sabato
30 Maggio 2026
l'intervista

Effetto Shining: con “goldroom” prosegue il progetto Overlook Hotel di gruppo nanou

Il nuovo lavoro della compagnia ravennate – tra corpo, spazio e linguaggio cinematografico – debutta al Ravenna Festival negli spazi del Mercato Coperto dal 1 al 7 giugno

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Dopo lo splendido redrum del 2024, con cui hanno vinto il Premio Ubu per il Miglior Spettacolo di Danza, Rhuena Bracci e Marco Valerio Amico, ossia gruppo nanou, tornano al Ravenna Festival dal 1 al 7 giugno (escluso il 3 e 4, ore 19 e 21) con goldroom, in scena al Mercato Coperto, in centro a Ravenna. Lo spettacolo fa parte di Overlook Hotel, progetto coreografico pluriennale con cui gruppo nanou esplora la relazione tra corpo, spazio e linguaggio cinematografico ispirandosi all’immaginario di Shining di Stanley Kubrick.
Qual è stata la genesi di goldroom e cosa vi interessava mettere in luce in questo secondo episodio del progetto Overlook Hotel?
Rhuena Bracci: «Goldroom è un approfondimento verso il liminale, il fantasmatico, verso le sfasature spazio-temporali – soprattutto temporali – rispetto ai vari piani di scrittura coreografica e di fruizione dell’immagine. Ci portiamo dietro degli indizi e degli scarti anche rispetto alla nostra provenienza e alla nostra storia: ci sarà qualche strascico del precedente redrum, qualche oggetto, qualche figuro, perché c’è sempre la volontà di sviluppare piccole questioni ancora aperte, dallo spettacolo precedente.»
Marco Valerio Amico: «Il titolo goldroom è stato scelto perché è la stanza dell’hotel in cui nel film appaiono i fantasmi – prima l’eco sonora della festa, poi la festa vera e propria, scena con cui si chiude Shining. Overlook Hotel si sta configurando come progetto-saga: redrum era un colore (il red), goldroom un altro, e già abbiamo in testa pinkroom per il futuro (citando Angelo Badalamenti per Fire Walk with Me). C’è poi il tema della stanza, che già era nella trilogia Motel e che qui si eleva a potenza: per noi è un luogo di intimità, di abitazione, di fantasmi, in cui il percepito, il reale, il ricordo e il fatto si confondono».
RB: «Quello che ci interessa della stanza è l’essere una soglia, un filtro che dà accesso a un altrove, a un altro tempo».
A livello drammaturgico-coreografico si può individuare uno scarto fondamentale di goldroom rispetto a redrum?
RB: «C’è la volontà di affondare le istanze di redrum. Lo staff è sempre lo stesso e per noi è importantissimo, perché il linguaggio lo mastichiamo insieme da diversi anni e possiamo puntare a un approfondimento sull’idea di far fiorire la danza partendo dal concetto di “concreto”».
MVA: «Chiamiamo “concreto” un modo di approcciare il corpo che si muove per ragioni intime e precise, tanto quanto allestire il salotto per accogliere gli ospiti o fare un doppio avvitamento teso. Il corpo si organizza per fare una cosa semplice o complessa, comunque chiara».
RB: «È il modo in cui l’approccio concreto dell’azione del corpo può far fiorire la danza in base a un immaginario dato, lavorando sulle peculiarità di ogni interprete, nella possibilità di trovare tante diverse colorazioni alle qualità d’azione di ognuno, e andare ancora più a fondo rispetto all’emersione dei Figuri che ci danno accesso alle stanza, quell’attimo intimo attraverso una soglia».
MVA: «Il Figuro non è un personaggio, è un’apparizione caratterizzata dal movimento, non da una psiche. Ne abbiamo già conosciuti alcuni in redrum, ce ne saranno di nuovi. L’ambiente sarà più oscuro, ci sarà un nuovo elemento: riprese in tempo reale che apriranno ulteriori spazi e altri tempi sovrapponendosi a quello già esistente della coreografia della musica e della luce.»

Red
Uno scatto da “redrum” (foto Zani-Casadio)

Andiamo alle radici dell’intero progetto Overlook Hotel: affrontando un film iconico come Shining avete riflettuto su quali insidie andavate ad affrontare e su come restituire l’immaginario al di là della vostra creazione?
RB: «Raccogliamo alcuni stimoli cardine. Nel processo vengono filtrate e sedimentate alcune peculiarità dell’oggetto scelto, in questo caso Shining, che emergono. C’è un generare e rigenerare dello sguardo, oltre al raccogliere emersioni specifiche come colori, climi, ambientazioni e dettagli».
MVA: «Il rapporto con queste citazioni è sempre dettato da una grandissima leggerezza. Shining è nella coscienza collettiva, ognuno condivide quell’inquietudine, e partiamo da lì. Ci sono dettagli a cui ci attacchiamo, capaci di evocare fantasmi. Non metteremo in scena una rappresentazione del testo di Shining, non l’abbiamo mai fatto né credo lo faremo mai. Cerchiamo di afferrare un’atmosfera molto complessa e stratificata. Ci stiamo prendendo del tempo per sviluppare il progetto Overlook Hotel. Spoiler: ci saranno altri episodi».
Il ritorno del video me lo aspettavo, visto che per voi sta diventando una questione importante.
MVA: «Qui ancora di più, perché c’è un lavoro di programmazione che verrà eseguito dal vivo, che ha informato la coreografia come la coreografia ha informato il video. Di comune accordo abbiamo deciso che gli interpreti vedranno all’ultimo momento cosa succederà negli schermi, perché le due linee temporali possano rimanere autonome. Corpo e video devono rimanere indipendenti pur agendo con le medesime istruzioni. Con il video cerco una frammentarietà, un’eco, il taglio cine- matografico. La stessa ricerca diventa istruzione per informare il corpo e costruire la coreografia. Rhuena spesso dice “come cadere dal cielo di colpo? come apparire improvvisamente?”: come cambiare stato repentinamente? senza portarsi la memoria di ciò che è stato prima o senza predire ciò che avverrà? C’è una continua influenza tra i piani linguistici data da regole comuni, per fuggire dalla gerarchia in cui il corpo è a servizio della videocamera o viceversa. Si cerca di stare in equilibrio nel mezzo».
RB: «È un dialogo temporale, in qualche modo.»
MVA: «Il tempo è l’oggetto che affrontiamo in goldroom in maniera precisa, consapevole e nominata per mostrare le cose da diversi punti di vista, interrogandoci su come creare diversi spazi, luoghi e tempi per comporli tra loro.»
La colonna sonora è ancora di Bruno Dorella, ormai avete trovato un’ottima intesa.
RB: «Con Bruno in questi anni c’è stato un bellissimo scambio in sala prove. C’è un dialogo molto particolare perché ha una sensibilità tutta sua sulla risposta del corpo rispetto alle sonorità che propone: ha un orecchio che rimanda al corpo, una lettura corporea che rende il dialogo con la danza molto fruttuoso.»
MVA: «Tra me e lui c’è un dialogo molto serrato per la creazione e la definizione dell’immaginario. Quello che mi piace è che, come noi, è al di sopra dei generi – può passare dall’elettronica al noise, a un pezzo completamente armonico senza difficoltà, funzionale all’immaginario, creando liminale. Apprezzo anche la sua disponibilità a scegliere insieme brani non suoi, che nella scrittura di una colonna sonora è una faccenda complessa.»
RB: «In realtà credo che noi siamo più “inscatolabili”: lui è davvero a 360 gradi.»
Goldroom sarà al piano superiore del Mercato Coperto, uno spazio inusuale ma stimolante.
RB: «Quello spazio ci lancia una bella sfida. Dai sopralluoghi l’ho trovato estremamente accogliente, ma dovremo essere molto bravi a stratificare il tempo, a far dimenticare al pubblico il piano inferiore e a portarlo con noi, nelle nostre stanze, fargli percepire queste soglie che portano in un altro spazio-tempo, che non eliminano la complessità del contesto, ma lo inglobano, lo assumono.»
MVA: «Una delle scommesse più importanti è collocare un lavoro di ricerca come il nostro in un luogo popolare, sotto gli occhi di tutti. Grazie al Festival ci esponiamo anche a un pubblico che non ci conosce, creando una voluta attenzione. Non è l’oggetto mainstream che va in un luogo affollato, ma un oggetto di nicchia che torna a essere punto d’incontro, di raccolta, ospitale.»
RB: «L’allestimento di goldroom è realizzato in collaborazione con il gruppo di architetti ravennati Denara – Francesco Rambelli e Nicola Calandrini – che ci stanno aiutando a riflettere su come usare il Mercato e quali soluzioni mettere in opera».
L’intervista integrale è su Ravenna Festival Magazine

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