domenica
03 Maggio 2026

I fedelissimi della corte d’assise: «Meglio che in tv». In aula anche un cane

Ogni udienza del dibattimento per l’omicidio di Giulia Ballestri richiama un pubblico numeroso di addetti ai lavori e tanti curiosi. L’ex giudice popolare del caso Valpiani (2008): «Forse non c’è premeditazione». La coppia di Alfonsine: «È come per le corse in auto, dal vivo è più emozionante»

Tra il pubblico in aula in corte d’assise al processo per Cagnoni

C’è anche un cane tra il pubblico del processo a Matteo Cagnoni. Accompagna la padrona e si è perso poche udienze sfidando i rigori invernali con un cappottino, non ha mai fiatato né durante le testimonianze né durante le pause. Sono invece decisamente più rumorose le suonerie dei cellulari che ogni tanto fanno da sottofondo alle deposizioni. E quando capita è spesso in fondo a una borsa. Oppure c’è il signore che risponde e poi tocca parlare a voce alta perché in aula c’è poco campo e di là c’è Katia che non sente. «Aspetti pubblico ministero, si fermi, non vorrei che disturbassimo la telefonata del signore», l’elegante sarcasmo del presidente della corte Corrado Schiaretti. Che nel tanto atteso giorno della deposizione dell’imputato, il 23 marzo, davanti a trecento persone e gente in piedi è stato costretto a chiedere «religioso silenzio».

C’è gente che non ha perso una puntata, piazzata sempre sulla stessa sedia. A volte dal pubblico si è pure levato un «voce» per esortare il teste a parlare più forte, proprio come se fosse uno spettacolo di teatro. «Io sono una dello zoccolo duro, come scrivete voi giornali», sorride la signora che coltiva un interesse per le cronache giudiziarie da quando dieci anni fa venne estratta come giudice popolare per l’Assise di Davide Valpiani. Sulla premeditazione di cui è accusato Cagnoni ha qualche dubbio – «Il bastone magari l’ha davvero portato lei…» – ma sulla figura dell’imputato nessuno: «Mi pare un presuntuoso».

Da destra l’avvocato Giovanni Scudellari che assiste Guido Ballestri, fratello della vittima

Moglie e marito di Alfonsine hanno saltato le prime udienze «ma da quando abbiamo iniziato non ne perdiamo una». La trascinatrice è lei: «Sono una fan di Quarto Grado, di Storie Maledette e di tutte le altre trasmissioni. Non eravamo mai stati in tribunale ed è emozionante». Lui si è dovuto ricredere: «All’inizio sono venuto per accompagnarla e poi mi sono fatto prendere. È inutile, è come una corsa di auto: in televisione la vedi meglio ma dal vivo è più emozionante. E poi mi sono fatto una cultura di polizia scientifica». Non erano in aula quando venne mostrato il video del sopralluogo con l’ispezione cadaverica: lui non è così dispiaciuto, lei avrebbe voluto vedere «fino a che punto si può arrivare».

Due amiche di Bagnacavallo invece sono lì da poco e si augurano che arrivi l’ergastolo per dare giustizia a Giulia, «perché c’è un femminicidio ogni giorno». Hanno casa al mare a Marina Romea e vanno allo stesso bagno dell’amante di Giulia, ma non lo conoscevano di persona: «Vedere i testimoni è stato emozionante, non come in tv». E poi ci sono altre due che mentre ti fermi a parlare con un collega ti chiedono di spostarti altrimenti non vengono nelle fotografie dei reporter. «Stavamo scherzando, eh».

«Fotografia e smartphone? L’importante è distinguere il linguaggio d’autore»

Loddo FabbriIl fotografo ravennate Cesare Fabbri dell’Osservatorio Fotografico ai Parlamenti d’aprile

Il fotografo Cesare Fabbri (ravennate classe 1971) sarà tra i protagonisti dell’incontro di sabato 7 aprile (alle 16) alla biblioteca Classense di Ravenna nell’ambito dei seminari della rassegna “Parlamenti d’aprile” organizzata dal Teatro delle Albe. Fondatore a Ravenna (con la compagna di vita e sul lavoro Silvia Loddo) dell’Osservatorio Fotografico, un laboratorio permanente di ricerca sulla fotografia, Fabbri ha ottenuto riconoscimenti anche all’estero, in particolare con il suo libro dell’anno scorso The flying carpet, e anche di questo si parlerà il 7 con la gallerista londinese Charlotte Schepke e il direttore della Fondation A Stichting di Bruxelles (che ha ospitato l’anno scorso una sua personale) Jean-Paul Deridder. «Credo possa essere l’occasione – dice Fabbri – per capire come mai c’è così tanto interesse all’estero non solo per il mio lavoro ma per la fotografia che si produce in questa parte di regione. Ci saranno anche alcuni giovani autori che stimo e con cui collaboro da tempi più o meno lunghi che dialogheranno con noi come “extraparlamentari”: Nicola Baldazzi di Ravenna, Riccardo Muzzi di Viterbo, Michele Argnani di Faenza, Nicole Marchi di Roncofreddo e Tommaso Mola Meregalli di Mendrisio».
Al Rasi dal 5 al 15 e dal 23 al 30 aprile sarà invece allestita la tua mostra “Orlando”. Di cosa si tratta?
«L’installazione del Rasi è una piccola serie di fotografie fatte vicino alla Garfagnana nel corso del 2009, ispirata al XXIII canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, che racconta l’episodio della follia del più forte paladino dell’esercito cristiano, che perde il senno vedendo incise sulle cortecce degli alberi le lettere dei nomi dell’amata Angelica e del nemico saraceno Medoro, che in quel bosco avevano dato sfogo alla loro passione amorosa».
Nel tuo ultimo lavoro ci sono foto scattate in Romagna e Sardegna: hanno qualcosa in comune? Perché “The Flying Carpet”?
«Romagna e Sardegna hanno due paesaggi che sono quasi agli opposti, e come tutti gli estremi finiscono quasi con l’assomigliarsi. Per quanto riguarda il nome, Tappeti volanti è un bellissimo testo di Cristina Campo consigliatomi da Ermanna Montanari (anche lei presente all’incontro del 7 insieme a Marco Martinelli delle Albe, ndr), che ha suggerito il titolo del mio libro, The Flying Carpet, pubblicato dall’editore inglese Michael Mack».
Le tue foto sono ispirate quindi anche a letture?
«Anche se non sono un gran lettore, sicuramente certa letteratura mi aiuta a concludere i miei lavori o a trovargli un  significato. Anche la passione giovanile per il fumetto e la graphic novel mi hanno aiutato e mi aiutano a guardare la realtà mentre la fotografo».
Cos’è per te la fotografia, ai tempi dei social e degli smartphone?
«La fotografia per natura è un medium estremamente democratico e divertente; io uso ancora tecniche tradizionali e non possiedo una fotocamera digitale ma sono un acceso sostenitore dell’uso dello smartphone per fotografare. Con Silvia Loddo due anni fa abbiamo attivato un account Instagram come “osservatoriofotografico” che ci sta regalando molte soddisfazioni virtuali ma anche e soprattutto reali, sia in Italia che all’estero, e quindi sono certamente favorevole a un uso sociale dell’immagine. Credo sia molto positivo il fatto che sempre di più si comunichi attraverso le immagini e non solo con la parola. D’altronde tutti parliamo e scriviamo ma non per questo tutti siamo scrittori o letterati, l’importante è saper distinguere un linguaggio d’autore, che sia per parole o per immagini poco importa».
Ravenna sta per puntare sulla fotografia con la grande mostra di Alex Majoli al Mar e pure una notte d’oro dedicata, il 21 aprile. Cosa ne pensi?
«Quanto alla mostra di Alex Majoli confesso di conoscere in maniera veramente superficiale il suo lavoro, quindi mi sembra un’ottima occasione per tentare di rimediare, anche per questo abbiamo volentieri sostenuto la mostra, pur non essendo noi gli organizzatori, nella speranza che ci sia lunga vita per la programmazione del Mar sulla fotografia, già avviata comunque – mi sembra giusto ricordarlo – nel 2014 con la mostra di Guido Guidi. Grazie alla partnership di Osservatorio Fotografico con Fotografia Europea di Reggio Emilia la mostra del Mar è stata inserita anche nel programma del festival insieme alle iniziative di partner importanti come Csac Parma, Mast Bologna, Fmav Modena e Collezione Maramotti di Reggio Emilia, quindi speriamo che possa avere un’eco ancor maggiore».

Cagnoni andava a casa dei genitori a Firenze ma all’amico scriveva il contrario

Ventunesima udienza / Al processo per uxoricidio la testimonianza di un commercialista che frequenta l’imputato dai tempi delle scuole superiori. Ultimo contatto via Whatsapp il 16 settembre del 2016, giorno dell’omicidio di Giulia: «Rinviò una cena per il giorno dopo dicendo che i suoi stavano arrivando a Ravenna». In aula anche l’ex vicesindaco Mingozzi: «In politica si direbbe che voleva apparire»

Leggi la cronaca delle precedenti udienze

Mingozzi Tribunale
Giannantonio Mingozzi

Il venerdì in cui Giulia Ballestri fu uccisa, 16 settembre 2016, il marito Matteo Cagnoni lasciò Ravenna per un weekend di relax a casa dei genitori a Firenze: nella deposizione al processo in cui figura come imputato per omicidio, il 53enne dermatologo ha detto di aver deciso già a metà settimana per il viaggio ma nella ventunesima udienza, celebrata stamani 6 aprile, un amico ha raccontato di aver ricevuto un messaggio il venerdì con cui Cagnoni rinviava una cena dicendo che i genitori stavano arrivando a Ravenna. La circostanza è emersa nel corso della testimonianza del 54enne commercialista ravennate Luca Ferranti, amico dell’accusato sin dai tempi delle scuole superiori. Cagnoni arrivò in Toscana alle 16.06. Fuori dall’aula, dopo l’audizione, Ferranti ha rifiutato di rispondere alle nostre domande sull’orario in cui ricevette quel messaggio.

È stato il presidente della corte d’assise, Corrado Schiaretti, a chiedere dell’ultimo contatto avvenuto tra i due che negli anni hanno portato avanti il rapporto di amicizia con cene e viaggi, con le rispettive mogli e prima fidanzate. E Ferranti ricostruisce con sicurezza i contorni di uno scambio di messaggi: «Matteo mi scrisse giovedì 15 settembre (del 2016, ndr) per invitarmi con mia moglie a una cena per venerdì o sabato. Gli dissi che ci saremmo stati sabato e lui mi rispose che mi avrebbe fatto sapere perché forse i suoi genitori sarebbero venuti a Ravenna. Il venerdì non mi aveva ancora fatto sapere niente e gli chiesi se c’erano novità. Mi rispose che dovevamo rinviare perché stavano arrivando i suoi genitori».

L’avvocato Giovanni Trombini difende Matteo Cagnoni a processo per l’omicidio della moglie Giulia Ballestri

Quel 16 settembre di due anni fa Cagnoni partì da Ravenna in tarda mattinata, dopo aver preso i figli all’uscita da scuola. Nelle deposizioni raccolte finora in aula, rese sia dell’imputato che da altri testi tra cui anche il padre Mario, non era emersa la circostanza di una eventuale visita dei genitori a Ravenna. L’imputato sostiene di aver passato la mattinata in compagnia della consorte – nella villa disabitata di via Padre Genocchi dove poi verrà trovato il cadavere – e di averla vista viva per l’ultima volta verso le 12 sotto la casa coniugale in via Giordano Bruno. Lui le avrebbe chiesto di seguirlo con i figli a Firenze, lei avrebbe rifiutato dicendo di essere già organizzata per conto suo per il weekend. Frase che il marito interpreto come la volontà di trascorrere due giorni in compagnia dell’amante perché, a giudizio dell’imputato, i due si consideravano ormai separati e l’esistenza di una relazione extraconiugale era cosa nota.

L’audizione di Ferranti è una delle cinque raccolte oggi, nella prima udienza in cui davanti alla corte d’assise hanno sfilato i testi della difesa (80 quelli dell’accusa ascoltati in sei mesi di dibattimento). Si è trattato di amici che conoscevano il medico, alcuni sin dall’infanzia: l’avvocato Giovanni Trombini ha fatto poche domande lasciando spazio alla descrizione di come ricordano «Matteo». Sono arrivate solamente parole di stima, di affetto, di apprezzamento, di elogio per un profilo di uomo premuroso, non vendicativo. Ma tutte descrizioni con verbi declinati al tempo passato, quasi a prendere le distanze. Testimonianze fotocopia che hanno lasciato qualche perplessità anche al giudice Schiaretti. Ma non fu molto diverso con diverse testimonianze dei testi dell’accusa che invece dipinsero un Cagnoni opprimente e manipolatore.

Il primo teste della mattinata è stato l’ex vicesindaco repubblicano Giannantonio Mingozzi che oggi è presidente del Terminal container Ravenna (Trc): «Conosco Cagnoni da dodici-tredici anni, all’inizio per un’amicizia non profonda e poi durante il periodo del mio incarico pubblico ebbi occasione di partecipare alla presentazione di un suo libro». Nel 2011, in campagna elettorale per le amministrative, Cagnoni era tra i cento firmatari della società civile ravennate che sostenevano l’esponente dell’Edera. Del medico tratteggia un profilo ben chiaro: «Cercava in vari modi di rendersi pubblicamente noto, in politica si direbbe che voleva apparire». Una riflessione che forse spiega la successiva: «Al termine del mio incarico non ci siamo più sentiti molto. Forse era più interessato all’istituzione che alla persona». In compagnia della moglie, Mingozzi ebbe occasione di frequentare i coniugi Ballestri-Cagnoni in cene ed eventi mondani: «Giulia non sembrava costretta ma nemmeno entusiasta. Direi che mostrava indifferenza. A casa invece era gradevolissima con gli ospiti».

C’è poi spazio per il deposito da parte dell’accusa (pm Cristina D’Aniello) di un’indagine integrativa. La polizia giudiziaria ha fatto un sopralluogo all’aeroporto di Bologna per verificare la disposizione dei negozi accessibili anche senza avere una carta d’imbarco. Questo perché il 18 settembre del 2016 Cagnoni e il padre Mario andarono da Firenze a Bologna per incontrare l’avvocato Trombini – «Per avere un consulto ipotizzando che Giulia avesse abbandonato il tetto coniugale» – ma passarono dall’aeroporto. Per la procura stava pensando a una fuga. Per la difesa andò a cercare di comprare un orologio per un figlio dopo averne comprato uno per la figlia in un precedente viaggio. Ebbene secondo quanto rilevato dalla procura da giugno del 2016 non c’è alcun negozio che vende orologi per chi non ha il biglietto.

Il processo procederà ora con le udienze del 13 aprile per l’audizione di tutti i testi civili della difesa, il 20 aprile e il 4 maggio con i consulenti tecnici di parte. A quel punto dovrebbe concludersi l’istruttoria per lasciare spazio alla requisitoria del pubblico ministero e all’arringa difensiva in vista della sentenza che non potrà arrivare prima del 24 maggio, giorno in cui la Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi per la domanda di trasferimento del processo in altra sede su richiesta della difesa che teme un clima di condizionamento mediatico a Ravenna.

 

Di nascosto tenta di filmare una compagna in bagno a scuola per vendere il video

In un istituto superiore faentino un 17enne è finito nei guai: per coprirsi ha inventato un giro di spaccio. Ha detto bugie alla coetanea, ai prof e ai carabinieri. Ora rischia una denuncia per procurato allarme

FilmatoSi è inventato un giro di spaccio a scuola per giustificare il fatto che stesse tentando di filmare una compagna nei bagni. Vicenda quanto meno bizzarra quella capitata ai carabinieri di Faenza. Un insegnante aveva telefonato per segnalare un presunto spaccio di droga su segnalazione di un 17enne. Il ragazzo si era intrufolato nel bagno delle ragazze, si era arrampicato su una delle pareti divisorie della toilette per filmare con il proprio smartphone una compagna di classe entrata poco prima ma la ragazza se n’era accorta.

A quel punto il 17enne ha prima mostrato alla ragazza che sul telefonino non c’erano sue foto poi le ha raccontato che era entrato nel bagno per fare un favore a un’altra studentessa che, a suo dire, gli aveva chiesto di recuperare un involucro contenente una dose di marijuana. Il 17enne ha poi raccontato la stessa versione ad un insegnante, forse per mettere le mani avanti nel caso la compagna lo accusasse di aver tentato di fotografarla di nascosto. A quel punto è partita la segnalazione ai carabinieri.

Il giovane ha ripetuto la balla anche all’Arma che, però, non ha abboccato. Ormai nel vortice delle bugie, incalzato, ha fatto il nome della studentessa che gli avrebbe chiesto il “favore”. Convocata in presidenza, i carabinieri hanno capito che qualcosa non andava: la ragazza è impallidita, giurando che nulla ne sapeva. Alla fine il ragazzo è crollato: ha raccontato che un suo amico gli aveva promesso soldi in cambio di un filmino della sua compagna girato nel bagno delle ragazze mentre aveva i pantaloni abbassati.

In caserma, i carabinieri hanno redatto un’informativa di reato alla procura, ipotizzando il reato di procurato allarme. Ci sono indagini per capire se ci sono altre persone coinvolte nella vicenda.

Liti e furti tra i clienti, un lavoratore su tre con precedenti: i guai del Pineta

La nota discoteca chiusa per sette giorni da un provvedimento della questura sulla base di un dossier dei carabinieri che raccoglie tutti gli episodi di disordini negli ultimi due anni

30123901 10156293824707938 5567427137842970624 ONegli ultimi due anni le pattuglie dei carabinieri sono intervenute otto volte per liti, aggressioni o percosse cominciate nel locale coinvolgendo clienti o anche addetti alla sicurezza. Nello stesso arco di tempo svariate denunce presentate dai clienti per furto, rapina e anche una presunta violenza sessuale sempre all’interno del locale. Nel 2017 più di un terzo dei 95 lavoratori impiegati è risultato avere precedenti penali o di polizia per reati come falso, spaccio, truffa, ricettazione, minacce, rissa, resistenza. In buona sostanza è questo il quadro che ha portato il questore di Ravenna a disporre un provvedimento di chiusura per sette giorni della nota discoteca Pineta di Milano Marittima. I sigili sono stati apposti oggi, 6 aprile. Per il momento i gestori del locale preferiscono non rilasciare dichiarazioni.

Pineta ChiusuraI carabinieri della compagnia di Cervia Milano Marittima hanno compilato un dettagliato dossier che raccoglie tutte le vicende rilevanti dal punto di vista dell’ordine pubblico riguardanti il locale. Dagli interventi per liti tra clienti, per presunte aggressioni da parte degli addetti alla sicurezza, per percosse. Vicende cominciate all’interno e poi sfociate anche all’esterno. Basta mettere in fila alcune diagnosi e prognosi dei coinvolti per avere un’idea: 10 giorni per un trauma cranico, 45 giorni per naso e mandibola rotti, 7 giorni per percosse al volto.

Numerose le denunce di furti di portafogli, cellulari e giubbotti presentate in varie parti d’Italia da chi è stato all’interno della discoteca, meta blasonata delle estati in riviera. In due distinte circostanze poi le forze dell’ordine hanno identificato alcuni dei clienti trovandone in un caso cinque e nell’altro quindici anche con gravi precedenti.

Di fronte all’attività info-investigativa svolta dai carabinieri è stato emesso il decreto di chiusura della attività per 7 giorni secondo l’articolo 100 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Allarme obesità: il 46 per cento della popolazione ravennate è in sovrappeso

Se ne parla sabato 7 aprile ad un convegno organizzato dal centro medico Olympus. La cattiva alimentazione è anche causa di malattie

Bilancia GenericaIl 46 per cento della popolazione ravennate è in sovrappeso o obeso. Questo dato, diffuso dal centro medico  Polispecialistico Olympus che domani alle 9 organizza un convegno sul tema, è il più alto della Romagna. Nelle tre province, le persone oltre il proprio peso ideale sono il 44 per cento, di cui l’11 per cento è obesa. A Ravenna il fenomeno è più marcato rispetto a Cesena, Rimini e Forlì dove il dato si attesta tra il 40 e il 41 per cento.  «Tradotti in cifre questi dati ci dicono che 232.000 romagnoli sono in sovrappeso e, di questi, ben 82.000 sono obesi. Le statistiche su base nazionale parlano di un costo elevatissimo per il Servizio Sanitario Nazionale che si attesta sui 10 miliardi di eu all’ anno. Gravi sono le malattie provocate dal sovrappeso e dall’obesità, diabete, problematiche cardio vascolari, problemi motori, ipertensione». La cattiva alimentazione causa altre gravi malattia.

«Il Progetto Olympus – si legge nella nota di presentazione – fondato sulla transdisciplinarietà delle varie specializzazioni mediche pone il paziente al centro del progetto, suggerendo e proponendo soluzioni personalizzate e non semplici repliche di protocolli generici. Un progetto che vuole dare ” anni alla vita ” con un team di professionisti in aiuto ed in supporto alle persone».

Dopo l’ apertura dei lavori ed il saluto delle zutorità interverranno nell’ ordine :

– ore 9.30 – Dr. Valgimigli Giampiero – ” dal movimento alla nutrizione incontrando le emozioni ”

– ore 10.00 – Dr. Brancaleoni Marco – ” terapia chetogenica : il trattamento del sovrappeso/obesità causa di malattie degenerative croniche ”

– ore 10.50 – Dr. Bosco Filippo – ” il ruolo della medicina complementare integrata nel trattamento dell’ obesità e non solo : strategie terapeutiche complementari ”

– ore 11.20 – Maestro Albiani Alfredo – ” il peso della salute : apprendere lo stile di vita quotidiano cosciente e consapevole per una strategia integrata e autonoma della persona in sovrappeso ”

– ore 1150 – Dott. Silvano Zanuso – Technogym spa – ” il ruolo dell’ attività fisica e l’ esercizio fisico nel trattamento dell’ obesità “

Una gelateria al posto delle camicie in piazza Kennedy: l’apre la Fattoria Mordenti

Novità in centro a Ravenna. L’investimento è del titolare dell’allevamento di Alfonsine che produce e vende uova da decenni

Camiceria
L’ex camiceria di piazza Kennedy: al suo posto sta per aprire una gelateria

In marzo ha chiuso i battenti dopo oltre vent’anni di attività la Reale Camiceria ma al suo posto, nel locale che si affaccia sulla rinnovata piazza Kennedy, in centro a Ravenna, è già pronta ad aprire una gelateria. E, novità nella novità, ad affrontare l’investimento sarà un volto noto non del settore, bensì del campo agroalimentare ravennate, Germano Mordenti, da decenni impegnato nella produzione e nella vendita di uova con la sua fattoria-allevamento di Alfonsine. E si chiamerà proprio Mordenti la gelateria che, dovesse arrivare nei prossimi giorni l’ultimo via libera da parte della Soprintendenza di Ravenna, aprirà i battenti già il 20 aprile.

«Secondo me mancava una bella gelateria a Ravenna – sono le parole di Germano Mordenti – e ho sempre voluto aprire un’attività del genere. La nuova piazza Kennedy mi piace, anche se è più complicato raggiungerla in auto ci sono tante iniziative e alcune contiamo di organizzarle anche noi, per turisti e bambini e ragazzi delle scuole. Il nuovo sindaco mi piace, rispetto al passato trovo ci sia un nuovo spirito combattivo per far bene, migliorare la città, e devo dire che questo mi ha incentivato a fare l’investimento».

Sarà un locale arredato in stile «antico», con due entrate e all’interno sedie e tavolini per consumare gelati («ma anche yogurt, crepes, centrifugati, macedonie…»), in attesa di poter sfruttare anche lo spazio esterno («ci voleva troppo tempo per le autorizzazioni, le chiederemo più avanti») e con una ricetta realizzata in collaborazione con un noto e prestigioso marchio di gelaterie. «A gestirlo sarà in particolare mia figlia e vogliamo usare prodotti della filiera agricola, una filiera corta che conosciamo bene grazie alla nostra attività principale».

Appartamento occupato senza titolo: l’odissea di un uomo per riavere casa

Diverse volte nell’abitazione erano state trovate persone che non dovevano starci. Solo l’intervento della polizia ha risolto la cosa

VolantepoliziaSolo la polizia gli ha permesso di riavere la propria abitazione. L’odissea di una faentino era iniziata nel giugno del 2017: da quel mese infatti non riceveva più l’affitto ed aveva intrapreso la procedura di sfratto tramite il proprio avvocato. Aveva affittato la casa ad un marocchino ma, un mese prima, l’aveva trovata abitata da altre persone.  In quell’occasione era intervenuta la polizia insieme alla Municipale. All’interno c’era un altro cittadino marocchino che sosteneva di pagare un sub affitto ad un connazionale e di avere quindi tutto il diritto di usufruire della casa.

L’uomo ha dichiarato inoltre ai poliziotti intervenuti di avere ricevuto dall’amministratore condominiale un verbale nel quale si riferiva che erano stati effettuati ulteriori sopralluoghi nell’appartamento da parte della Municipale senza però rilevare la presenza di alcuna persona.

Una decina di giorni dopo, informato dai condomini che la porta del suo appartamento risultava forzata e senza serratura, l’uomo si era recato nuovamente sul posto, verificando i danni alla porta e aveva quindi deciso di chiedere nuovamente l’intervento della polizia. Dentro l’appartamento gli agenti hanno rilevato la presenza all’interno di un uomo di nazionalità marocchina, classe 1987, domiciliato a Faenza, irregolare sul territorio nazionale, nullafacente, e di una donna italiana, originaria di Forlì, classe 1998, anch’ella residente in città.

Gli agenti invitavano le due persone a raccogliere i loro effetti personali e a seguirli negli uffici del commissariato per essere compiutamente identificati. Dopo gli accertamenti e approfondimenti del caso, non riuscendo a fornire idonee argomentazioni in merito alla loro presenza in quell’abitazione, l’uomo e la donna sono stati denunciati in concorso tra loro per i reati di invasione di terreni o edifici e danneggiamento aggravato.Il  marocchino, essendo in posizione di irregolarità sul territorio nazionale, è stato inoltre indagato per il reato di ingresso e soggiorno illegale. Mentre il cittadino faentino è potuto finalmente tornare in pieno possesso del suo appartamento nel centro cittadino.

Vinlugo allestita in extremis a causa del cantiere al Pavaglione. Pro loco infuriata

Solo nel tardo pomeriggio i volontari sono riusciti a predisporre il tutto. Il presidente: «Chi si occupa di lavori pubblici in Comune cambi mestiere»

Vinlugo«Chi si occupa dei lavori pubblici a Lugo farebbe bene a cambiare mestiere». Mauro Marchiani, presidente della pro loco di Lugo, è infuriato. Quando mancano poche ore all’inizio della manifestazione “VinLugo”, in programma da questa sera,  venerdì 6 aprile, alle 19 il cantiere per i lavori nel Pavaglione occupava ancora parte dell’area che dovrebbe essere occupata da food track e cantine. Così i volontari della pro loco si sono – dice Marchiani – «scapicollati per portare a termine quanto avrebbe dovuto fare chi è stipendiato dal pubblico». Vale a dire liberare per tempo la zona, in modo da permettere alla pro loco di allestire l’evento con calma.

Non è andata così: nel pomeriggio di venerdì teloni e transenne (in questi giorni si sta verniciando il Pavaglione) non erano ancora stati tolti, così ci hanno dovuto pensare i volontari. «Il problema è che non ci dobbiamo occupare solo dell’allestimento ma anche della sicurezza, con oneri che diventano sempre più gravosi e se io faccio una cosa non posso occuparmi dell’altra. Comunque la manifestazione si farà e sarà pronta per tempo. Però noi pensavamo di essere già pronti in mattinata, avendo iniziato mercoledì ad allestire, invece non è andata così». Più di quaranta le cantine presenti, a cui si aggiungono i food truck. Previsto un afflusso di cinquemila persone nel weekend. «Credo che i lavori al Pavaglione siano doverosi – precisa il presidente –  ma dico anche che la nostra manifestazione non è stata decisa all’ultimo momento, è in calendario da mesi, e c’era modo di far trovare libero lo spazio questo weekend».

VinLugo è uno dei fiori all’occhiello della Pro Loco. Il primo anno le cantine presenti erano 20, alla quarta edizione sono diventate 42. Si tratta della prima manifestazione lughese dedicata esclusivamente al vino, ideata da Maria Carlotta Pocaterra. E’ in programma da oggi, venerdì, 6 aprile, a domenica 8 aprile 2018 (gli stand saranno aperti il venerdì dalle 20, il sabato dalle 16 e domenica anche a pranzo dalle 12).

«VinLugo è un evento di cui siamo orgogliosi – dice  Marchiani – perché, come tutte le iniziative della Pro Loco, ha lo scopo di promuovere il turismo a Lugo. Come sempre l’ingresso all’evento è gratuito per permettere a tutti di goderne. Quest’anno saranno presenti 42 cantine, in aumento rispetto alle edizioni passate. Oltre ai vini saranno presenti anche birre artigianali e street food per soddisfare tutti i gusti e allargare il nostro target. Ringrazio i volontari per il loro prezioso lavoro senza il quale VinLugo, come le altre manifestazioni che facciamo durante l’anno, non potrebbero svolgersi. E mi preme, in questa occasione, sottolineare il valore della rete associativa che insieme alla Pro Loco crea gli eventi. E qui per Vin Lugo sono davvero tante le associazioni che si adoperano per il suo pieno e perfetto svolgimento».

 

 

 

Nuovi servizi a Santa Teresa: una sala operatoria per interventi in anestesia locale

L’Opera allarga il proprio raggio di azione anche con un ambulatorio dedicato alle persone con ferite difficili e una collaborazione con la clinica dentale

Santa Teresa 2Nuovi servizi all’Opera Santa Teresadel Bambin Gesù: nei mesi scorsi il polo presieduto da don Alberto Camprini, il cui direttore sanitario e Massimo Argnani, ha ampliato l’offerta. Ad inizio aprile è stato  autorizzato dall’Ausl  un ambulatorio chirurgico con sala operatoria di tipo A. al suo interno potranno essere eseguiti interventi chirurgici polispecialistici in anestesia locale o tronculare che non richiedono per legge la presenza o ausilio in loco di un anestesista, cioè tutti gli interventi che una volta eseguiti non richiedono osservazione o ricovero, per cui il paziente può essere inviato a domicilio.

Come per legge, la procedura anestesiologica sarà eseguita dal chirurgo operatore stesso coadiuvato da una figura infermieristica, che provvederà all’assistenza al paziente nel percorso pre e post operatorio. Nell’ambulatorio chirurgico opereranno tutti gli specialisti che avendone i requisiti lo richiederanno: in particolare gli interventi eseguibili riguardano la specialità di chirurgica generale, chirurgia vascolare, chirurgia plastica, dermatologia, urologia, ortopedia.

Già da qualche mese, è poi possibile accedere a un ambulatorio in cui è presente un percorso diagnostico – terapeutico dedicato alle persone con ferite difficili, vale a dire  tutte quelle acute o croniche che non tendono a guarigione spontanea entro un tempo di 4/6 settimane. Le lesioni cutanee risultano essere una delle patologie più diffuse con notevoli risvolti di ordine economico e sociale.  E’ richiesta quindi una strategia terapeutica che deve sempre rivolgersi alle condizioni generali del paziente e alla lesione cutanea. Il percorso diagnostico terapeutico è gestito da specialisti che sono in grado di eseguire rapidamente una valutazione, dare le indicazioni specifiche del caso ed eseguire le prestazioni necessarie.

Infine, sempre da qualche giorno è stato stretto un rapporto di collaborazione con la clinica dentale Santa Teresa, struttura all’avanguardia nel campo dell’odontoiatria che, dopo il centro nato a Ravenna nel maggio 2014 (che dall’apertura ad oggi ha servito oltre settemila persone) e quello aperto a maggio 2016 al centro commerciale La Filanda di Faenza, è presente dallo scorso gennaio anche a Cesena. La nuova sede interna al Polo spazierà a 360 gradi, ma si occuperà innanzitutto di diagnosi 3D e prevenzione, in integrazione con la vicina sede ravennate della Clinica (che sorge in via De Gasperi, praticamente dietro il Polo di Santa Teresa). Una struttura che presenta caratteristiche moderne e ben specifiche, in cui si applica appieno il concetto di industria 4.0 in odontoiatria.

Aveva marijuana e metanfetamina: i carabinieri arrestano presunto pusher

Arrestato un 23enne di Russi già noto all’Arma per alcuni precedenti. Trovato anche materiale per il confezionamento. Imposto l’obbligo di dimora

CatturaI carabinieri della compagnia di Ravenna, nel tardo pomeriggio di giovedì 5 aprile hanno tratto in arresto un 23enne di Russi con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Già noto ai carabinieri, i militari avevano assistito a a degli scambi sospetti lo hanno fermato; dagli accertamenti effettuati presso la sua dimora hanno rinvenuto svariate dosi di marijuana e metanfetamina, oltre a materiale per confezionarle. Quest’ultimo rinvenimento ha dato la conferma sulla destinazione della droga: sarebbe stata suddivisa in piccole confezioni singole da cedere al dettaglio.

Le sostanze sono state per tanto sequestrate mentre il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Il 6 aprile, al termine del processo direttissimo, con la convalida, il giudice del tribunale ravennate gli ha imposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza con la permanenza notturna a casa.

Giovani, italiani e del vivaio Il Godo ci prova così

BortolottiCon l’arrivo della primavera inizia anche la stagione del “batti e corri”, che come accade da tempo vede il Godo Baseball rappresentare la vetta più alta di questo sport nella provincia di Ravenna. Per la terza stagione di fila il piccolo club di via Rivalona partecipa al campionato di Serie A2, con l’obiettivo di tornare un giorno ai fasti di un passato ancora recente: per un decennio, infatti, il Godo è stato un punto fisso della massima serie, prima denominata A1 poi Italian baseball league e quest’anno di nuovo A1. «Per una serie di motivi, in particolare economici – racconta lo storico direttore sportivo Attilio Casadio – abbiamo deciso di adottare un profilo più basso possibile, aspettando tempi migliori. In questi due anni, comunque, ce la siamo cavata abbastanza bene, raggiungendo i quarti playoff nel 2016 e una tranquilla salvezza nel 2017».
Qualcosa deve però essere cambiato a Godo, che nel corso dell’inverno ha riabbracciato alcuni giocatori di ottimo livello, facendo così ben sperare in vista del futuro. Alla “casa madre” sono infatti tornati Erik Gelli da Imola, Federico Rubboli, reduce da un anno sabbatico, e la coppia formata da Mattia Bucchi e Alessandro Casalini, entrambi provenienti da Firenze. A guidare la squadra ci penserà il giovane manager Marco Bortolotti, che ha sostituito in corsa Luis Hernandez, a sua volta pitching coach, l’allenatore dei lanciatori. Un ruolo, questo, che il cubano ricoprirà anche nelle formazioni del settore giovanile: la Serie C, l’Under 15, l’Under 14, l’Under 12 e il team pre-baseball.
Il Godo si tufferà in un campionato che quest’anno prevede una formula rinnovata. Ventiquattro le squadre partecipanti, divise in quattro gruppi da sei: l’ultima retrocede, le quattro prime vanno ai playoff e a salire in A1 saranno le due finaliste. Il debutto godese è previsto sabato 7 aprile, sul “diamante” di via Rivalona, contro i siciliani del Paternò. «Anche se siamo stati inseriti in un girone molto difficile, l’accesso ai playoff secondo me è alla nostra portata. C’è Imola, che l’anno scorso ha vinto il campionato e non si è indebolita, come pure Castenaso, che si è rinforzata con il nostro ex Sabbatani, e Collecchio, giovane e pericolosa. Noi però dovremmo essere a quel livello e ce la possiamo giocare a viso aperto con tutti».
Sui punti di forza della sua “creatura” Casadio continua sottolineando come «il nostro sia un gruppo completo, con un ottimo monte italiano e tanto equilibrio sia in attacco, sia in difesa. Molto dipenderà dalla crescita dei più giovani, con interessanti prospettive per quello che hanno fatto vedere l’anno scorso. Il roster attuale rappresenta un buon punto di partenza, con la speranza di raccogliere i frutti del duro lavoro svolto nel passato a livello di vivaio».
L’unico straniero del Godo Baseball è il dominicano Emanuel Evangelista, che però vive in Romagna già da tre anni. «La nostra è una realtà autarchica, che punta in pratica solo sugli italiani, anche se resta la possibilità di fare un ultimo colpo di mercato fuori dai confini nazionali. Le avversarie hanno invece tantissimi stranieri, in particolare sul monte. Nonostante ciò io sono sicuro che Godo possa contrastare le più forti – termina Casadio – raggiungendo traguardi molto importanti».

Roster: tutti i nomi
Calendario: via il 7 aprile

Roster
Esterni: Simone Melandri, Davide Meriggi, Giacomo Meriggi, Nicolò Minghelli, Alessio Servidei. Interni: Mattia Bucchi, Samuele Galli, Erik Gelli, Javier Perez, Luca Servidei, Marco Servidei. Lanciatori: Alessandro Casalini, Jonathan Foli, Matteo Galeotti, Nicolò Ioli, Gabriele Piumatti, Alex Sabbadini, Mirco Sabbadini.
Ricevitori: Emmanuel Evangelista, Jacopo Foli (anche esterno), Jacopo Molducci, Federico Rubboli (anche interno).
Manager: Marco Bortolotti.
Pitching coach
: Luis Hernandez. Coaches: Dunier Ibarra, Stefano Naldoni, Daniel Orselli, Luca Servidei, Stefano Servidei.
Calendario girone C
1ª giornata (andata 7-4, ritorno 23-6) Godo-Paternò; 2ª g. (a. 14-4, r. 7-7) Godo-Modena; 3ª g. (a. 21-4, r. 22-7) Godo-Sala Baganza; 4ª g. (a. 28-4, r. 28-7) Collecchio-Godo; 5ª g. (a. 5-5, r. 5-8) Godo-Imola. Intergirone: 1ª g. (13-5) Viterbo-Godo; 2ª g. (19-5) Godo-Nettuno2; 3ª g. (26-5) Grosseto-Godo; 4ª g. (2-6) Godo-Pesaro; 5ª g. (10-6) Potenza Picena-Godo; 6ª g. (16-6) Godo-Macerata

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