Renzi, one man show alla Festa: «Compagni, avete contestato il Matteo sbagliato»

Bagno di folla per l’ex premier. Nessuna concessione al dibattito interno ma una frecciata agli avversari interni: «Io, colpito dal fuoco amico». Poi un comizio contro il governo. Sul suo programma tv: «Un modo per parlare dell’Italia»

RAVENNA 06/09/2018. FESTA NAZONALE DE L’ UNITA’. Il Futuro Del Paese, Matteo Renzi

One man show. O comizio, se si preferisce. Matteo Renzi ha scelto questa formula per intervenire alla Festa Nazionale dell’Unità e parlare del “futuro del paese”. L’ex premier tuttavia si è tolto qualcosa più di un sassolino dalla scarpa: «Cari amici e soprattutto compagni, avete attaccato il Matteo sbagliato e avete rotto l’argine contro il populismo. Ora a lavoro per costruirne uno più resistente». È l’unica concessione al dibattito interno, all’analisi della sconfitta, al contrapporsi di correnti. «Non vengo alla Festa dell’Unità per partecipare a questo gioco». Niente da fare, Renzi non risponde alle critiche sollevate mercoledì sera da Dario Franceschini e, in altre sedi, anche da Nicola Zingaretti. «Sono sei mesi che analizziamo la sconfitta, ora bisogna guardare al futuro». Se ci fosse un moderatore sul palco potrebbe obiettare che Renzi ha buon gioco a parlare così, essendo il segretario che quelle elezioni le ha perse. Ma probabilmente l’ex premier ribatterebbe che quella fase si è chiusa con le sue dimissioni che «erano doverose», come concede, ma che lui è «l’unico ad essersi dimesso».

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In ogni caso quello che viene accolto da una platea già pienissima alle 18 è un Renzi in versione 2012: camicia bianca, senza giacca e cravatta. Quello che perdeva le primarie ma strappava applausi, libero di spaziare sul palco, senza essere ingessato dai ruoli istituzionali o di partito. L’ex premier piazza le battute, sfotte gli avversari, attacca i giornali considerati ostili («Il Fango Quotidiano», facendo il verso al “Fatto” di Marco Travaglio) ed è allergico, come  sempre, alle liturgie del partito. Il pubblico poi è caldo: chi si aspettava contestazioni rimane deluso, perché si parte addirittura con il coro MAT – TEO, MAT – TEO e si finisce con una standing ovation in stile Cristiano Ronaldo a Torino.

Non sembra insomma il segretario che ha perso le elezioni e per il suo comizio parte dalla sua nuova veste di divulgatore culturale, mostrando il trailer del suo nuovo programma che andrà in onda su Rete Quattro e che riguarderà Firenze. Ingenuamente, si pensava che sul tema volesse sorvolare, invece Renzi inizia proprio da lì: il video di un minuto e mezzo in cui lui è al centro della scena per raccontare un’opera di Michelangelo che «aveva un caratterino mica tanto facile, come molti fiorentini». Preludio di una nuova carriera? Macché, per l’ex premier quello è un modo di fare politica, di rimettere la bellezza al centro: «L’Italia, nel mondo, è conosciuta per queste cose qui».

Secondo Renzi, però, il Pd deve «smettere di piangersi addosso» e fare una seria opposizione. Tradotto: attaccare la maggioranza e non l’avversario politico interno. «Io ho subito il fuoco amico per anni. Ora dico: facciamo questo congresso, poi chi vince comanda e gli altri giocano insieme a lui. Io non mi candiderò ma darò il mio contributo».

Il resto delle energie del senatore di Scandicci vengono concentrate per le critiche a Matteo Salvini, il segretario di un partito – la Lega – appena condannato a restituire 49 milioni di euro. «Ha detto che non è preoccupato perché i sondaggi dicono che tanto ha dalla sua parte gli italiani? Se lo faccia dire da un esperto del settore: la ruota gira…» e comunque: «Dove sono finiti i costituzionalisti di fronte ad un ministro che non rispetta la sentenze?». Ce n’è anche per i Cinque Stelle: «Sono il governo del cambiamento perché cambiano idea ogni giorno» accusati senza mezzi termini di avere «una classe dirigente di scappati di casa». Insomma, «l’iscritto, attivista, dirigente e senatore» Renzi si dice molto più preoccupato del governo gialloverde che del dibattito interno del partito. Cinquanta minuti di comizio che si chiude tra selfie e applausi e immancabile giro tra gli stand a salutare i volontari. Per tutto il resto, ci sarà il congresso.

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