«Il costo complessivo del servizio rifiuti per i ravennati toccherà da qui al 2029 la cifra vertiginosa di 45 milioni e 600 mila euro, registrando un aumento record di quasi 10 milioni di euro rispetto al 2025, quando il costo si assestava a 35.728.947 euro». Lo denuncia la consigliera comunale di opposizione Veronica Verlicchi (La Pigna), secondo cui si tratta di «una stangata colossale» che «colpirà indistintamente tutti i ravennati, già soffocati da una pressione fiscale locale insostenibile».
La consigliera ha anche calcolato gli aumenti previsti per i prossimi anni, ritenendoli «da puro capogiro». Afferma Verlicchi: «La pianificazione finanziaria del servizio delinea una scaletta di rincari inarrestabile: l’incremento medio delle tariffe sarà del 6,80% nel 2026, del 6,8% nel 2027, del 6,8% nel 2028 e del 4,8% nel 2029, portando a una crescita complessiva del 27,67% sulle spalle dei cittadini. Questa batosta si aggiunge a un quadro già drammatico. Nel recente passato, le tasche di tutti noi ravennati sono state pesantemente messe alla prova da rincari continui: basti pensare che dal 2022 al 2025 il costo del servizio aveva già registrato un impressionante +25%».
«Per comprendere la gravità di questi dati, è sufficiente metterli a confronto con il reale costo della vita e i tassi di inflazione», prosegue la capogruppo della lista La Pigna. «A fronte di un’inflazione del 1,7% nel 2025, la tariffa sale del 6,8% nel 2026 (mentre l’inflazione prevista è al 3%). Nel 2027 l’inflazione attesa è del 3,3%, nel 2028 del 2,2% e nel 2029 si attesterà al 2%. È evidente che parliamo di aumenti ingiustificati e sproporzionati, che viaggiano a velocità doppia o tripla rispetto all’inflazione reale».
«La storia purtroppo si ripete», sottolinea Verlicchi. «Esattamente come accadde all’epoca della costituzione di Hera – quando il Pd giustificò la nascita del colosso promettendo servizi più efficienti e tariffe più basse – anche per il passaggio dalla Tari alla Tariffa corrispettiva puntuale e l’introduzione della raccolta porta a porta, il Pd aveva solennemente promesso che i costi per i cittadini sarebbero diminuiti. Di “puntuale”, invece, purtroppo ci sono solo le stangate in bolletta. Il servizio reale sul territorio è un fallimento sotto gli occhi di tutti: un sistema di raccolta sempre più vergognoso che produce degrado urbano, sporcizia e cassonetti strabordanti in ogni quartiere».
Secondo la consigliera di opposizione «il Pd e i sindaci De Pascale e Barattoni hanno mentito sapendo di mentire, e qui emerge il cortocircuito e la clamorosa contraddizione politica del primo cittadino. Attraverso i canali istituzionali, Barattoni ha prima blindato e fatto approvare il Piano economico finanziario e la relativa stangata sia nel consiglio locale di Atersir (tramite l’assessore Federica Moschini) sia nel consiglio d’ambito, forte dell’appoggio della presidente della Provincia con cui condivide strettissimi accordi politici. Poi, con una manovra di puro opportunismo politico, lo scorso 18 luglio si è dichiarato pubblicamente “preoccupato” per i rincari dei rifiuti, omettendo però deliberatamente di svelare ai ravennati le cifre reali e i valori percentuali che lui stesso aveva appena sottoscritto».
Conclude Verlicchi: «Siamo davanti a una palese presa in giro, all’ennesima beffa per tutti i ravennati, compresi quegli elettori che gli hanno dato fiducia. È ora di dire basta a questi aumenti ingiustificati che mettono in ginocchio il bilancio di tantissime famiglie e la competitività delle nostre imprese. Tutti i cittadini ravennati sono considerati dal sindaco Barattoni e dal Pd come dei bancomat da cui attingere senza sosta. E questo non vale solo per i rifiuti: ricordiamo che anche le aliquote dell’Irpef e dell’Imu comunale sono state portate al massimo consentito dalla legge, al solo scopo di continuare a foraggiare spese pubbliche inutili e logiche clientelari finalizzate a favorire i soliti noti».



