L’accademia di Muti con studenti da tutto il mondo. E porte aperte per il pubblico

Torna la scuola di opera del maestro. Il 20 luglio la presentazione al pianoforte al teatro Alighieri, poi le lezioni e due concerti finali

IOA2017 ©Silvia Lelli 020917 8734ok«Oggi il mondo corre, ma per fare l’opera ci vuole tempo. Il tempo di studiare e di analizzare con rigore la partitura; il tempo di comprendere e di trasmettere a orchestra e cantanti il carattere e l’evoluzione dei personaggi, quindi le intenzioni del compositore; il tempo di provare e riprovare l’insieme vocale e strumentale, calibrandone con cura gli equilibri drammaturgico-musicali». Il tempo e lo studio: per Riccardo Muti sono nodi cruciali nell’approccio del direttore d’orchestra all’opera in musica, sono il fondamento di una prassi oggi sempre più rara ma indispensabile a garantire la salvaguardia e l’efficacia di quello straordinario patrimonio che è l’opera italiana. Ed è proprio attorno a tali principi che ruota l’Italian Opera Academy, che da sabato 20 luglio fino al 2 agosto apre le porte del Teatro Alighieri di Ravenna al pubblico di appassionati, studenti, musicisti per un intenso periodo di studio – dalla presentazione al piano del 20 luglio, alle 18, alle prove con orchestra e cantanti fino ai concerti finali del 31 luglio e 2 agosto alle 20.30 – dedicato a uno dei più straordinari titoli di tutta la letteratura musicale, Le nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart. E sul podio e al pianoforte, sempre sotto l’ala di Muti, si avvicenderanno i giovani direttori e maestri collaboratori selezionati fra le centinaia di richieste arrivate dalle scuole più prestigiose.

Inaugurata a Ravenna cinque anni fa – secondo un modello che Muti ha poi sperimentato anche in Corea e Giappone – la sua “scuola d’opera” è da una parte l’opportunità per giovani direttori e maestri collaboratori – questi ultimi figura pressoché sconosciuta al grande pubblico ma fondamentale nella preparazione dello spettacolo lirico – di poter raccogliere direttamente quelle indicazioni e quei consigli preziosi che possono sgorgare solo da una straordinaria esperienza; dall’altra un’occasione unica per il pubblico di assistere in teatro al processo di costruzione di un’opera, dalla presentazione del soggetto e dei temi portanti alla preparazione al pianoforte delle singole voci, fino al lavoro in orchestra e all’esecuzione in forma di concerto di brani selezionati, affidato mercoledì 31 luglio alla direzione dello stesso Muti e venerdì 2 agosto invece agli allievi.

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E non deve stupire che, dopo aver lavorato nelle scorse edizioni su opere di Giuseppe Verdi (Falstaff, Traviata, Aida e Macbeth), la scelta sia ora andata a Le nozze di Figaro, che – come tutta la trilogia dapontiana che si completa con Così fan tutte e Don Giovanni in cui la musica di Mozart si innesta appunto sui libretti di Lorenzo Da Ponte – è a tutti gli effetti un’opera italiana. Anzi, come spiega lo stesso Muti, «si tratta di uno straordinario regalo che Mozart fa al repertorio italiano, perché non c’è dubbio che si tratti di un capolavoro italiano. Non solo perché composto su un libretto poetico nella nostra lingua, ma perché testimonia di quanto Mozart non solo parlasse e conoscesse l’italiano, ma avesse capito fino in fondo l’incedere tipico della nostra pronuncia, la melodia e il ritmo delle parole, il filo espressivo che attraversa le frasi, sia nei recitativi – che poi saranno l’esempio per la perfezione di quelli verdiani – sia nelle arie».

Dunque, le vicende del giovane Figaro e della sua amata e futura sposa Susanna saranno il banco di prova per entrare nei meccanismi interpretativi dell’opera italiana, attraverso la lezione di chi, come Riccardo Muti, ha avuto a sua volta la fortuna di apprenderne i segreti da un maestro quale Antonino Votto, a lungo collaboratore di Arturo Toscanini, diretto depositario del lascito verdiano. «Mi sento in dovere di trasmettere ai giovani – ha spiegato più di una volta Muti – il metodo e gli strumenti che hanno permesso a me di arrivare fin qui, in particolare credo si debba recuperare la capacità, troppo spesso dimenticata, di concertare, ovvero di costruire la regia musicale di un titolo lavorando a fondo con i cantanti al pianoforte, o ragionando con l’orchestra sulle caratteristiche e sui dettagli anche della partitura».

Del resto, quello della formazione e della trasmissione del sapere ai giovani è un punto fermo nell’attività di Riccardo Muti: lo testimonia l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini nata per suo volere ben tre lustri fa. Un’orchestra da cui sono passati finora oltre 700 giovani musicisti, in molti casi poi approdati alla professione presso alcune delle più importanti compagini europee, e che anche in questa occasione sarà lo strumento su cui i giovani direttori potranno esercitarsi; potendo contare, inoltre, su un organico arricchito della presenza di Li-Kuo Chang, prima viola della Chicago Symphony Orchestra.

L’edizione 2019 dell’Accademia è realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, del Comune di Ravenna e grazie al contributo di sponsor che sostengono questo progetto formativo: Fondazione Raul Gardini, Barilla, Allianz Bank, Rosetti Superyachts, Gruppo Maggioli, Coop Alleanza 3.0 e The Shilmann Foundation; media partner QN. Si ringraziano inoltre la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. Il concerto conclusivo dei giovani direttori selezionati – in programma il 2 agosto al Teatro Alighieri – sarà inoltre dedicato allo IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) di cui ricorre quest’anno il quarantennale dalla fondazione.

Corona inoltre le intense giornate dell’Accademia il concerto in programma sabato 3 agosto nel Teatro Amintore Galli di Rimini, raffinatissimo spazio restituito alla città e alla musica; sarà la prima volta di Muti sul podio del teatro ritrovato, anche in questo caso alla testa della sua Orchestra Cherubini per una selezione di brani tratti da Le nozze di Figaro.

Info e prevendite: 0544 249244 www.teatroalighieri.org

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