mercoledì
01 Luglio 2026
crisi climatica

«Negazionismo criminale e apatia irresponsabile. Anche Ravenna deve cambiare modello di sviluppo»

L'intervento di Pippo Tadolini della campagna "Per il Clima - Fuori dal Fossile"

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Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Pippo Tadolini della Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile” sul tema dell’emergenza climatica.

Nei giorni scorsi, nel momento di massimo impazzimento dei termometri, in presenza di migliaia di morti (l’Oms ha denunciato 1.300 morti in una settimana in Europa legate al caldo, ndr), con un legame diretto e repentino fra calore estremo e mortalità, ci è toccato sentire persino questa: «Smettetela di lamentarvi. In inverno muoiono sempre più persone rispetto all’estate, perché il freddo uccide molto più del caldo». Questo l’ineffabile commento di tale Chris Wright, segretario all’Energia degli Stati Uniti, non al Bar Sport all’ora dell’aperitivo ma in una conferenza pubblica. Una conferenza nella quale, per la cronaca, era presente anche Nigel Farage, che non si sa se sia più fascista e razzista o più negazionista climatico. Che il mondo e i suoi destini siano prevalentemente in mano a un manipolo di mascalzoni lo sappiamo da tempo, e quindi le affermazioni di un Wright (bianco, maschio, miliardario e accanito sostenitore della devastante industria del fracking nonché della presidenza Trump) non ci sorprendono più di tanto. Il problema però è che quasi tutto il mondo – al di là di qualche provvedimento tampone dall’efficacia assai modesta – continua a “vivere alla giornata”, e nell’attesa che cambi il vento e dagli oceani arrivi un po’ di brezza rinfrescante, continua a rinviare a data da destinarsi ogni seria idea di pianificazione della transizione ecologica indispensabile, senza rendersi conto che è già iniziato il conto alla rovescia verso il momento in cui la situazione climatico-ambientale e le sue conseguenze sociali, diventeranno qualcosa di completamente ingovernabile.

Qualche commentatore ha definito l’atteggiamento di quelli come Wright «fascismo fossile», stretta alleanza tra le destre politiche e il capitalismo estrattivista, quanto mai scatenato nel difendere con tutti i mezzi il proprio profitto basato sulle energie fossili. Gas e petrolio, i primi climalteranti (e capofila delle filiere più inquinanti) del Pianeta, che ormai da decenni la comunità scientifica più seria e accreditata mette sotto accusa, auspicandone come unico destino sensato quello di rimanere per l’eternità nelle viscere della terra, continuano non solo a farla da padroni, ma a provocare disastri di ogni tipo, a cominciare dalle spaventose guerre in atto.

Tutti costoro definiscono «ridicoli» gli obiettivi di azzeramento delle emissioni, idea largamente condivisa da tutte le destre, smaccatamente sostenitrici dei fossili. Il governo italiano non fa eccezione, tanto che in Europa ha fatto di tutto per indebolire il già controverso cosiddetto “sistema Ets”, che almeno riuscirebbe a tirare fuori qualche soldo dalle tasche dei maggiori inquinatori, e d’altronde la nostra Presidente del Consiglio ha detto già molto tempo fa di volere trasformare l’Italia in un «hub del gas».

Che cosa deve ancora succedere – dopo le alluvioni, le frane, le vite umane perdute e i danni irreparabili ad abitazioni e imprese, e ora le ondate di calore estreme dell’estate appena cominciata – perché la catastrofe climatica e ambientale assuma un ruolo di primo piano nelle strategie della politica ?

E dicasi della politica, nel suo complesso, perché a fronte della furiosa crociata antiecologista delle destre, non è che il grosso delle forze progressiste fino ad ora abbia brillato negli impegni per farla finita con il fossile, azzerare una buona volta il consumo di suolo che fra le concause della crisi climatica è forse la principale, iniziare a ridurre gli allevamenti intensivi le cui emissioni mefitiche e malsane poco hanno da invidiare a quelle delle industrie, costruire un modello di trasporto rigorosamente diverso da quello iperindividualista attuale, impegnarsi davvero per la valorizzazione strenua delle aree verdi invece di minimizzare gli allarmi che si levano di fronte alle mattanze di alberi nelle città e lungo i fiumi.

I progressisti ogni tanto richiamano le scelte energetiche della Spagna a contestazione della postura ultrafossile delle destre, ma poi riescono ben poco – dove governano – a mettere in discussione le colate di asfalto, la scelta di ospitare tutti contenti e senza battere ciglio gasdotti, trivelle, rigassificatori, stoccaggi di gas e ogni altra forma di diavoleria fossile, così come a proporre un modello di città, di territorio, di consumi e di vita sociale differenti da quelli che capitalismo, consumismo e legge del profitto propongono sempre più alacremente. Dichiarazioni di facciata, decreti pasticciati, ben poca strategia, troppa indifferenza accomunano centrodestra e centrosinistra, con rare eccezioni.

Anche a Ravenna, la canicola strutturale (non illudiamoci che chiamandola emergenza essa termini fra poco, e non si ripresenti sempre più frequente e sempre più accanita) viene affrontata senza slancio, senza mettere in discussione il modello sul quale questo territorio è tutt’ora basato. Non si ha il coraggio di affermare che è ora di fermare ogni potenziamento di tutto ciò che è collegato al gas, e tanto meno di cominciare a ridurne l’utilizzo. Si continua a parlare della necessità del “mix” di fonti di energia, non già per studiare il giusto bilanciamento fra le varie fonti rinnovabili (a partire dalla revisione dei consumi!), ma per sostenere che queste non devono essere sostitutive del gas, il quale anzi si continua ad implementare, senza porre il tema della dismissione del rigassificatore, della chiusura delle trivellazioni, dell’assurdo gasdotto della Linea Adriatica. Si sbandiera la piantumazione di un certo numero di alber(ell)i, ma si va avanti ad abbatterne di adulti in gran numero, affermandone la pericolosità, come se le ondate di calore che ogni anno ammazzano migliaia di persone, e che gli alberi urbani contribuiscono a mitigare, non fossero pericolose. Si parla di adattamento, ma un serio progetto per deasfaltare e decementificare massicciamente parcheggi, marciapiedi, piazze ovunque possibile ancora non si vede. E quando si ragiona di provvedimenti per la resilienza, ci si riferisce a qualche agevolazione per andare in luoghi freschi o in piscina, a qualche provvedimento indispensabile in materia di disciplina del lavoro, ma al novanta per cento si parla dell’aumento generalizzato dei condizionatori, i quali – certo necessari in certe situazioni – nell’insieme contribuiscono a peggiorare il problema.

Si tratterebbe di ripensare le città, anche la nostra, per i prossimi decenni. Lo sostiene anche l’Anci, l’associazione dei Comuni. Certo, ci sarebbe bisogno che i governi trasformassero la gestione del clima da emergenza burocratica a priorità del bilancio nazionale, ma intanto molte scelte potrebbero essere fatte in autonomia. Se è vero che ad ogni individuo, ad ogni famiglia, ad ogni piccolo gruppo, si chiede di fare la propria parte, risparmiare acqua ed energia, raccogliere correttamente i rifiuti, usare di meno l’auto privata, anche ogni amministrazione municipale deve attuare tutto quanto nelle proprie possibilità. Per esempio, l’attuazione del Piano per il Ripristino della Natura dovrebbe essere uno dei fronti di grande impegno, e invece non lo si sente neppure nominare; la promozione a trasformare interamente i parcheggi di centri commerciali e zone artigianali o industriali in distese di coperture fotovoltaiche (oltre a lavorare per la desigillazione delle superfici asfaltate) dovrebbe essere già attiva da anni, e invece chiunque vada a fare la spesa nei supermercati sa che gli spazi coperti dai pannelli sono una netta minoranza; la progettazione di parchi rurali che realizzino veri polmoni verdi nella pianura infuocata potrebbe essere fatta in poco tempo; e si potrebbe continuare all’infinito.

Ha ragione l’Anci quando dice che «serve più sostegno», ma non si può attendere che ogni risposta cali dall’alto, dalle scelte di un governo pessimo che ha avuto il coraggio di chiamare “follia ecologista” le parziali e tutto sommato timide linee guida di un green deal che ormai è l’ombra di sé stesso. Le risposte locali devono viaggiare anche sulle proprie gambe, coinvolgendo la popolazione e con la capacità di sfidare qualche interesse di chi detiene potere e profitto.

L’indifferenza climatica impedisce di mutare atteggiamento, e liberarsi dalle politiche neoliberali, per loro stessa natura antiecologiche. È un’indifferenza che è compito di tutte e tutti contribuire a superare.

Pippo Tadolini
Campagna “Per il Clima – Fuori dal Fossile”

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