproche critiche. In buona sostanza il perito della corte e il consulente della procura hanno adottato metodi di lavoro diversi: semi-automatico il primo e automatico il secondo. Anche le parti civili (la madre e i fratelli della vittima) hanno mosso critiche alla tesi di Romito. Quest’ultimo ha più volte ribadito che una perizia fonica non può prescindere dalle competenze dell’esperto che la esegue, una condizione necessaria per la validità dell’esito.

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La pm Marilù Gattelli e l’ingegnere Sergio Civino

Il lavoro di Civino è stato depositato. Sarà ora la corte (presidente Michele Leoni, a latere Federica Lipovscek) a fare le proprie valutazioni. Il presidente ha precisato che potrebbero esserci parti del lavoro di Romito che non verranno tenute in considerazione e in linea teorica la giuria non è obbligata ad allinearsi a quelle valutazioni, ma Leoni ha anche sottolineato che «la corte ha completa fiducia nel proprio perito».

Si torna in aula il 16 maggio (qui la cronaca di tutte le udienze) per la discussione di un’altra perizia, quella calligrafica su una lettera dal contenuto ambiguo, ricevuta dalla fidanzata dell’epoca di Minguzzi e firmata “Alex”. Venne attribuita a un lughese già ascoltato in aula dove ha confermato di essere l’autore e di essere mosso solo dalla volontà di fare colpo sulla ragazza arrivando a millantare informazioni e contatti nella vicenda. Autodefinirsi un mitomane non è bastato a convincere la corte.

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