Sabato 19 settembre il festival Manualetto, nella cornice degli spazi esterni di Z.A.R.A. Zona Artistica di Rigenerazione attiva, ha ospitato l’incontro intitolato Non un testo, non una voce coordinato dallo studioso Marco Sciotto, con interventi dell’attore Roberto Magnani e del regista Alessandro Miele. Al centro del dibattito, la genesi e il senso della produzione dello spettacolo Non una voce firmata da Ultimi Fuochi Teatro di Spongano e Ravenna Teatro / Teatro delle Albe. Durante l’incontro, il regista e l’attore si sono soffermati sull’origine del progetto legata alla figura di Guido Morselli. Lo scrittore, morto suicida nel 1973 dopo ripetuti rifiuti dell’editoria, ha ispirato il lavoro con il suo romanzo postumo Dissipatio H.G. (Dissipazione del genere umano). Nel libro, Morselli sviluppa un pensiero rigoroso e radicale: immagina l’evaporazione improvvisa dell’umanità, descrivendo un mondo in cui le città restano intatte ma vuote, riconsegnate al silenzio e alla natura. Per Morselli, l’assenza degli uomini svela l’illusione del progresso e la solitudine profonda dell’individuo di fronte alle cose e al paesaggio. Lo stesso tipo di isolamento assoluto che si ritrova nelle opere dello scrittore svedese Stig Dagerman, spesso accostato a Morselli per il modo in cui ha raccontato il dolore e il senso di vuoto dell’esistenza.
L’idea iniziale di Alessandro Miele e Alessandra Crocco, cofondatori di Ultimi Fuochi Teatro era di portare in scena un adattamento diretto del testo di Morselli, ma la casa editrice Adelphi, detentrice dei diritti, non ha concesso l’autorizzazione. Questo diniego legale ha forzato una deviazione che è diventata la forza stessa del progetto: l’impossibilità di usare le parole di Morselli ha spinto la compagnia a reinventare lo spettacolo da zero, lavorando per sottrazione sul concetto stesso di assenza e di “vuoto”. Nel corso dell’incontro, i relatori hanno approfondito come questa assenza si traduca concretamente sul piano esistenziale, analizzando la solitudine sia come condizione drammaturgica sia come esperienza vissuta. Tema centrale dello spettacolo, la solitudine ha quindi permesso/obbligato Roberto Magnani all’invenzione di un’interpretazione originale. Non potendo contare su un copione tradizionale, l’attore compie una riscrittura scenica attraverso il corpo, la guida e la gestione dei silenzi. La sua performance non è una semplice declamazione, ma una drammaturgia che si adatta dinamicamente al percorso stradale da compiere in auto, ai tempi del traffico e alle reazioni degli spettatori a bordo, compresi imprevisti come un controllo della polizia stradale. A supportare l’ambientazione scenica contribuiscono i video e le immagini dello spettacolo, prodotti da Cinzia Baccinelli e Francesco Tedde (quest’ultimo autore anche del sound design). I filmati si incrociano con l’azione teatrale interagendo in tempo reale con lo spazio ristretto dell’abitacolo e con l’ambiente urbano esterno. Insieme ai suoni e ai silenzi dell’attore, i video aiutano a costruire quel senso di vuoto e quella dimensione distopica in cui la città sembra improvvisamente svuotata della presenza umana. Da questa mancanza è nato uno spettacolo che evade dai confini protetti del teatro e si immerge nello spazio urbano con un’azione intima e spiazzante.
Quattro spettatori alla volta salgono a bordo di un’automobile guidata da Roberto Magnani, muovendosi dentro uno scenario surreale. Il racconto di questa esperienza teatrale mi ha fatto scattare un cortocircuito mentale, rimandandomi alle letture giovanili dei romanzi di James Graham Ballard: in quelle pagine spaesamento e solitudine urbana, tra cemento e asfalto, diventano una condizione totale. Le automobili si trasformano in gusci tecnologici isolati, le strade vuote della città si fanno specchio del vuoto interiore dei passeggeri; proprio come nell’esperienza teatrale Non è una voce la solitudine dell’attore si specchia in quella dei passeggeri, trasformando il mezzo di trasporto in un microcosmo in grado, malgrado tutto, di creare una relazione tra chi agisce e chi osserva.
L’appuntamento ha di poco anticipato le repliche dello spettacolo a Ravenna, in programma da questa sera (21 settembre) al 27 settembre con partenza dal Teatro Rasi. I posti per l’esperienza in auto sono in esaurimento, è richiesta la prenotazione tramite i canali di Ravenna Teatro (prevendita a questo link).


