venerdì
18 Settembre 2026
Il dramma

Raccolta fondi per rimpatriare in Bangladesh la salma del migrante arrivato morto su una nave Ong

Un'associazione siciliana e la squadra mobile di Ravenna hanno impiegato due mesi per identificare il 41enne Fakir Md Tachhir. Al volo penserà l'agenzia che rimpatriò il senegalese ucciso in Darsena

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Tornerà in Bangladesh da Ravenna la salma di Fakir Md Tachhir, nato il 26 maggio 1985 e morto in acque internazionali il 13 maggio 2026. Fakir era approdato, già cadavere, a Ravenna il 18 maggio 2026 a bordo della Ocean Viking e la sua identificazione ha richiesto oltre due mesi ed è avvenuta grazie all’intervento dell’associazione siciliana Memoria Mediterranea (Memmed), che da tempo si occupa proprio di dare un nome e un’identità ai troppi migranti morti in mare.

Una volta avvenuta l’identificazione, grazie ai famigliari e naturalmente alla squadra mobile di Ravenna incaricata dell’indagine, sull’albo pretorio del Comune era stata chiesta la manifestazione di interesse a farsi carico dei funerali. La speranza, allora, era che potesse farlo il Consolato del Bangladesh. «Purtroppo – ci racconta Giovanni Terraneo dell’associazione Memmed che continua a seguire la vicenda – il Consolato e il governo bengalesi non hanno dato la disponibilità perché, hanno detto, Fakir era entrato illegalmente in Italia». A onor del vero, Fakir era entrato cadavere in Italia, dopo un lungo viaggio che lo aveva visto salpare dalla Libia. «Noi speriamo che sia un caso isolato, forse una conseguenza di un momento politico particolare del Bangladesh».

Dopo questo rifiuto, però, Memmed non si è data per vinta e ha contatto la comunità bengalese ravennate, attraverso i famigliari del quarantenne, la quale ha dato il via a una raccolta fondi per pagare le spese e per coprire almeno una parte dei costi, mentre l’associazione si è rivolta a Sos Mediteranée, l’Ong proprietaria della Ocean Viking, per riuscire a raggiungere la somma necessaria. «Ancora non siamo arrivati in fondo, ma è stata contattata un’agenzia funebre che dovrà prenotare il volo per il rimpatrio». Si tratta della stessa agenzia che si occupò anche, qualche mese fa, del rimpatrio in Senegal della salma di Moussa Cisse, il cittadino senegalese senza fissa dimora brutalmente ucciso in Darsena lo scorso aprile.

Per Fakir (e non Farik come scritto nell’articolo sulle pagine del nostro settimanale per un errore di cui ci scusiamo) non ci saranno quindi i cosiddetti “funerali in economia” che si sarebbero resi necessari se nessuno si fosse fatto carico delle spese di rimpatrio. Si tratta di funerali essenziali i cui costi, circa mille euro, sono coperti dal Comune per gli indigenti grazie a un accordo con Aser. A Ravenna sono in media una ventina l’anno.

Memmed invece torna al suo difficile lavoro. «Pochi giorni fa – racconta ancora Terraneo – è sbarcato a Messina il corpo di un altro ragazzo, questa volta a bordo della nave dell’Ong Solidaire, il corpo è stato trovato che galleggiava in acqua, la persona non è legata a nessuna partenza, cercheremo quelle poche informazioni che ci sono, ma in questo caso sarà ancora più difficile che per Fakir».

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