mercoledì
13 Maggio 2026

Cra, accordo Regione-sindacati per sostenere le famiglie nel pagamento delle rette

Dopo l’aumento deliberato in dicembre e le conseguenti proteste

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Introduzione dell’Isee a partire dal 1° gennaio 2025, da applicare in maniera lineare nel calcolo delle rette a carico degli utenti dei servizi sociosanitari residenziali. E ulteriori 10 milioni di euro sul Fondo sociale regionale, risorse aggiuntive che la Regione stanzierà in assestamento di Bilancio 2024 e che trasferirà ai Comuni per sostenere le famiglie con redditi medio bassi e bassi nel pagamento delle rette stesse, a valere per tutto quest’anno.

Sono le novità contenute nel verbale di accordo sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna con i sindacati Cgil, Cisl, Uil e le relative sigle dei pensionati – Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil – dopo l’adozione da parte della Giunta regionale della delibera che adeguava la remunerazione dei servizi sociosanitari, lo scorso 18 dicembre.

«Un’intesa importante- sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale al Welfare, Igor Taruffi – che giunge al termine di un confronto proficuo con le organizzazioni sindacali, con le quali abbiamo condiviso il bisogno di sostenere persone e famiglie in difficoltà, con redditi medio-bassi, di fronte alla necessità di garantire assistenza e cura a persone anziane o con disabilità e ai propri cari. Oltre all’introduzione dell’Isee dal prossimo anno, unitamente all’applicazione delle nuove regole sul sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari, con le quali vogliamo anche migliorare la qualità dei servizi e del lavoro – proseguono – aumenteremo di 10 milioni di euro il Fondo sociale regionale, fondi che si aggiungono agli oltre 30 milioni di euro in più che nell’ultimo anno e mezzo avevamo messo sul Fondo regionale per la non autosufficienza. Continuiamo quindi a supplire all’assenza del Governo, che taglia sulle risorse per la sanità e i servizi socio-assistenziali, facendo fino in fondo la nostra parte, investendo sui servizi e assicurando alle strutture le condizioni per poter continuare e non dover chiudere».

«Bene l’intesa con la Regione, soddisfatti che siano state accolte tutte le nostre richieste, ma si poteva fare prima e meglio».
È stato questo, lapidario, il commento del segretario generale della Cisl Emilia-Romagna Filippo Pieri.
«Lo scorso autunno – ha sottolineato – siamo rimasti interdetti sia per l’indistinto e considerevole aumento dei costi a carico delle famiglie sia per le modalità con cui è stata presa la decisione, vale a dire in modo formale, repentino e senza alcun dialogo. Un’anomalia che in Emilia-Romagna, dove c’è una tradizione di confronto tra istituzioni e parti sociali, solitamente non capita».

Fino a 15mila euro di incentivi per far nascere una nuova start-up cooperativa

Torna Coopstartup Romagna, con un’attenzione particolare per il settore sportivo e le comunità energetiche

Emiliano Galanti
Emiliano Galanti

Si sono aperte il 15 gennaio e proseguiranno fino al primo di aprile (sul sito www.coopstartup.it/romagna) le iscrizioni alla settima edizione del bando Coopstartup Romagna per la nascita di nuove imprese in forma cooperativa, promosso da Legacoop Romagna, Coop Alleanza 3.0, Coopfond e Federcoop Romagna (info 0544 509512, anche Whatsapp).

Nelle prime sei edizioni sono stati investiti più di 200 mila euro nei territori di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini per promuovere la creazione di nuove cooperative. In totale sono stati presentati oltre 150 progetti che hanno coinvolto 600 persone e hanno portato alla costituzione di una ventina di nuove imprese.

Tutti i partecipanti a Coopstartup Romagna ricevono gratis una formazione a distanza sulla forma di impresa cooperativa. I 15 gruppi finalisti entrano a far parte di un percorso di tutoraggio in modalità one-to-one in cui vengono affiancati dagli esperti di Legacoop e Federcoop Romagna per la messa a punto dei progetti di impresa e la stesura dei business plan.

Ne parliamo con il responsabile del settore “Promozione Cooperativa” di Legacoop Romagna, Emiliano Galanti.

Soddisfatti del progetto? Qual è il vostro obiettivo?
«Continuiamo a essere l’unica realtà in Italia che lo fa ogni anno con continuità, perché il progetto ci dà soddisfazioni. Il tasso di sopravvivenza delle nostre start-up è più alto di quello della start-up media in Italia. E questo probabilmente perché facciamo un percorso sia di formazione che di selezione e di accompagnamento molto accurato con l’obiettivo di dare un premio a chi pensiamo possa avere buone probabilità non solo di aprire la propria impresa, ma di farla vivere e diventare un lavoro, cercando di evitare invece perdite di tempo senza molte prospettive».

Chi può partecipare?
«Possono partecipare a Coopstartup Romagna tutti i residenti in Italia e nell’Unione Europea organizzati in gruppi di almeno 3 persone (o di 9 soggetti, se tra i soci c’è anche una persona giuridica), oltre alle cooperative già costituite a partire dall’1 gennaio 2023 con sede legale e operativa nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Non è previsto nessun limite di età, anche se in fase di selezione saranno valutati in modo particolare i progetti presentati da gruppi formati in maggioranza da under 40».

Quali sono le novità di questa edizione?
«La prima novità è rappresentata dal premio, che passa da 12mila euro a fondo perduto a uno stanziamento invece di 10mila a fondo perduto e di altri 5mila in servizi forniti da Federcoop. Da qui il nostro slogan: “15mila buoni motivi per far nascere una cooperativa”…».

Coopstartup RomagnaCi sono settori particolari che sono invitati a partecipare?
«Le idee possono riguardare tutti gli ambiti settoriali e merceologici, in particolare quelli considerati dall’agenda 2030 dell’Onu. Sono però previsti – e questa è l’altra novità di quest’anno – punti aggiuntivi per i progetti di Cooperative Sportive e di Comunità Energetiche Rinnovabili in forma cooperativa».

Come mai questa attenzione per il mondo dello sport?
«La recente riforma dello sport ha portato a numerose novità per questo settore, anche per il mondo dilettantistico, che si va sempre più professionalizzando: aumentano i vincoli, le regole, la necessità di formalizzare rapporti di lavoro quando una volta erano sufficienti solo rimborsi spese. In questo senso, la forma cooperativa può essere una buona soluzione per dare delle risposte, principalmente a tre casistiche. Penso a una coop di lavoro per professionisti, per esempio, dagli allenatori ai fisioterapisti, dai semplici laureati in Scienze motorie fino ai personal trainer, che magari svolgono lavori a partita Iva e che potrebbero associarsi per un progetto collettivo in grado di dare più tutele, dagli aspetti burocratici e amministrativi, fino alle sostituzioni per ferie o malattie. La cooperativa può essere poi un ottimo strumento per la gestione degli impianti sportivi, tema sempre più rilevante per le amministrazioni comunali e che dovrà essere sempre più integrata tra sport, politiche sociali, progetti di comunità; ecco che la cooperativa potrebbe essere un ottimo interlocutore con il Comune per gli impianti, potendo mettere insieme professionisti, associazioni, imprese. Terzo ambito sportivo su cui stiamo lavorando è la cooperativa che potrebbe aggregare società di discipline diverse di uno specifico territorio, per affrontare in forma congiunta adempimenti burocratici e costi, a partire da quelli di trasporto, con la possibilità per esempio di poter utilizzare un unico pullmino da più società. Su questo tema abbiamo organizzato un interessante convegno a Cesena alcune settimane fa e sta nascendo un gruppo nazionale dedicato all’interno di Legacoop».

Il tema delle comunità energetiche invece è per voi già noto.
«Ci lavoriamo da due anni e possiamo mettere a disposizione competenze e collaborazioni raccolte in questo periodo per raccogliere progetti da cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni. Finalmente è stato approvato il decreto che regolamenta gli incentivi e noi abbiamo già candidato 7 progetti al bando regionale. Due sono a buon punto, con la redazione degli studi di fattibilità. Quella cooperativa, in questo caso, è la forma giuridica che meglio si adatta alle caratteristiche che la normativa dà alle comunità energetiche».

Rallenta la crescita in Romagna, ma il 2023 è stato positivo nonostante l’alluvione

I dati dell’indagine congiunturale di Confindustria Romagna. Incognite sul 2024

Rimini, 23/11/2021; Assemblea Confindustria Romagna ©Riccardo Gallini/GRPhoto
Roberto Bozzi

Nonostante la produzione di novembre scorso abbia registrato a livello nazionale una forte flessione, le imprese del territorio romagnolo evidenziano un andamento ancora positivo di tutti gli indicatori per il 2023, sebbene con percentuali inferiori rispetto agli ultimi due anni. Per l’anno in corso prevale un clima di incertezza, a causa degli scenari internazionali che vedono aprire nuovi fronti di instabilità geopolitiche.

È quanto emerge dalla rilevazione tra le aziende associate sulle tre province romagnole, effettuata a gennaio dal Centro Studi di Confindustria Romagna, che ha raccolto i dati sulle variazioni nel secondo semestre 2023 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, oltre a sondare le aspettative sulla prima metà del 2024.

Il campione delle aziende rispondenti rappresenta i comparti di manifattura e servizi, e non comprende il settore edile.

«L’anno da poco concluso è stato segnato dall’alluvione che ha colpito gran parte della Romagna, con impatti diretti e indiretti su numerose imprese associate e sulle loro filiere di riferimento, ma nell’ultimo trimestre ha visto anche segnali positivi, soprattutto nei servizi, grazie al calo dell’inflazione e del costo delle materie prime – spiega il presidente degli industriali romagnoli, Roberto Bozzi -. Il 2024 si è aperto però con nuove incognite per i flussi commerciali, dovuti alla forte riduzione dei transiti nel canale di Suez. I prezzi di gas e petrolio non ne hanno risentito finora, ma restano alti e il quadro è in continuo divenire: al momento non registriamo impatti particolari a livello locale ma teniamo monitorati potenziali rischi perché, se la situazione dovesse perdurare, sarebbero inevitabili ricadute sul territorio».

I dati in Romagna al 31 dicembre 2013

La produzione nel secondo semestre 2023 rispetto allo stesso semestre 2022 registra un +1,9%, il fatturato un + 4,5% (fatturato interno +4,6% e fatturato estero +3,7%) l’occupazione +4,1%.

Gli ordini sono aumentati per il 46,8% dei rispondenti, stazionari per il 24,8% e in diminuzione per il 28,4%. Meno dinamico l’andamento degli ordini esteri, stazionari per il 60,6%, in aumento per il 25,7% e in diminuzione per il 13,7%.

Migliorano i dati sul costo delle materie prime, rilevato stazionario per il 45% del campione, in aumento per il 33,9% e in diminuzione per il 21,1%.

Le giacenze sono in aumento per 15,6% del campione, stazionarie per il 68,8% e in diminuzione per il 15,6%.

Inoltre, il 76,9% dei rispondenti esclude di ricorrere ad ammortizzatori sociali nei prossimi mesi. Le difficoltà di reperimento del personale rimangono elevate e molto elevate per il 44,4% delle imprese, e solo un’azienda su dieci dichiara di non avere nessuna difficoltà.

Previsioni primo semestre 2024

Le aspettative sulla prima metà dell’anno in corso sono di prudenza, e nella maggior parte del campione interpellato prevale un sentiment di stazionarietà in tutti gli indici economici.

L’andamento della produzione viene previsto in aumento dal 33,9% delle imprese, stazionario dal 45% mentre il 21,1% degli imprenditori prevede una diminuzione.

Il 55% delle aziende si aspetta una stazionarietà negli ordini, il 33,9% un aumento e l’11,1% una diminuzione. Analoghe attese per gli ordini esteri: per il 49,5% saranno stazionari, per il 35,8% in aumento e per il 14,7% in diminuzione.

Per quel che riguarda le giacenze, il 59,6% delle imprese le stima invariate, il 37,6% in aumento ed il 2,8% in diminuzione.

Le previsioni sull’occupazione sono stazionarie per il 68,8% del campione, in crescita per il 22% ed in calo per il 9,2%.

Focus investimenti

L’indagine ha approfondito la dinamica degli investimenti effettuati nel 2023: si conferma positiva sia la percentuale degli investimenti sul fatturato (5,2%), sia la variazione percentuale delle spese per investimenti rispetto al 2022 (+18,4%).

Gli ambiti di investimento più ricorrenti risultano essere la formazione (24,1%), Ict (23,1%), ricerca e sviluppo (16,7%) e tutela ambientale (12%). Tra i fattori ostativi, le difficoltà amministrative e burocratiche sono le più segnalate (25,9%).

A specifica domanda sulla digitalizzazione, il 73% del campione ha risposto di aver investito in ICT negli ultimi due anni: di questi, il 38% in beni materiali, il 49% in beni immateriali e il 12% in capitale umano.

In questo segmento, gli investimenti si sono concentrati in cyber security, cloud e software di gestione e pianificazione delle risorse d’impresa.

Il 59% del campione ritiene di avere già le competenze specifiche fra le risorse umane presenti in azienda, il 23% non ha competenze e intende in parte formare il personale interno in parte procedere con nuove assunzioni, mentre il 16% non ha le competenze interne, ma intende formarle.

Altro mezzo milione di euro a Lugo per ripristinare altre tre strade alluvionate

Il dettaglio del secondo pacchetto di interventi approvato dalla giunta, grazie ai fondi della struttura commissariale

Via Gesuita Ponente
Via Gesuita Ponente

Stradone e stradoncello Bentivoglio a Voltana e via Gesuita Ponente. Sono le strade, danneggiate dall’alluvione, che verranno ripristinate con le risorse assegnate al Comune di Lugo dalla Struttura Commissariale attraverso l’ordinanza 13 e per le quali la Giunta ha dato il via libera ai relativi progetti esecutivi.

Stradone Bentivoglio sarà ripristinato in una parte, da via Fiumazzo e a via Lunga Inferiore, per un investimento complessivo di 250 mila euro. A causa del persistere delle acque alluvionali durante il mese di maggio in molti punti l’asfalto si presenta oggi severamente spaccato e il tappeto d’usura lesionato con la creazione di diversi dislivelli.

Stradoncello Bentivoglio sarà ripristinato da Stradone Bentivoglio a via Pastorella per un importo complessivo di 70 mila euro.

Via Gesuita Ponente è una strada che si trova in parte nel comune di Lugo e in parte in quello di Cotignola. L’investimento complessivo è di 160 mila euro e naturalmente interessa il solo tratto lughese che è quello fortemente danneggiato.  In questo caso l’intervento prevede la realizzazione di una “palancolata” in pali di castagno per rafforzare i bordi della strada oltre al successivo ripristino del manto e della sede stradale.

Anche per questo secondo pacchetto di interventi (a questo link i dettagli sul primo) del valore complessivo di 480 mila euro, gli affidamenti alle imprese appaltatrici coinvolte saranno effettuati grazie alle deroghe introdotte nella  normativa della ricostruzione post alluvione e saranno di tipo diretto. Questo permetterà l’avvio dei lavori presumibilmente nel prossimo mese di marzo.

Complessivamente gli interventi oggi sostenuti dall’ordinanza 13 sono 32 per un totale di 21 milioni di euro circa.

 

“Ulteriori ripristini, in particolare a Voltana dove l’acqua è rimasta diversi giorni – spiega l’assessora ai Lavori Pubblici Veronica Valmori – . Stiamo lavorando intensamente per spendere nel modo migliore le risorse assegnate per la ricostruzione”.

Alessio Boni: «Con l’Iliade racconto la società post pandemia e lockdown»

Il celebre attore presenta lo spettacolo con cui sarà in scena al Comunale di Russi il 14 febbraio. E parla del suo prossimo obiettivo: «Una regia cinematografica»

Alessio Boni Foto Ph. Gianmarco Chieregato
Foto Gianmarco Chieregato

«Non avrei mai pensato di fare l’attore, la vita è l’arte degli incontri e una serie di cose mi hanno portato a essere qui». Alessio Boni torna a teatro con l’Iliade. Il gioco degli dei, uno spettacolo liberamente ispirato al poema di Omero e realizzato insieme al suo gruppo teatrale il Quadrivio, composto da Roberto Aldorasi, Francesco Niccolini e Marcello Prayer, con cui da dieci anni a questa parte ha già portato in scena I Duellanti e il Don Chisciotte. Alessio Boni, insieme alla collega Iaia Forte, è uno dei protagonisti della scena, dove torneranno in auge le divinità e gli eroi omerici che tutti conosciamo e abbiamo studiato sui banchi di scuola.

Lo spettacolo – che ha debutteato in dicembre al teatro Donizetti di Bergamo, in occasione dell’inaugurazione del programma di prosa e della conclusione dell’anno culturale Bergamo-Brescia Capitale italiana della cultura 2023 – sarà in scena mercoledì 14 febbraio (ore 20.45) al teatro Comunale di Russi.

Parliamo un po’ di questa tournée teatrale, come mai la scelta dell’Iliade? Cosa può anticipare sullo spettacolo?
«Il nostro intento è quello di prendere dei classici di ottocento o mille pagine, che per mancanza di tempo non legge mai nessuno, e di farne riduzioni che poi portiamo in scena con spettacoli al di sotto delle due ore. Siamo soliti partire dai libri e non dei testi teatrali già compiuti, come appunto l’Iliade, che insieme all’Odissea è il capostipite della cultura occidentale. La scelta è ricaduta su questo poema soprattutto perché ha un’assonanza con il periodo contemporaneo del post lockdown che continua a imperversare dentro di noi. Nel tempo narrato dall’Iliade l’unico modo per poter arrivare al potere e alla conquista di un territorio era la guerra, non c’erano la diplomazia e la comunicazione. Oggi pensiamo di essere in un altro mondo, ma basta mezz’ora di incitamento per tornare a quei tempi, nella mente degli esseri umani. Arriviamo dalla pandemia e da un lockdown, nell’Iliade, invece, dalla peste e come noi oggi siamo entrati di fatto in guerra, nel poema di Omero si parla di quella di Troia. E ancora: i personaggi dell’Iliade venivano come governati dalle divinità, che si divertivano a ucciderli a loro piacimento, oggi, invece, ci sono gli oligarchi che in fondo giocano con i soldati come fossero burattini. Ci sono sembrate assonanze spaventose da mettere in scena per fare arrivare al pubblico l’essenza di questo meraviglioso poema. Oltre all’esaltazione della guerra, però, nell’Iliade c’è anche tutta l’umanità e ci sono tutti quei saperi che ai tempi venivano tramandati di padre in figlio per farli arrivare ai posteri: questo poema è una specie di enciclopedia della vita. Tutto questo ci ha intrigato, perché oggi è cambiato poco o nulla della sete di potere e denaro degli esseri umani, sono mutate solo le modalità».

L’abbiamo vista recitare spesso anche al cinema e in televisione. In quale ambito preferisce lavorare?
«A me piace tutto ciò che abbia un messaggio che sia scritto bene e che sia portato avanti da un buon entourage, con un bravo regista con cui possa interagire e sentire di essere sulle stesse corde. È ovvio che, avendo fatto l’Accademia nazionale d’arte drammatica a Roma, la mia passione è il teatro: mi piace tantissimo il rapporto che si crea con il pubblico e questa sorta di terapia di gruppo che si porta avanti con gli spettatori. Il teatro è sicuramente il mio primo amore, ma mi ritrovo in tutti i settori: magari mi annoierei a stare solo sul palcoscenico e mi ha sempre intrigato tantissimo recitare anche al cinema e in televisione. Per fare questo lavoro, in generale, serve tanta passione, ci sono da fare provini in continuazione, e se ti manca questa voglia non potrai neanche mai avvicinarti al mestiere dell’attore».

Si ispira a qualcuno in particolare quando recita?
«Sono cresciuto con idoli cinematografici e teatrali incredibili, italiani e americani, se dovessi fare solo due nomi citerei Gian Maria Volonté e Marlon Brando, ma ce ne sarebbero tanti altri. Il modello c’è, però è importante non scimmiottare nessuno e avere il proprio metodo e la propria vocalità. Quando si recita bisogna adeguarsi al momento storico del contesto, pensare a come si parla, come si gesticola e alle espressioni che si utilizzano: è uno studio continuo della società che ci circonda».

Se le chiedessi di ripercorrere la sua carriera fino a oggi, qual è il ruolo più difficile che ha ricoperto e quello che, invece, le ha dato più soddisfazione?
«Ci sono state tantissime soddisfazioni, la più significativa è il ruolo di Matteo Carati ne La meglio Gioventù di Marco Tullio Giordana, film che vinse anche un premio importante al Festival di Cannes. È stato un ruolo difficilissimo come tutti, anche se il personaggio che ho avuto più difficoltà a interpretare è stato quello di Walter Chiari: mi “scappava”, mi scivolava via in continuazione, si è rivelato un caleidoscopio di emotività. Inoltre, quando interpreti un personaggio così conosciuto la gente può giudicare e questo ti porta ad avere un confronto con tutti. Matteo Carati, invece, è il tuo Matteo Carati: nessuno può dire che non era così, al massimo può non piacere».

Ha degli obiettivi ancora da realizzare? Può anticiparci qualche progetto a cui sta lavorando?
«Mi piacerebbe fare una regia cinematografica, solo che bisogna fermarsi come minimo un anno e mezzo per fare un film e devo essere certo che possa partire il tutto, prima di iniziare. Tra gli altri progetti, ho partecipato a Giacomo Leopardi per la regia di Sergio Rubini, una serie in due puntate che andrà in onda su Rai 1. Io ricopro il ruolo del conte Monaldo, padre di Leopardi, che è invece interpretato da Leonardo Maltese, un giovane attore di Ravenna che ha già recitato nei film Il signore delle formiche di Gianni Amelio e Rapito di Marco Bellocchio (che abbiamo intervistato recentemente qui, ndr)».

Quei 200mila kg al giorno di pane e piadina: Orva punta ai 100 milioni di fatturato

L’impresa di Bagnacavallo rilancia dopo l’alluvione. Tramite un’associazione no profit raccolti 190mila euro per i dipendenti danneggiati dal maltempo

Archiviata la drammatica alluvione dello scorso maggio – con i piazzali allagati e danni stimati per 1 milione di euro – l’Orva guarda avanti e punta i 100 milioni di euro di fatturato, 20 in più di quello attuale, grazie in particolare all’introduzione sul mercato internazionale della pinsa romana.

L’azienda di Bagnacavallo è tra le più importanti della provincia, leader nel settore dei panificati, con 300 dipendenti e 3 siti produttivi (anche uno a Misano, esclusivamente per la piadina fresca, oltre ai due di Bagnacavallo, dove sono in corso lavori per la realizzazione di nuovi uffici).

Bravi Micaela«La pinsa è il prodotto più performante degli ultimi trent’anni in questo settore – conferma la titolare Micaela Bravi – e la sua introduzione ci ha spinto a spingere finalmente sul mercato estero, soprattutto in quei paesi che cercano la qualità e per cui il made in Italy ha ancora un valore alto, come la Polonia e i paesi del Nord Europa, per esempio. Abbiamo investito 15 milioni di euro per potenziare le linee produttive in questo senso».

Per rendere l’idea, in un anno Orva produce 40mila tonnellate di prodotti (32mila di panificati, tra cui la stessa pinsa, e 8mila di piadine), che significa qualcosa come 100 milioni di confezioni (di cui 75 di panificati e il resto piadine che, se considerate singolarmente, sono circa 80 milioni). Solo in un giorno vengono prodotti 40mila kg di piadina e 160mila di pane e derivati.

L’idea di spingere sul versante industriale della produzione è del padre di Micaela, Luigi Bravi, attuale presidente, che entra in azienda negli anni ottanta dando nuovo impulso imprenditoriale (insieme a Samuele Dall’Alpi), dopo che Orva (che sta per Organizzazione Vendita Alimentare) aveva mosso i primi passi come piccolo laboratorio di produzione di piadina a Forlì, dove è nata nel 1979. Oggi è invece un’azienda industriale che muove 80 camion al giorno (tra entrata e uscita), in attesa del nuovo svincolo autostradale che alleggerirebbe il traffico in zona. «Ma siamo un’azienda “pulita” – continua Bravi – che produce solo vapore e che utilizza parte del calore prodotto per riscaldare o raffreddare lo stabilimento, mentre stiamo investendo sul fotovoltaico».

L’alluvione è stata l’occasione per mettere in mostra i valori sociali dell’azienda. «Fortunatamente non abbiamo subìto danni strutturali – continua Bravi -, ma l’acqua è arrivata fino al nostro stabilimento, costringendoci a fermare tutta l’attività di produzione (che è a ciclo continuo, senza mai interruzioni, ndr) e a buttare tanti prodotti, per una stima dei danni che è attorno al milione di euro, considerati anche i giorni di stop forzato. Al momento non abbiamo ricevuto un euro di rimborso dallo Stato. In quei giorni abbiamo pensato però ai nostri dipendenti, perché crediamo che l’azienda sia di chi ci lavora, nel nostro caso tante persone del territorio, soprattutto donne». Micaela Bravi in particolare ha fondato un’associazione no profit, Cuore Romagnolo, che ha raccolto fondi da devolvere alle persone che lavorano all’Orva colpite prima dall’alluvione e poi dalla tromba d’aria di questa estate. «Abbiamo raccolto 190mila euro, a fronte di danni (periziati) di 400mila euro dei nostri dipendenti». Nei giorni dell’alluvione lo stabilimento di Bagnacavallo è poi diventato un vero e proprio hub di solidarietà, dove stoccare e poi smistare i prodotti donati da Orva e da grandi aziende italiane. «Abbiamo consegnato le donazioni in 100 luoghi diversi. In totale sono stati raccolti circa 750mila kg di prodotti tra pasta secca, biscotti, acqua, sughi, snack e anche arredamento per il ripristino di camere da letto. Complessivamente in quel periodo abbiamo gestito più di mille pallet di merce».

Dai 5 Stelle ai Verdi: a Lugo la coalizione di centrosinistra lavora sul programma

Si sono riuniti i rappresentanti delle liste che sostengono la candidatura di Elena Zannoni del Pd

Coalizione 01 Elena Zannoni centrosinistra Lugo

Dopo un primo periodo di colloqui e confronti, nel pomeriggio di sabato 10 febbraio si sono riuniti i rappresentanti delle forze politiche e delle liste civiche che si riconoscono nella coalizione di centrosinistra e che sosterranno la candidatura di Elena Zannoni alle elezioni amministrative del prossimo 8 e 9 giugno per la carica di sindaca del Comune di Lugo.

Al tavolo di definizione del programma erano presenti, oltre alla candidata, i rappresentanti e le rappresentanti dei partiti e movimenti che hanno al momento aderito al tavolo della coalizione, ossia Lista civica Insieme per Lugo, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Partito Socialista Italiano, Sinistra Italiana e Verdi.

«Nel corso dell’incontro – racconta Elena Zannoni – è emersa chiaramente l’intenzione di impegnarsi tutti per una Lugo pulita, curata, viva, ricca di eventi e di servizi. Un luogo per famiglie e bambini, un paese per i giovani dove fungano da perno le aree sportive e quelle naturalistiche, punti di ritrovo e socialità, la mobilità sostenibile, i servizi educativi e scolastici. Vogliamo una città e le frazioni in cui lo sviluppo dell’impresa sia veicolo per la ricchezza di tutto il territorio».

Punto di partenza fondamentale sarà l’approccio verso i cittadini: «È importante che il Comune sia amministrato, prima di tutto, tramite l’ascolto delle persone, lealtà e trasparenza, puntando a razionalizzare e sburocratizzare i percorsi di accesso ai servizi. Un Comune che guarda al futuro – continua ancora Elena Zannoni – puntando all’innovazione tecnologica, i temi dell’energia, alla tutela dell’ambiente e alla messa in sicurezza del territorio. Un Comune senza paura del confronto e della critica costruttiva, anche con le opposizioni».

L’incontro è stata anche l’occasione per definire sei punti su quali sviluppare il programma, per ciascuno dei quali verrà attivato un gruppo di lavoro che avrà il compito di sviluppare il tema: l’Unione dei Comuni; la sanità, la salute e il benessere; lo sviluppo sostenibile; il decentramento e frazioni; le diverse anime del territorio: dallo sport alla cultura, dal lavoro alla natura; il futuro dei bambini e delle bambine.

Al Pala De André il big match del campionato di A2 tra Ravenna e Siena

I padroni di casa, quarti, sfidano i toscani, che hanno un punto in più in classifica. Gli Under 12 mascherati per il Carnevale entreranno gratis

VOLLEY PALLAVOLO. Consar Ravenna Sieco Service Ortona 3 0.
Marco Bonitta

Al Pala De André domenica 11 febbraio alle ore 18 si affrontano Consar Ravenna e Emma Villas Siena. Si tratta del match valido per la ventesima giornata del campionato di volley di A2 Credem Banca, la settima del girone di ritorno. Dopo questa, ne mancheranno sei prima di arrivare al traguardo.

La formazione di casa di Marco Bonitta è quarta con 39 punti, quella di Gianluca Graziosi, atteso ex, ha un punto in più e assieme a Cuneo forma la coppia di seconde che insegue la capolista Grottazzolina.

«Partita importante ma non decisiva – precisa subito il coach ravennate Bonitta che poi però non nasconde la soddisfazione di vedere la sua squadra a questo livello -. Se avessimo potuto firmare a inizio campionato per trovarci in questa situazione a questo punto della stagione è abbastanza chiaro che lo avremmo fatto. Ho detto, ripetuto e tornerò a ripetere che volevamo fare un campionato di alto livello. Non ci siamo mai nascosti su questo. Essere quarti a un punto dalla terza e dalla seconda è un bel risultato perché la dice lunga sulla crescita della squadra e anche sulla crescita singola dei giocatori, come dimostra il fatto che alcuni di loro sono nei primi posti delle statistiche individuali. Quindi siamo contenti e quella di domani è una partita seria, come mi piace dire. Siamo lì con le grandi e non ci dispiace affatto».

La gara sarà trasmessa in diretta gratuita su Volleyballworld e in differita martedì 13 alle 15 sul canale 78 TR Sport di TeleRomagna.

Le biglietterie del Pala de Andrè apriranno alle 16.30. La società, in occasione del Carnevale, ha deciso di festeggiarlo insieme ai bambini Under 12, offrendo loro l’ingresso gratuito se arriveranno alla partita mascherati.

«Il Governo Meloni aveva promesso il blocco degli sbarchi: ammetta il fallimento»

Il sindaco dopo l’arrivo della Geo Barents: «Meloni convochi le autonomie e costruiamo insieme un modello di integrazione serio»

De Pascale Sbarco
Il sindaco (a destra) a Porto Corsini per accogliere la Geo Barents

«Questa mattina è approdata a Ravenna la nave Geo Barents di Medici Senza Frontiere con a bordo 134 persone. Mi sono recato a Porto Corsini per accogliere il gruppo di migranti, l’ottavo in un anno sul nostro territorio, e per ringraziare uno ad uno tutti gli operatori e i volontari coinvolti nelle operazioni di sbarco».

A parlare è il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ribadendo che la comunità che rappresenta è «un modello di accoglienza basato su umanità, professionalità e organizzazione. L’accoglienza delle città è l’unico anello umano ed efficiente di una catena segnata invece dalla demagogia e dalla disorganizzazione del governo Meloni».

«Il blocco degli sbarchi – conclude il sindaco – era stata la promessa più forte e, al di là delle opinioni, oggi ne rappresenta il fallimento più cocente. La presidente del consiglio ammetta l’errore, convochi le autononomie locali e il mondo del lavoro e costruiamo insieme un modello di integrazione serio, umano ed efficiente».

Faenza, nel 2023 in 1.134 sono andati al lavoro in bici incassando 20 centesimi a km

Il bilancio del progetto Bike to Work: erogati quasi 90mila euro

Pexels Snapwire 310983Tempo di bilanci per la seconda edizione del progetto Bike to Work, iniziativa promossa dalla Regione Emilia-Romagna per incentivare la mobilità sostenibile, contribuire a uno stile di vita sano e a contrastare la lotta all’inquinamento atmosferico.

Bike to Work, attraverso incentivi economici pari a 20 centesimi per ogni chilometro percorso in bicicletta, intende incoraggiare l’uso della due ruote per i dipendenti delle aziende che hanno aderito negli spostamenti dalla propria abitazione al luogo di lavoro e viceversa.

Nel 2023 le realtà imprenditoriali che hanno aderito al progetto sono state 127 con 1.134 utenti che hanno scelto di lasciare a casa l’automobile e recarsi al lavoro in bici. In totale le persone che hanno aderito al progetto hanno percorso oltre mezzo milione di chilometri (563.098 Km) effettuando 174.876 viaggi “casa-lavoro” e viceversa. Il saldo del risparmio di Co2 nell’atmosfera è stato di quasi 79 tonnellate.

Sempre sul fronte dei numeri, ai fruitori dell’iniziativa sono stati destinati 87.457,42 euro. Analizzando i dati raccolti, ciascun utente ha percorso in media 3,22 chilometri per ogni viaggio, 6,44 chilometri al giorno (considerando andata e ritorno). Tenendo presente che l’incentivo previsto per ogni chilometro percorso è di 20 centesimi, il guadagno medio giornaliero è stato di 1,30 euro. A questi però si deve aggiungere il risparmio medio di 12 centesimi al chilometro (circa 77 centesimi sui chilometri percorsi da ciascun utente al giorno) per aver lasciato a casa l’automobile, cifra che si ottiene tenendo conto del costo medio del carburante e dei consumi dei veicoli. Sommando la cifra di questa parte con gli incentivi attribuiti ai “pedalatori” che hanno aderito al progetto Bike to Work, il guadagno totale sale a oltre 2 euro al giorno. In totale, considerando gli oltre 563.000 chilometri percorsi in bicicletta, si arriva a un risparmio di 67mila euro di carburanti in un anno.

Il monitoraggio dell’attività è stato effettuato attraverso l’app Wecity, in grado di rilevare i km percorsi e la Co2 risparmiata da ciascun lavoratore che utilizza la bicicletta, sia tradizionale che a pedalata assistita, depurandoli dai tratti di percorso eventualmente effettuati con auto o treno.

Terminate le operazioni di sbarco dei migranti, in due al Pronto Soccorso

Gli altri sono stati portati al circolo Canottieri della Standiana per gli adempimenti di rito. In 7 resteranno in provincia

Sbarco Geo BarentsSono terminate intorno alle ore 11.30 al terminal crociere di Porto Corsini le operazioni di sbarco dei 134 migranti a bordo della Geo Barents, la nave Ong di Medici Senza Frontiere attraccata quattro ore prima.

Tra i primi 35 migranti a scendere dalla nave, per poi essere accompagnati con mezzi della Croce Rossa Italiana al Circolo dei Canottieri della Standiana, due persone per le quali, dopo le prime visite sanitarie, si è reso necessario il trasporto al Pronto Soccorso per ulteriori accertamenti.

A seguire altri due trasferimenti (50 e 49 migranti), sempre con mezzi della Croce Rossa Italiana, verso la Standiana, per le ulteriori visite mediche da parte del personale dell’Ausl Romagna (finora non sono emersi casi critici) e per tutti gli adempimenti di polizia e dei Servizi Sociali del Comune.

Appena ultimate le visite e le procedure identificative, saranno 7 (e non 6 come precedentemente comunicato) i migranti che resteranno nelle strutture della provincia di Ravenna, altri 64 resteranno in Emilia Romagna (di cui 16 a Bologna, 5 a Ferrara, 7 a Forlì-Cesena, 11 a Modena, 6 a Parma, 5 a Piacenza, 8 a Reggio Emilia, 6 a Rimini). I restanti 63 migranti saranno trasferiti con pullman nel Lazio.

«Sta procedimento tutto secondo le previsioni – ha dichiarato il prefetto di Ravenna Castrese De Rosa – finora solo per due persone a bordo è stato necessario il trasferimento al Pronto Soccorso per più approfonditi accertamenti. Nessun intoppo nelle operazioni di sbarco che si sono concluse anche prima dei tempi preventivati. Al Circolo dei Canottieri le visite e gli adempimenti di polizia stanno procedendo senza particolari criticità».

Sono 34 i minorenni di cui 15 non accompagnati, tanti i bambini tra cui due di 2 anni, uno di 4 e due di 6 anni. Ben 12 i nuclei familiari tutti siriani che rappresentano la maggioranza giunta a Ravenna (90), 26 provengono dall’Egitto, 10 dal Pakistan, 5 dall’Etiopia e 3 da Bangladesh, Eritrea e Palestina.

“Giotto coraggio”, la memoria (e molto altro) nel nuovo romanzo di Paolo Casadio

L’autore ravennate conferma la sua cifra stilistica, con una lingua ricca e impastata di dialetti e regionalismi

Paolo Casadio

A nove anni dal primo, sorprendente, romanzo La quarta estate (edizioni Piemme), Paolo Casadio ne pubblica il seguito: Giotto coraggio (Manni editori).

Giotto CoraggioLo scrittore di Godo, classe 1955, conferma così la sua distintiva cifra stilistica, l’accuratezza nella ricostruzione storica, l’interesse per alcuni temi che percorrono tutta la sua produzione artistica. Dopo l’esordio in solitaria del 2015, infatti, Casadio ha dato alle stampe anche Il bambino del treno (Piemme, 2018) e Fiordicotone (Manni, 2022) e tutti i suoi libri sono ambientati nell’epoca del fascismo, della seconda guerra mondiale, gli orrori della Shoah, la memoria di un’epoca che ha segnato indelebilmente la storia del paese e che Casadio affronta “dal basso”, da una prospettiva quotidiana, da un legame con i territori. E con un sguardo che include sempre l’infanzia, bambini che hanno sofferto senza capire le ragioni delle propria sofferenza, che hanno cercato di dare un senso a ciò che accade attorno a loro.

E un bambino è infatti Giotto, protagonista insieme ad Andrea, giovane medico donna, di questo ultimo romanzo. I due si sono scelti come “madre e figlio” a Marina di Ravenna durante il precedente romanzo e ora sono sul Lago di Garda nell’autunno del ‘43, nel cuore della Repubblica di Salò, nella terra natale di Andrea. Luogo e momento che da soli bastano per pensare alla cosiddetta storia con la s maiuscola, ma Casadio riesce ancora una volta a non scadere mai nel didascalico e a utilizzare dettagli, notizie, fatti per un quadro che è fatto innanzitutto di relazioni umane, personaggi che fanno scelte, momenti di puro divertimento e di un’umanità autentica e perbene. Andrea è un esempio di coraggio, testardaggine, forza che sceglie di stare dalla parte giusta senza proclami, con poche parole e molti gesti e fatti. Una donna emancipata, che non si lascia condizionare dalle voci di paese e nemmeno (troppo) dalla famiglia, ma che riesce a trovare un suo spazio senza fuggire, senza gridare, senza rinunciare agli affetti più cari. Giotto è un orfano romagnolo fino nel midollo, un bambino di dieci anni che vuole Andrea come madre e che la segue e si farà amare da tutti con quella parlata così strana in quelle terre del Nord dove diventerà spicasalti. E qui veniamo a quello che resta il tratto più distintivo di Casadio: la scrittura. La sua prosa si conferma morbida, rotonda quasi nell’andamento delle descrizioni e delle ambientazioni, ricca e venata di un’ironia sottile, arma imbattibile per ridicolizzare il potere da un lato e per evitare eccessi di sentimentalismo nelle scene inevitabilmente commoventi. L’impasto di italiano dialettale che attraversa il libro lo rende quanto mai vivo, divertente da leggere, vario. Vari del resto sono i personaggi di un romanzo che attorno ai due protagonisti mette in scena tantissimi altri soggetti di varia provenienza, estrazione, fede religiosa e politica.

Brevi capitoli danno ritmo alle quattrocento pagine del libro che si conclude chiudendo molti cerchi (ma che, va sottolineato, può essere apprezzato anche da chi non avesse ancora letto La quarta estate). Preziosa anche la postfazione in cui l’autore ci svela almeno alcune delle fonti su cui ha lavorato per questa ricostruzione vivida e appassionante di quell’epoca la cui memoria sembra diventare ogni giorno più importante.

Gli appuntamenti con l’autore. Da pochi giorni in libreria, Giotto coraggio sarà al centro di una serie di presentazioni dell’autore nei prossimi giorni anche in provincia di Ravenna. Sabato 10 febbraio alle 17.30 l’appuntamento è alla libreria Liberamente di Ravenna; giovedì 15 febbraio, invece, alle 17, Paolo Casadio sarà ospite della biblioteca Contarini a Massa Lombarda, mentre il 17, alle 17.30, si parlerà del romanzo alla Bottega Bertaccini di Faenza. Domenica 18 febbraio si torna, alle 17.30, alla libreria Ubik del Centro Esp di Ravenna; stessa ora venerdì 23, al centro sociale Baronio, sempre a Ravenna. Sabato 24, alle 15.30, Casadio sarà invece al Centro sociale Porta Nova a Russi.

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