Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, è tra i firmatari della lettera inviata al Consiglio superiore della magistratura per chiedere che, nelle future nomine ai vertici delle Procure, venga riconosciuta anche l’esperienza maturata dagli uffici giudiziari del Nord Italia nel contrasto alla criminalità organizzata. L’iniziativa, condivisa anche dai sindaci di dieci capoluoghi dell’Emilia-Romagna, nasce dopo la delibera approvata l’11 giugno dalla Quinta Commissione del Csm, che individua le Procure delle cosiddette “zone ad alta densità mafiosa” come parametro per le future nomine dei vertici degli uffici giudiziari, escludendo però quelle del Nord Italia.
«La preoccupazione, come cittadino e come sindaco – sottolinea Barattoni – nasce dalla scelta di escludere le Procure del Nord Italia dall’elenco delle ‘zone ad alta densità mafiosa’ ai fini delle nomine dei vertici; tale indirizzo, infatti, non rispecchia la realtà di un Paese in cui le mafie, ormai da tanti anni, non riconoscono più confini territoriali e rischia di penalizzare il lavoro svolto da Forze dell’Ordine, Magistrati e istituzioni locali nel contrasto alle mafie, alimentando la sfiducia nei cittadini».
Nel suo intervento il sindaco richiama alcune delle principali vicende giudiziarie che hanno interessato l’Emilia-Romagna, a partire dal processo “Aemilia”, conclusosi dieci anni fa e considerato il più grande procedimento contro la ‘ndrangheta celebrato nel Nord Italia, fino all’inchiesta “Radici”, che ha portato nel 2025 alla condanna di appartenenti a un clan della ‘ndrangheta per infiltrazioni nella Riviera romagnola.
Barattoni ricorda inoltre come la presenza strutturale delle organizzazioni mafiose sul territorio regionale sia stata evidenziata più volte anche nelle relazioni inaugurali dell’Anno giudiziario della Corte d’Appello di Bologna e sottolinea che il contrasto a questi fenomeni richiede competenze investigative specifiche anche nelle Procure del Nord.
Per questo, conclude il sindaco, «l’esperienza professionale maturata nei procedimenti relativi alla criminalità organizzata operante nel Nord Italia deve essere pienamente valorizzata – le mafie sono purtroppo presenti e operative in ogni parte d’Italia e il loro contrasto richiede gli stessi strumenti e le stesse opportunità ovunque esso venga esercitato».



