Ravenna si prende un posto sulla pista del “Ridolfi”. Una nuova alleanza territoriale punta a cambiare il modo in cui lo scalo di Forlì viene percepito e utilizzato. Da oggi, accanto a Forlì, ci sarà anche Ravenna: la nuova denominazione promozionale sarà “Aeroporto Luigi Ridolfi Forlì-Ravenna”.
È il risultato del protocollo d’intesa siglato tra il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e Forlì Airport Srl, la società che gestisce lo scalo. L’obiettivo è ambizioso: fare del “Ridolfi” l’aeroporto di riferimento anche per Ravenna, intercettando la domanda legata soprattutto a crociere, cultura e industria, mettendo in collegamento aeroporto, porto e sistema ricettivo. Un progetto che supera i confini amministrativi e prova a costruire una strategia comune per una parte più ampia della Romagna.
Il primo passo sarà rendere questa nuova identità riconoscibile anche per chi acquista un biglietto. F.A. Srl adotterà la denominazione “Aeroporto Luigi Ridolfi Forlì-Ravenna” nella comunicazione istituzionale e commerciale e nei rapporti con gli operatori turistici. Sarà inoltre avviato il lavoro per adeguare le diciture sui siti delle compagnie aeree e nei sistemi di distribuzione dei voli. L’obiettivo, in prospettiva, è semplice da tradurre: chi cerca un volo per Ravenna dovrà poter trovare anche Forlì come aeroporto di riferimento.
L’intesa arriva in un momento particolarmente delicato per il “Ridolfi”. L’aeroporto forlivese, uno dei quattro scali turistici dell’Emilia-Romagna, è tornato operativo nel 2020 dopo la chiusura e una lunga fase di difficoltà, grazie all’investimento degli imprenditori forlivesi Giuseppe Silvestrini e Andrea Sansavini. Allo stato attuale dispone solo di tre collegamenti: Cagliari, Palermo e Londra Stansted. «L’aeroporto è un orgoglio per la nostra città – hanno sottolineato i gestori –. Abbiamo portato avanti questa impresa che finora ha comportato grandi costi e pochi ricavi, ma vogliamo tenere duro e crescere grazie anche all’impegno che hanno assunto i sindaci». Ed è proprio sulla crescita che punta il protocollo. F.A. Srl si impegna ad adeguare lo sviluppo delle rotte alla domanda proveniente dal territorio ravennate, con particolare attenzione ai flussi crocieristici, culturali e congressuali.
Il porto crocieristico di Ravenna, e il suo patrimonio culturale di richiamo internazionale, potranno beneficiare di collegamenti aerei più facilmente riconducibili alla destinazione bizantina. Per questo, il Comune di Ravenna avrà un ruolo nella promozione dello scalo come “aeroporto di riferimento della città” e lavorerà a una comunicazione che metta in relazione porto, operatori crocieristici, strutture ricettive e aeroporto stesso. «Non è un semplice cambio di nome, ma un avanzamento di una strategia comune – ha spiegato il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni in conferenza stampa –. Abbiamo interessi che abbattono i campanili e vedono insieme un territorio più ampio. La nostra città sta crescendo a livello globale e il volo Forlì-Londra si è già rivelato importante per molti turisti inglesi durante questa estate. Ora parte un percorso che può dare soddisfazioni, con la possibilità di coinvolgere in futuro anche altri enti interessati».
Perché il progetto possa funzionare, però, non basterà cambiare il nome allo scalo. Saranno fondamentali i collegamenti tra Ravenna e Forlì. Il protocollo prevede che le parti chiedano insieme alla Regione, ad Anas e ai gestori del trasporto pubblico una serie di interventi: dall’ammodernamento della SS 67 “Ravegnana” alla realizzazione di collegamenti dedicati tra aeroporto, stazione ferroviaria e porto di Ravenna, fino alla progressiva integrazione dello scalo nella rete ferroviaria e nel sistema del trasporto pubblico regionale.
L’operazione si inserisce anche nel nuovo quadro definito dalla legge regionale sugli aeroporti (di aprile scorso), che punta a una maggiore integrazione tra gli scali dell’Emilia-Romagna. La normativa prevede uno stanziamento di 2 milioni di euro all’anno per gli aeroporti con meno di 700mila passeggeri annui (come il caso di Forlì, rimasto negli ultimi anni sotto i 200mila), con l’obiettivo di sostenere l’abbattimento dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco. La logica è quindi quella di un sistema aeroportuale regionale più interconnesso, nel quale gli scali possano collaborare invece di muoversi ciascuno per conto proprio.


