giovedì
25 Giugno 2026
Tribunale

Accuse di maltrattamenti alla moglie, indagine chiusa: l’ex sindaco di Cervia verso il processo

La coppia si stava separando. La procura ha ricostruito un quando di vessazioni e umiliazioni che partirebbe dal 2009. Missiroli nega tutto

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La procura della Repubblica di Ravenna ha chiuso le indagini preliminari sull’ex sindaco Pd di Cervia, il 44enne architetto Mattia Missiroli, accusato di maltrattamenti ai danni della moglie da cui si stava separando, con l’aggravante di aver commesso i fatti in presenza dei figli minorenni. L’avviso di fine indagini notificato a Missiroli ieri pomeriggio, 24 giugno, è l’atto che di solito precede la richiesta di rinvio a giudizio. La notizia è riportata dai quotidiani locali Il Resto del Carlino e Il Corriere Romagna in edicola oggi.

Come noto, Missiroli è stato eletto nel 2024 e la notizia dell’indagine a suo carico è emersa a Natale 2025. A gennaio 2026 il 44enne è decaduto dall’incarico dopo essere stato sfiduciato dalla sua maggioranza che non aveva accettato la decisione del primo cittadino di ritirare le dimissioni presentate a dicembre. Meno di un mese fa si sono tenute nuove elezioni nella città del Sale ed è stato eletto sindaco Mirko Boschetti del Pd, ex assessore della giunta Missiroli.

L’apertura dell’inchiesta fu conseguenza dell’accesso della donna al pronto soccorso nella notte fra il 4 e il 5 dicembre, lamentando di essere stata fatta cadere dal marito nel corso di un’accesa discussione, andando a sbattere con un braccio contro una porta. I medici avevano indicato a referto 7 giorni di prognosi, facendo partire d’ufficio la segnalazione alle forze dell’ordine per il cosiddetto codice rosso.

La magistratura e la squadra mobile della polizia hanno ascoltato più volte la donna per ricostruire i presunti maltrattamenti. Il primo episodio contestato viene fatto risalire al 2009. Secondo la procura si delinea un quadro di umiliazioni e offese quotidiane; spinte anche quando lei avrebbe avuto un bimbo di pochi mesi in braccio con caduta di entrambi; schiaffi fino a tagliarle un labbro e sputi in faccia; una bottiglietta scagliata sulla schiena; il controllo ossessivo sulla gestione economica della casa pretendendo di essere avvisato pure per acquisto di generi alimentari; la mortificazione per la frequentazione di altre donne.

Missiroli ha sempre respinto le contestazioni. Attraverso l’avvocato Ermanno Cicognani aveva depositato una memoria nella quale lamentava tante contraddizioni in ciò che la moglie aveva raccontato a medici e polizia. Missiroli aveva riferito di una conflittualità reciproca in un contesto di tensione familiare.

A dicembre la procura aveva chiesto l’arresto in custodia cautelare di Missiroli. Il giudice per le indagini preliminari aveva respinto la richiesta e il tribunale di Bologna ha rigettato il ricorso della procura che aveva chiesto nuovamente gli arresti.

L’ordinanza con le motivazioni della decisione di respingere il ricorso della procura, però, ammette che sussistono «gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti». Un quadro cioè di tenore differente da quello tratteggiato dal tribunale di Ravenna secondo cui i dissidi da separati in casa dei due, restavano invece sotto alla soglia dei maltrattamenti in famiglia. Una soglia squisitamente tecnica: lo stesso gip aveva sottolineato di non volere «sminuire quanto riferito» dalla donna, tutelata dall’avvocato Giovanni Scudellari: ma non gli sembrava che si fosse trattato, «neppure a livello di gravità indiziaria», di quel quadro di vessazioni «intollerabili e abituali» richiesto per potere contestare il reato in questione. Pure il tribunale bolognese ha dato atto che «la ‘sostanziale’ attendibilità delle dichiarazioni della parte offesa viene riconosciuta anche dal gip sulla scorta della documentazione medica e fotografica prodotta a riscontro degli episodi di violenza fisica denunciati» dalla donna.

Insomma, anche se l’esito è stato il medesimo, il Riesame di Bologna (che ha posto l’accento sulle dichiarazioni del figlio maggiore della coppia relative a una situazione di conflittualità reciproca tra i genitori in cui «si minacciavano alla pari ») ha comunque ritenuto sussistente l’ipotesi dei maltrattamenti, fattispecie che invece, secondo il giudice per le indagini preliminari di Ravenna, non era riscontrabile seppure a fronte della «credibilità» dei racconti della presunta vittima.

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