Piazza del Popolo piena, questa mattina (30 ottobre), per lo sciopero contro guerre e carovita indetto in primis dall’Usb, a cui hanno aderito movimenti studenteschi (in prima fila l’Osa), associazioni e semplici cittadini, tra cui tantissimi giovani (sia di scuole superiori che universitari). La manifestazione è nata per chiedere lo stop al passaggio di armi dal porto e si è poi allargata ai temi al centro delle manifestazioni giovanili di queste settimane in Italia e in Europa, in particolare il carovita e le condizioni delle scuole. Dalla piazza, i manifestanti (un migliaio di persone) sono partiti in corteo in direzione darsena di città.
«Garantire ai giovani studenti una vita dignitosa. Vogliamo vivere, non sopravvivere». È uno dei messaggi lanciati dalla piazza. «Oggi abbiamo poche risorse per l’istruzione e tante scuole fatiscenti. E cosa fa il governo? Decide di investire nel riarmo». L’obiettivo, spiegano i manifestanti, è rovesciare «la narrazione meloniana di un Paese dei balocchi».
«Chi vive nelle fabbriche, negli uffici pubblici e nelle scuole sa che la realtà è ben diversa».
La mobilitazione, come detto, si inserisce anche nella giornata internazionale di sciopero dei porti contro il traffico di armi. «Grazie alla caparbietà di attivisti, giornalisti e dell’avvocato Maestri abbiamo scoperto che nel 2025 sono transitate 225 tonnellate di materiale bellico». Una protesta che prosegue, nonostante quelli che vengono definiti i tentennamenti del sindaco e del presidente della Regione. «Noi non possiamo tentennare, dobbiamo chiedere e ottenere fatti concreti. Vogliamo dire una cosa forte e chiara: dal porto di Ravenna non deve partire nemmeno un chiodo per la guerra e il genocidio».
Il corteo ha attraversato il centro storico, passando davanti alle varie sedi universitaria, in maniera del tutto pacifica. Non si segnala alcun episodio di tensione.


