Un gruppo di attivisti in acqua, con gommoni e zattere, e una catena umana per impedire l’uscita di una nave dal porto di Ravenna. È successo ieri pomeriggio, 30 ottobre, quando il Coordinamento no armi del porto di Ravenna ha organizzato un’azione di protesta contro il passaggio di imbarcazioni dirette in Israele.
Al centro dell’iniziativa la Msc Eagle III, arrivata da Koper e Trieste e diretta, dopo uno scalo a Venezia, ad Haifa. Gli attivisti hanno rallentato le operazioni di uscita bloccando simbolicamente il canale portuale per tutto il pomeriggio.
Il Coordinamento sottolinea che non è noto il contenuto del carico della nave, ma contesta l’assenza di trasparenza sulle merci trasportate e chiede maggiori controlli per impedire il transito di armi, materiali dual use o altre merci che possano contribuire a sostenere l’occupazione dei territori palestinesi.
L’iniziativa, organizzata con il supporto di Global Sumud Italia e di altre realtà, si sarebbe svolta, secondo quanto riferito dai promotori, senza tensioni con le forze dell’ordine e in un clima nonviolento.
La protesta si inseriva nella giornata internazionale di mobilitazione contro la militarizzazione dei porti, che il 30 ottobre ha coinvolto 113 scali nel mondo.


