sabato
16 Maggio 2026

Una raccolta fondi per un pulmino per lo sport sociale e le persone con disabilità

L’iniziativa lanciata dal comitato Csi di Ravenna-Lugo. Obiettivo minimo 15mila euro, ma il sogno è arrivare a 65mila per un mezzo attrezzato

Dodgeball Adattato“Non lasciarci a piedi” è lo slogan scelto dal comitato territoriale di Ravenna-Lugo del Csi, organizzazione per la promozione sportiva e sociale, per una raccolta fondi per l’acquisto di un pulmino attrezzato per il trasporto delle persone con disabilità e per i ragazzi che praticano un’attività sportiva ma hanno bisogno di essere portati al campo o in palestra. La campagna di raccolta fondi è stata lanciata tramite la piattaforma online IdeaGinger.it ed è già attiva.

«Siamo partiti da quanto emerso da numerosi studi secondo i quali un giovane su dieci – spiega il presidente dei Csi Ravenna-Lugo, Alessandro Bondi – non pratica o smette di fare sport per mancanza di un mezzo di trasporto. E la situazione, purtroppo, peggiora se si parla di ragazzi con disabilità o a rischio di esclusione sociale».

Il pulmino verrà utilizzato principalmente per accompagnare gli atleti agli allenamenti e agli eventi e manifestazioni sportive, ma anche per far partecipare categorie a rischio di esclusione sociale ad attività ludiche e del tempo libero. Inizialmente il servizio di trasporto è previsto per il territorio comunale di Ravenna e Russi «ma il nostro obiettivo è metterlo a disposizione – conclude Bondi – anche per ragazzi e atleti di altri territori della provincia». Il veicolo sarà a disposizione anche delle società sportive affiliate al Csi che perseguono gli stessi scopi sociali del comitato territoriale di via Bramante.

L’obiettivo minimo è 15mila euro: «Potremo acquistare un pulmino usato a 9 posti. Con un po’ di olio di gomito possiamo metterlo a posto e fargli macinare ancora qualche chilometro». Ma ilsogno è un pulmino attrezzato anche per poter caricare e trasportare atleti in carrozzina in piena e totale sicurezza: «L’ultimo preventivo che abbiamo chiesto superava i 65mila euro».

Come accade per queste raccolte fondi, è prevista una ricompensa di diversa entità e valore a seconda della cifra donata: da un piccolo gadget fino alla sponsorizzazione sulla fiancata del mezzo.

Presentato il Tour de France 2024: passerà da Ravenna il 30 giugno

La carovana gialla attraverserà la provincia nella tappa Cesenatico-Bologna

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Per la prima volta nella sua storia, nel 2024 il Tour de France, la più importante competizione ciclistica e tra i primi tre eventi sportivi al mondo, sceglie l’Italia, con la Grande Partenza da Firenze e dell’Emilia-Romagna: il Grand Départ Florence Emilie-Romagna. Un appuntamento di straordinario rilievo, al centro della presentazione ufficiale a Parigi del 25 ottobre da parte di Christian Prudhomme, direttore del Tour.

Tre tappe: Firenze-Rimini; Cesenatico Bologna; Piacenza-Torino. Oltre 600 chilometri di percorso, nel ricordo di alcuni dei più grandi campioni di sempre, le cui imprese fanno parte della storia del ciclismo, figli indimenticabili di queste terre, come Gino Bartali, Marco Pantani, Fausto Coppi.

Decine di località emiliano-romagnole saranno attraversate dalla carovana gialla, nelle province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna, Bologna e Piacenza.  Una grande vetrina internazionale, considerando l’enorme impatto mediatico del Tour, seguito da tantissimi appassionati in tutto il mondo, con quasi 2 milioni di spettatori presenti nel territorio e un indotto stimato in 120 milioni di euro.

La tappa che attraverserà la provincia di Ravenna sarà la seconda, quella di domenica 30 giugno, che partirà da Cesenatico e arriverà a Bologna dopo 201 km. Dalla località sulla costa emiliano-romagnola in cui è nato Marco Pantani, al quale è dedicata la tappa, la carovana gialla passerà da Cervia e poi verso nord a Lido di Classe, Classe, per poi attraversare la città di Ravenna e proseguire per Godo, Russi, Faenza, Errano e Riolo Terme.

Lo sbarco dei naufraghi soccorsi dalla Ocean Viking verrà fatto a Marina di Ravenna

L’attracco della nave della ong Sos Mediterranee il 29 ottobre sulla banchina all’altezza della “Fabbrica Vecchia” e non al terminal di Porto Corsini come accaduto finora per la presenza di una nave da crociera. A bordo quasi tutti siriani, 9 minori non accompagnati

F9N8YOtXIAA06MOLe operazioni di sbarco della nave Ocean Viking della ong Sos Mediterranee a Ravenna, assegnata come porto sicuro dopo aver soccorso 29 naufraghi al largo della Libia, si svolgeranno a Marina di Ravenna sulla banchina nei pressi dell’edificio noto come “Fabbrica Vecchia e non al terminal crociere di Porto Corsini come accaduto per i quattro precedenti sbarchi di migranti. La decisione è maturata nel corso di una riunione in prefettura tenuto conto che il giorno dell’arrivo della Ocean Viking, il 29 ottobre, ci sarà una nave da crociera ormeggiata alla stazione marittima.

Terminato lo sbarco, i migranti saranno trasportati con bus della Croce Rossa fino Cmp dove saranno effettuate le visite sanitarie e gli adempimenti di polizia. I migranti resteranno tutti nei centri di accoglienza straordinari (Cas) della provincia di Ravenna.

La prefettura rende noto alcuni dettagli sulle identità delle persone a bordo: 23 migranti di nazionalità siriana, 3 del Sudan e 3 del Bangladesh. Dei 29 migranti 9 sono minori non accompagnati, tutti siriani, di cui 2 fratelli, tra gli adulti solo 2 fratelli e nessun altro gruppo familiare.

Dal profilo ufficiale di Sos Mediterranee sul social network X si leggono alcune parole di commento: «Ravenna dista 1.613 km dal punto di soccorso. Questo comporterà sei giorni di navigazione che ostacoleranno la capacità di Ocean Viking di cercare e salvare donne, uomini e bambini nel Mediterraneo».

Anche a Ravenna una camminata contro la guerra Palestina-Israele

Gli organizzatori: «Partecipate solo con la bandiera della pace»

Pace

Venerdì 27 ottobre si svolgerà a Ravenna una “Camminata per la pace”. Il ritrovo è alle 17,30 nel piazzale della stazione dei treni, da dove i partecipanti raggiungeranno piazza Anita Garibaldi.

L’iniziativa rientra nell’ambito della mobilitazione per chiedere la pace in Palestina e Israele. Gli organizzatori invitano a esporre unicamente bandiere della pace: «Scenderemo in piazza per chiedere il rispetto dei diritti umani, la protezione dei civili e l’avvio di percorsi di nonviolenza e pacificazione per i popoli israeliano e palestinese».

L’iniziativa a Ravenna è promossa da: Cgil Ravenna, Comitato salviamo la Costituzione, Libertà e giustizia, Libera, Coordinamento per la democrazia costituzionale provincia di Ravenna, Comitato in difesa della Costituzione, Federconsumatori, Arci, Auser, Idee per la sinistra, Comitato per il ritiro di ogni Autonomia Differenziata Ravenna, Anpi, Arcigay Ravenna, Movimento consumatori Ravenna, Sunia, Coordinamento per la pace Bagnacavallo, Comitato per la difesa e la valorizzazione della Costituzione di Faenza, Legambiente Lamone Faenza, Acli Ravenna, Udi Ravenna, Emergency Ravenna, OverAll Faenza, Il terzo mondo ODV Ravenna, Femminile maschile plurale, Casa delle Donne e Donne in nero Ravenna.

«Condanniamo ogni atrocità, ogni forma di violenza, terrorismo e guerra, chiedendo con forza che si cessino le ostilità e si rispetti il diritto internazionale – dichiarano gli organizzatori -. Occorre rimettere al centro la mediazione e il dialogo: stiamo anche questa volta dalla parte delle vittime perché sono loro il punto di partenza per superare la spirale di morte che si sta vivendo in Israele e Palestina. Porteremo solo i colori della bandiera della pace, come simbolo dello sforzo collettivo di pacificazione su cui far convergere il contributo di tutti. Come segno tangibile di impegno invitiamo tutti a contribuire alla raccolta fondi promossa da AOI per sostenere le organizzazioni umanitarie operanti nella Striscia di Gaza. I contributi raccolti (con donazioni all’IBAN IT49F0501803200000011170008) saranno destinati all’approvvigionamento di beni di prima necessità».

Due minorenni arrestati per furto, per uno dei due già 30 denunce quest’anno

Trovati a bordo di un’auto rubata da poco e addosso avevano un profumo rubato da un’altra auto in sosta

Due minori sono stati arrestati dalla polizia a Ravenna per furto aggravato continuato, uno dei due è stato denunciato una trentina di volte nel 2023 per reati contro il patrimonio (furto, rapina, etc). Sono un italiano e un extracomunitario.

L’arresto è arrivato nella nottata del 23 ottobre. Due volanti della questura sono intervenute in via Marmolada a seguito di una segnalazione alla centrale operativa per due persone che armeggiavano su un’auto. Gli agenti hanno accertato era stato rubato un flacone di profumo dall’interno del veicolo parcheggiato e in una via nelle vicinanze hanno trovato i due giovani all’interno di un’altra auto rannicchiati sotto ai sedili per nascondersi.

Uno dei due ragazzi aveva addosso lo stesso flacone di profumo asportato poco prima dall’altra auto in sosta, un coltello a serramanico e un cacciavite e per questo è stato denunciato anche per “porto di armi o oggetti atti a offendere”.

Dagli accertamenti dei poliziotti è risultato che l’utilitaria sulla quale si trovavano i due giovani era stata rubato nel corso della stessa nottata a poche centinaia di metri di distanza, pertanto i due sono stati arrestati per furto aggravato continuato.

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato per entrambi l’arresto: uno è stato portato al carcere minorile e l’altro in una comunità.

Il tifoso arrestato va ai domiciliari, risarcirà i danni al pullman dei rivali

Convalidato l’arresto del 26enne ultrà del Ravenna Fc che ha lanciato una bottiglia all’esterno dello stadio prima della partita tra giallorossi di casa e Sangiuliano

Schermata 2023 10 23 Alle 18.39.15In tribunale a Ravenna, davanti al giudice per le indagini preliminari, è stato convalidato l’arresto del 26enne tifoso del Ravenna Fc accusato di danneggiamenti per aver lanciato una bottiglia di vetro contro un pullman della tifoseria rivale il 22 ottobre all’esterno dello stadio Benelli prima della gara Ravenna-Sangiuliano (serie D). Al giovane sono stati concessi gli arresti domiciliari con possibilità di recarsi al lavoro.

Dal resoconto dell’udienza riportato dai quotidiani locali, Resto del Carlino e Corriere Romagna, si apprende che il tifoso ha ammesso l’episodio, avvenuto in strada di fronte all’ingresso della curva di casa, si è detto dispiaciuto, ha chiesto scusa e ha assicurato che risarcirà il danno (il lunotto del bus è andato in frantumi).

Il tifoso è già noto alle forze dell’ordine per vari precedenti di polizia specifici e nei suoi confronti era stato emesso anche un Daspo (acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) scaduto nel 2021. Ora il capo d’accusa provvisorio parla di danneggiamento, nella fattispecie che punisce con pene da uno a cinque anni quei casi in cui il fatto avviene durante manifestazioni che si svolgono in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

Il gesto dell’ultrà è avvenuto sotto gli occhi di alcuni agenti di polizia e filmato dalle telecamere del Comune, ma l’arresto è avvenuto con la cosiddetta flagranza differita (cioè eseguito il giorno seguente) per evitare che l’intervento delle forze dell’ordine accentuasse ulteriormente la tensione di quei momenti.

Il Resto del Carlino riporta che la partita rientrava tra quelle definite a “rischio medio” e il comitato per l’ordine pubblico aveva adottato le misure di sicurezza conseguenti: molte strade attigue allo stadio erano chiuse al traffico tra cui via Cassino e via Punta Stilo. Non era contemplata la scorta del pullman dei tifosi ospiti, ma quel mezzo non sarebbe dovuto passare da lì, il feudo della tifoseria giallorossa tra curva di casa e bar di ritrovo storico.

La nave di una Ong in arrivo a Ravenna con 29 naufraghi. Quinto sbarco in 10 mesi

La Ocean Viking è attesa in porto il 29 ottobre con un gruppo di migranti soccorsi a sud-est di Lampedusa. La nave era già stata a Ravenna due volte

DSC01395La nave Ocean Viking della ong Sos Méditerranée è attesa al porto di Ravenna nel pomeriggio del 29 ottobre con 29 naufraghi a bordo soccorsi nel Mediterraneo a sud-est di Lampedusa. Lo rende noto la prefettura di Ravenna. Al momento non sono note ulteriori informazioni sulle condizioni dei migranti a bordo.

F9N8YOtXIAA06MOSecondo quanto si legge in un tweet della Ong, le persone avevano trascorso otto ore in mare «a bordo un’imbarcazione in vetroresina non idonea in acque internazionali al largo della Libia».

Si tratta del quinto attracco di navi con migranti soccorsi in mare in dieci mesi. La prima volta fu il 31 dicembre 2022 con la stessa Ocean Viking che tornò anche a febbraio. In aprile la Humanity 1 e lo scorso 25 settembre la Life Support di Emergency. In totale 260 persone.

A questo link il riepilogo, aggiornato di recente, sul totale dell’accoglienza di richiedenti asilo in provincia di Ravenn.

Bimbo annegò a Mirabeach: bagnino condannato, assolti genitori e dirigenti del parco

Un anno di condanna (pena sospesa) per il bagnino che era neomaggiorenne all’epoca dei fatti nel giugno 2019 quando un bimbo di 4 anni morì annegato in una piscina del parco acquatico Mirabeach dopo che la madre si era allontanata per raggiungere il padre. Il bimbo rimase tre minuti a faccia in giù in acqua

38738296 10213427275656341 191296602118291456 NPer la morte di Edoardo Bassani, il bambino di 4 anni di Castrocaro annegato il 19 giugno 2019 in una piscina del parco acquatico Mirabeach a Ravenna, è stato condannato un bagnino, neomaggiorenne all’epoca dei fatti, che non si accorse della tragedia che si stava consumando a poca distanza da lui. La pena decisa dal giudice è di un anno con sospensione condizionale (l’accusa aveva chiesto un anno con attenuanti generiche e pena sospesa).

Tutti assolti gli altri cinque imputati: i tre rappresentanti del parco acquatico del gruppo Mirabilandia perché il fatto non sussiste e i genitori del bambino perché il fatto non costituisce reato (la procura aveva chiesto la condanna per omicidio colposo per tutti: i genitori, l’ex direttore del parco, la direttrice operativa e il responsabile di area). Il bagnino, un giovane cesenate che aveva appena conseguito il brevetto di salvataggio, dovrà anche risarcire in solido con il parco, riconosciuto responsabile civile, i genitori e i nonni della vittima. L’ammontare del risarcimento dovrà essere stabilito in sede civile.

Il bambino, come si vede dai filmati delle telecamere di videosorveglianza del parco, è rimasto in acqua a faccia in giù per tre minuti prima che qualcuno si accorgesse di quanto stava accadendo. La madre lo aveva lasciato vicino a uno scivolo, dove l’acqua era alta circa 30 centimetri, dicendogli di non muoversi e che sarebbe tornata a breve e aveva raggiunto il padre a bordo vasca. Ma il bambino si è spostato verso un punto dove l’acqua era più alta e ha iniziato ad annaspare, annegando poi in un punto con circa un metro di profondità.

«Il tribunale ha riconosciuto che il parco acquatico Mirabeach dispone di procedure adeguate – scrive in una nota la direzione della struttura -. La sicurezza degli ospiti e dei dipendenti costituisce uno degli obiettivi della nostra formazione e delle nostre procedure operative. Siamo ancora rattristati per l’evento che è dipeso da un errore umano non imputabile al parco». Secondo la procura, invece, la direzione del parco e le due sottoposte che avevano firmato il piano operativo avrebbero avuto l’obbligo giuridico di impedire che il drammatico evento si potesse verificare.

La fondazione Ravennantica chiude il bilancio 2022 con 600mila euro di perdita

Per contenere le spese in arrivo interventi sulle aree espositive e la riduzione dei contratti a tempo determinato

Foto1 (1)La fondazione Ravennantica – che gestisce importanti siti culturali della città, tra cui il museo Classis all’ex zuccherificio di Classe – chiude il bilancio consuntivo del 2022 con una perdita di circa 600mila euro. A pesare in particolare, secondo la fondazione, le chiusure e le limitazioni degli anni dell’emergenza sanitaria, con il blocco di fatto quasi triennale del turismo scolastico. «Gli effetti della pandemia – si legge in una nota inviata alla stampa – hanno profondamente sconvolto le modalità e le abitudini di esperienza dei siti museali, imponendo di ripensare gli strumenti tradizionali alla luce di nuove prassi.

«Il quadro dunque è evidentemente delicato – conferma il presidente della fondazione Giuseppe Sassatelli -. Anche in ragione di queste particolarissime difficoltà Ravennantica ritiene di dar conto alla città in modo chiaro e trasparente di quanto è stato deciso dal suo Consiglio di Amministrazione. Alle criticità del triennio passato, in linea con quanto accaduto a livello nazionale a tutte le strutture museali e alle istituzioni culturali che erogano servizi in questo settore, abbiamo affiancato una progettualità attendibile che permetterà di superare tali sofferenze nell’arco di due anni. Nel frattempo sono stati predisposti meccanismi che consentano di garantire liquidità al rilancio delle attività della Fondazione».

Sulle previsioni dell’anno in corso – elaborate sulla base degli andamenti degli incassi che nei primi mesi dell’anno attestavano un aumento medio del 40% sull’anno precedente – stanno pesando gli effetti dell’alluvione che ha determinato per i mesi di maggio e giugno, periodo di massimo picco degli accessi da turismo scolastico, un sostanziale blocco dei flussi di visitatori. Ciononostante già per il 2023, pur in una stima molto prudenziale sugli introiti di fine anno, auspicando il confermarsi del buon andamento della stagione, la fondazione «registra una forte riduzione del deficit rispetto al 2022, confermando complessivamente una ripresa significativa degli incassi da biglietteria, bookshop e visite, che vede numeri in crescita rispetto all’anno precedente, avvicinandosi lentamente a quelli dell’ultima annata pre Covid del 2019, e che si prevede di consolidare nel 2024».

Di grande importanza, per la fondazione, è stata l’apertura delle nuove sezioni di Classis, “Pregare a Ravenna” e “Abitare a Ravenna”, oggetto di un investimento di circa 700 mila euro finanziato del Ministero della Cultura nel quadro di un progetto complessivo di 2 milioni e 500 mila euro per il completamento del quale sono in corso le procedure per l’allestimento degli spazi per la cosiddetta barca di Teodorico per circa 1 milione e 800 mila euro. «Ciò porterà il completamento dell’offerta museale – sottolineano da Ravennantica -, rispondendo ad un programma di potenziamento di Classis».

A partire dal 2024 si prevedono misure di contenimento della spesa – annuncia comunque la fondazione – «attraverso la razionalizzazione delle modalità di gestione dei siti e degli spazi, con interventi sugli allestimenti e ottimizzazione delle aree espositive, la riduzione dei contratti a tempo determinato e delle collaborazioni esterne, anche attraverso un percorso di formazione del personale a tempo indeterminato che si sta realizzando con la collaborazione della Regione Emilia-Romagna».

Alta marea e Marina di Ravenna si allaga ancora in via Molo Dalmazia

Consiglio territoriale e pro loco lamentano il mancato rispetto delle promesse fatte dall’Autorità portuale che aveva assicurato la risoluzione un anno fa ma la gara per i lavori pubblici è andata deserta

Via Molo Dalmazia Allagata 2Ancora allagamenti in via Molo Dalmazia a Marina di Ravenna, la strada che costeggia il bacino pescherecci sul fronte canale. È bastata l’alta marea di stamani, 24 ottobre, senza condizioni climatiche particolarmente sfavorevoli.

Elena Marin, vicepresidente del consiglio territoriale del Mare ed esponente della lista Cambiamo il Comune, ha raccolto la segnalazione da alcuni cittadini e ricorda che solo alcuni mesi fa i vertici dell’Autorità portuale hanno incontrato la presidente del consiglio territoriale e il presidente della pro loco spiegando che era stato fatto un bando per i lavori utili ad evitare gli allagamenti ma la gara è andata deserta: «Ora, come Cambiamo il Comune, torniamo a chiedere un incontro pubblico con tutta la cittadinanza e una risoluzione definitiva perché questi problemi vanno risolti al più presto».

Il problema degli allagamenti in quel punto del paese costiero si presenta con una costanza ormai diventata impossibile da tollerare. Il presidente della pro loco, Marino Moroni, punta il dito sulle promesse non rispettate dagli enti pubblici preposti alla gestione: «La situazione è inaccettabile. A distanza di oltre un anno dalle promesse di un intervento risolutivo del fenomeno dei fontanazzi il paese torna ad allagarsi. Si tratta di un danno economico grave per le attività della zona che sono costrette a convivere con disagi enormi e anche per l’immagine del paese che vede poco valorizzata una zona che sarebbe invece da riqualificare e sfruttare dal punto di vista turistico. Chiediamo ad Autorità portuale di attivarsi il prima possibile per risolvere il problema e al Comune di vigilare sulla problematica».

Via Molo Dalmazia AllagataProblemi anche per la duna di protezione della spiaggia alla radice della diga Zaccagnini: «Ba adeguata a protezione non soltanto degli stabilimenti balneari ma anche del paese, come accaduto lo scorso anno quando il mare è arrivato fino al centro di Marina di Ravenna».

Infine, in tema di viabilità di accesso a Marina, Moroni invita a risolvere anche un altro problema: «Abbiamo raccolto diverse testimonianze del fatto che in via Trieste, tra il cavalcavia e la cassa di colmata lì presente, i camion che la percorrono perdono fanghi che possono diventare molto pericolosi rendendo il fondale scivoloso. Chiediamo che si intervenga con una maggiore vigilanza sui mezzi di trasporto e con una pulizia del fondo stradale per mettere in sicurezza la Statale».

Sosta in centro: si paga mezz’ora in meno, più abbonamenti, un posto per residenti

Il consiglio comunale approva modifiche al Regolamento per rendere il centro più accessibile

Parcheggio Piazza Della LibertaL’orario della sosta a pagamento si riduce di mezz’ora, si allarga la platea di chi può fare abbonamenti per il parcheggio sulle strisce blu e viene istituito un nuovo posto riservato ai residenti in via Taglioni. Sono le modifiche approvate dal consiglio comunale di Bagnacavallo per la sosta in centro a Bagnacavallo dopo che a marzo 2022 era stato aggiornato il Regolamento della sosta cittadina. Ora, terminata la fase sperimentale, a seguito anche di osservazioni pervenute dalla cittadinanza, per migliorare ulteriormente la situazione il consiglio comunale ha approvato alcune modifiche.

L’amministrazione ritiene che ci siano stati risultati positivi in particolare per la regolazione della sosta che consente di trovare più parcheggi liberi nelle vie del centro e per la razionalizzazione degli stalli gialli per i residenti.

Le novità della sosta in centro a Bagnacavallo:

Parcometro Piazza Liberta 5

  • Innanzitutto si è deciso di ridurre i tempi della sosta a pagamento portando l’orario finale dalle 19 alle 18.30. «In questo modo si è accolta – evidenzia l’assessore alla Polizia locale Alfeo Zanelli – una richiesta dei commercianti del centro storico. Entro l’anno verranno modificati i cartelli, che oltre a indicare i nuovi orari non riporteranno più il divieto di sosta per gli spazzamenti notturni, in quanto il servizio viene effettuato con nuove modalità che non rendono più necessario lo spostamento delle auto»;
  • Si sono inoltre apportate modifiche in tema di abbonamenti a pagamento negli stalli blu, allargando la platea dei potenziali richiedenti. Le informazioni dettagliate sulle vie interessate si trovano sul sito del Comune;
  • Infine, per quanto riguarda i cosiddetti stalli gialli (posti auto riservati ai residenti in apposito stallo di sosta numerato) se n’è istituito uno nuovo in via Taglioni, per il quale  possono fare richiesta anche i residenti delle vie intersecanti.

Il professore: «Hamas è terrorismo, Israele è l’unica democrazia in quell’area»

Michele Marchi coordina il corso di laurea “Storia, società e culture del Mediterraneo” a Ravenna: «Duemila anni fa emergevano i segnali delle problematiche di cui dibattiamo oggi». Dalla guerra rischi per i prezzi dell’energia

Foto dalla pagina Facebook della ong Educaid di Rimini attiva in PalestinaLe azioni di Hamas sono terrorismo per spingere Israele a sovra-reagire e ritrovarsi isolato, i palestinesi lasciati senza acqua da Israele sono prima di tutto ostaggi di Hamas, mancano potenze credibili capaci di governare il mondo. Sono questi, in estrema sintesi, i paletti utili per inquadrare i tragici fatti della nuova guerra tra Hamas e Israele secondo la lettura del professor Michele Marchi, coordinatore del corso di laurea triennale in “Storia, società e culture del Mediterraneo” avviato dall’Università di Bologna nel 2020 al dipartimento di Beni culturali di Ravenna (lo scorso luglio le prime lauree).

Professore, la questione palestinese in che termini compare nel corso di laurea?

«Rispetto agli eventi contemporanei indaghiamo le radici di medio e lungo periodo. Rispetto all’area dell’odierno drammatico conflitto occorre ricordare tutto ciò che accadde ben prima della nascita di Israele nel 1948: duemila anni fa c’erano movimenti di popolazioni e già emergevano i primi segnali delle problematiche di cui dibattiamo oggi. E se guardiamo alla fine della Prima guerra mondiale vediamo la dissoluzione dell’impero Ottomano di cui la Palestina faceva parte e la suddivisione del territorio tra Francia e Inghilterra con quest’ultima che conserva il mandato sulla Palestina fino al termine del Secondo conflitto mondiale, quando si tira indietro e cede il passo».

Il corso è incentrato sul Mediterraneo che appare uno scenario in primo piano a livello mondiale. Sembra così a noi che ne facciamo parte o lo è davvero?

«I fatti di oggi arrivano a 50 anni esatti dalla guerra dello Yom Kippur, con Egitto e Siria che attaccarono Israele a sorpresa innescando poi la nota crisi petrolifera. Da allora il Mediterraneo non è mai più uscito dai radar degli eventi storici con importanza mondiale. Si possono citare, ad esempio, la rivoluzione iraniana del 1979, ma anche le tragiche guerre nella ex Jugoslavia negli anni ’90, le due guerre del Golfo e le recenti primavere arabe».

Ci sono differenze significative nello scenario di oggi rispetto al passato?

«Mi pare che ora ci sia un grande e chiaro esempio della mancanza di un governo del mondo, l’assenza di leadership globali. Nel 1973 la guerra del Kippur finì anche se non esclusivamente perché le due potenze dominanti della Guerra fredda decisero che non poteva uscire dalla dimensione regionale in cui era scoppiata. Oggi gli Stati Uniti vivono una crisi di politica interna impressionante e la Cina si limita a guardare e trarre benefici indiretti dallo stato di anarchia globale. L’India è una nuova potenza economica ma non ha tradizione militare e diplomatica e politicamente non è rilevante. In questo scenario trovano spazio di inserimento soggetti come l’Iran che sta dietro a Hamas, la Turchia che al solito gioca su più tavoli e il Qatar che sostiene i Fratelli Musulmani».

Foto dalla pagina Facebook della ong Educaid di Rimini attiva in PalestinaLo studio della storia passa anche dal linguaggio con cui si definiscono le cose. Il dibattito è anche giornalistico con testate come Bbc e Il Post che scelgono di non usare il termine “terrorista” per Hamas. Cosa ne pensa?

«Hamas è a tutti gli effetti un’organizzazione terroristica. Però dobbiamo anche dire che nella striscia di Gaza tende a surrogare ciò che più assomiglia ad una entità statutaria, perlomeno in termini di gestione dell’ordine pubblico e di amministrazione di un rudimentale sistema di welfare. Ma se anche il movimento dovesse, in caso di elezioni nell’Anp, ottenere la maggioranza, non potremmo dimenticare di come usa la violenza per l’esercizio del potere».

E qual è la definizione con cui inquadrare l’azione di Israele?

«Rigetto nella maniera più assoluta l’equazione che si stiano confrontando due tipi di terrorismi: questa odiosa parificazione è fuorviante e pericolosa. È incontestabile che Israele è l’unica vera liberaldemocrazia dell’area, e possiamo dirlo chiamando a supporto la scienza politica come la dottrina giuridica e costituzionale. Un discorso diverso invece è ragionare sulla possibile “sovra-reazione” nel momento in cui viene messa in discussione la sua sopravvivenza. Ha ragione l’Onu nel dire che tagliare energia elettrica e acqua nella striscia di Gaza causerà altre morti tra civili innocenti, ma quei civili sono innanzitutto ostaggi di quel movimento terroristico che li usa come scudi mentre si nasconde nei bunker e che risponde al nome di Hamas».

In Europa, a partire dell’Ue, c’è stato un rapido schierarsi con Israele. È una mossa efficace in un mondo così globalizzato dove i simpatizzanti di Hamas possono essere ovunque?

«Dopo il 7 ottobre la presidente della Commissione europea Ursula von der Layen ha avuto parole nette di sostegno a Israele, criticate in particolare dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel perché considerate fuori dalle prerogative di politica estera della Commissione. Le dichiarazioni dei principali governi europei sono un modo per mettere in chiaro che da un lato c’è uno Stato sovrano e dall’altra parte c’è un’organizzazione terroristica. La vedo un po’ come la reazione del “siamo tutti americani” nel 2001 e non mi pare così sbagliato. Contestualmente poi le principali diplomazie europee, penso soprattutto a Parigi e Londra, stanno operando sottotraccia sia con Tel Aviv, sia con le diplomazie arabe. Molto di ciò che non appare costituisce la parte più rilevante dell’evoluzione».

Un professore ucciso in Francia, due svedesi a Bruxelles: dobbiamo temere per la sicurezza in Europa?

«Dalle riflessioni degli esperti sembra che finora si possa parlare di gesti isolati di qualcuno che vuole emulare e coglie l’occasione. La guardia va mantenuta alta, ma occorre altresì evitare l’eccessiva drammatizzazione».

Per la persona comune nel Vecchio continente che vede le scene di guerra in tv la prima reazione di pancia è chiedersi che effetti avrà nella sua quotidianità, se ne avrà…

«Oltre al rischio già citato di possibili gesti di emulazione terroristica, il secondo rischio è di natura economica: una destabilizzazione dell’area mediorientale con eventuali reazioni da parte dei Paesi arabi potrebbe creare squilibri importanti sui prezzi delle principali materie prime energetiche».

Una ricerca lucida sulla storia è fatta anche di ragionamenti che possono apparire cinici ai non addetti ai lavori. Come valuta le parole dell’ambasciatrice Elena Basile per cui “gli americani sarebbero stati più propensi a una trattativa se Hamas avesse avuto ostaggi americani”?

«Mi pare si possa definire una “idiozia mediatica”. Anche a voler essere cinici, se c’è un ostaggio che non conviene prendere è un americano perché si sa che gli Usa difficilmente trattano e mai sono disposti a pagare per liberare propri connazionali nelle mani di organizzazioni terroristiche».

Cosa succederà ora?

«Impossibile fare previsioni sensate. Si può dire che Israele ha bisogno di dare risposte alla propria opinione pubblica; dunque, continuerà la dura azione militare già avviata, ma mi auguro controllata e per quanto possibile non devastante per la popolazione civile di Gaza. Una over-reaction (reazione eccessiva, ndr) avrebbe conseguenze politiche globali deleterie prima di tutto per Israele stesso. Sarebbe molto più efficace un’azione non eccessiva, dal tentativo di destabilizzare il regime iraniano, tentando di infiltrare i suoi apparati di sicurezza in una fase mai così incerta per il regime teocratico di Teheran».

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