A Bagnacavallo inaugura una mostra: l’epica di Giulio Ruffini alle Cappuccine

Dal 18 febbraio al museo civico l’esposizione curata da Diego Galizzi

Giulio Ruffini StudioA pochi giorni dalla riapertura dei musei, il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo annuncia il primo importante progetto espositivo del 2021 che sarà dedicato a una delle figure che più hanno contribuito a dare un volto e un’identità alla Romagna attraverso l’arte: Giulio Ruffini.

La mostra Giulio Ruffini. L’epica popolare e l’inganno della modernità (1950-1967) aprirà al pubblico giovedì 18 febbraio e sarà il primo di una serie di appuntamenti espositivi che si svolgeranno nel corso dell’anno in diverse città della regione per celebrare il centenario della nascita dell’artista, scomparso nel 2011.

La mostra bagnacavallese, curata dal direttore del museo Diego Galizzi, ripercorrerà i primi anni della lunga carriera del pittore di origine bagnacavallese, quelli che vanno dalla sua formazione presso la scuola di arti e mestieri di Luigi Varoli fino al 1967, un anno “cruciale” per Ruffini, un passaggio che cambierà il successivo corso del suo percorso artistico portandolo verso una poetica introspettiva, tutta giocata sulla memoria e sulla nostalgia.

1 CrocifissioneIl percorso espositivo costruito al museo di Bagnacavallo riunisce per la prima volta, offrendoli alla diretta esperienza dei visitatori, i dipinti che più hanno caratterizzato questo periodo. Sono più di settanta le opere presenti in mostra, provenienti da decine di collezioni pubbliche e private, tra le quali spiccano la Pietà per il bracciante assassinato (1952), opera vincitrice del Premio Suzzara che ha dato a Ruffini notorietà a livello nazionale, la superba Crocifissione del 1954 di marcato stampo guttusiano, e i tre dipinti con i quali l’artista ha partecipato alla XXVII Biennale di Venezia.

«In queste opere – commenta il curatore Diego Galizzi – prende vita la Romagna delle campagne e dei braccianti, restituita con uno sguardo da documentazione diretta e partecipe, uno sguardo potremmo dire “militante”, appassionato, dal sapore diverso rispetto a quello un po’ da rivisitazione nostalgica che caratterizzerà le sue immagini dei decenni successivi. Mai come in questi anni – prosegue Galizzi – il suo personale racconto popolare riesce a ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle dinamiche dell’arte nazionale, in particolar modo nell’ambito dei fermenti neorealisti dei primi anni Cinquanta».

Uno degli aspetti più interessanti della mostra bagnacavallese è la messa in luce di uno dei volti forse meno noti dell’artista, quello di ricercatore instancabile, a cui a un certo punto della sua carriera non basta più la descrizione del “suo” mondo attraverso i codici figurativi della fedeltà al vero, ma sperimenta altre vie, che lo portano a misurarsi con linguaggi più aggiornati come quello dell’informale, tenendo però al centro della sua attenzione l’uomo e la sua dignità, rivendicandone i diritti e allo stesso tempo facendosi carico dei suoi patimenti, delle angosce e dei soprusi imposti dalla nascente civiltà industriale.

La mostra, promossa dal Comune di Bagnacavallo, rappresenta la prima tappa di un’antologica che toccherà poi Bologna, Rimini, Faenza, Lugo e Ravenna, dove saranno approfonditi altri periodi della straordinaria produzione artistica di Ruffini, Un testimone del nostro tempo, come recita il titolo del ciclo di mostre e di eventi collaterali in cui si inserisce, a cura dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, dell’Associazione Percorsi e del circolo Arci di Mezzano, con il patrocinio del Servizio Patrimonio Culturale della Regione Emilia-Romagna.

Resterà aperta al pubblico fino al 2 maggio con i seguenti orari: da lunedì a mercoledì ore 15-18; giovedì ore 10-12 e 15-21; venerdì ore 10-12 e 15-19. Chiusa sabato, domenica e festivi.

Gli orari potrebbero estendersi anche al fine settimana nel momento in cui le disposizioni anti-Covid lo consentiranno. Si consiglia di controllare il sito internet www.museocivicobagnacavallo.it.

Ingresso gratuito.

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