giovedì
30 Luglio 2026
osservatorio

Sono circa 3000 le imprese a rischio insolvenza a Ravenna: la provincia è tra le più solide della regione

Secondo Business Scan di Sevendata, le aziende che mostrano criticità 9,2% del totale. In generale, l'Emilia-Romagna resta sotto la media nazionale.

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In provincia di Ravenna sono 3.162 le imprese a rischio insolvenza, pari al 9,2% del tessuto imprenditoriale locale. È quanto emerge dall’Osservatorio Business Scan di Sevendata, data company italiana che supporta le imprese nei processi di trasformazione digitale attraverso l’analisi dei dati, tecnologie avanzate e modelli predittivi.

L’analisi individua le aziende che presentano un elevato rischio di insolvenza nell’arco dei successivi 12 mesi. La valutazione si basa su un rating proprietario sviluppato con tecniche di intelligenza artificiale e reti neurali, che integra variabili economico-finanziarie, dati di bilancio, eventi pregiudizievoli, esposizioni debitorie, profili del management e indicatori strutturali delle imprese.

In generale, in Emilia-Romagna sono circa 43 mila le imprese esposte al rischio di insolvenza, denotando un un profilo di solidità migliore della media nazionale: le imprese attive in regione sono 412.564 e, su queste, l’incidenza delle imprese a rischio in un orizzonte di 12 mesi, si attesta al 10,5%, (43.319), rimanendo a un livello al di sotto della media italiana pari al 12,1% (ovvero 674 mila imprese a rischio sul totale nazionale di 5.570.296 imprese attive).

Nel confronto nazionale l’Emilia-Romagna si colloca tra le sette regioni meno esposte. Valori inferiori si registrano solamente in Trentino-Alto Adige (6,6%), Valle d’Aosta (7,5%), Piemonte (8,6%), Friuli-Venezia Giulia (8,7%), Veneto (9%) e Marche (10,1%). Secondo i dati analizzati dall’agenzia, la quota di imprese a rischio su base annua in Emilia-Romagna è cresciuta di 0,9 punti percentuali, a fronte di una crescita media nazionale dell’1%.

Dentro i confini regionali, l’analisi per provincia evidenzia una variabilità contenuta ma significativa: Ravenna si trova al terzultimo posto, seguita solo da Forlì-Cesena (9,1%, 3.418 imprese a rischio) e Ferrara (9,1%, 2.677 imprese a rischio). L’incidenza più elevata di imprese a rischio si osserva a Reggio Emilia (12%, 6.060 imprese a rischio), Parma (11,8%, 4.902 imprese a rischio), Modena (11,6%, 7.794 imprese a rischio), Rimini (10,4%, 3.897 imprese a rischio) e Bologna (10,1%, 8.877 imprese a rischio) e Piacenza (9,4%, 2.503 imprese a rischio).

«Le imprese dell’Emilia-Romagna nel 2026 si collocano al settimo posto della classifica nazionale per rischio di insolvenza, con un’incidenza inferiore alla media italiana, confermando la tenuta complessiva del tessuto produttivo – commenta Fabrizio Vigo, Ceo e co-founder di Sevendata –. La regione continua a distinguersi per la qualità e la diversificazione della propria base produttiva, caratterizzata da una forte presenza in tre comparti: il commercio, con un cuore di oltre 85 mila imprese, le costruzioni, con oltre 67mila imprese e l’agricoltura, che supera le 48mila imprese. Allo stesso tempo, alcuni indicatori suggeriscono attenzione: l’incremento della quota di imprese a rischio e il saldo demografico negativo indicano un contesto in cui la resilienza dipende sempre più dalla capacità delle imprese di preservare equilibrio finanziario, continuità operativa e competitività in uno scenario economico caratterizzato da elementi di incertezza».

In termini di concentrazione del tessuto imprenditoriale, l’Emilia-Romagna fa registrare una variazione annuale delle imprese attive pari a -1,0%, di poco superiore alla media italiana che registra un saldo comunque negativo (-0,8%). Il maggior numero di imprese attive è a Bologna (21,3% del totale regionale, pari a 87.888 aziende), seguita da Modena (16,3%, 67.188 imprese), Reggio Emilia (12,2%, 50.502 imprese), Parma (10,1%, 41.542 imprese), Forlì-Cesena (9,1%, 37.556 imprese), Rimini (9,1%, 37.468 imprese), Ravenna (8,3%, 34.374 imprese) e Ferrara (7,1%, 29.417 imprese). La quota più contenuta è a Piacenza (6,5%, 26.629 imprese). Sul fronte della dinamica annua delle imprese attive, l’andamento più favorevole si osserva a Rimini (+0,3%), mentre la contrazione più marcata riguarda Piacenza (-3,2%).

La lettura demografica regionale indica un saldo negativo tra nuove imprese e cessazioni: il tasso di natalità si attesta al 5,4% e la mortalità al 6,6% (saldo -1,2 punti percentuali). Gli indicatori di resilienza mostrano una sostanziale tenuta: il survival rate – tasso di sopravvivenza – delle imprese nate nel 2024 e ancora attive nel 2026 è pari al 92,4%, in calo di 0,3 punti percentuali rispetto al biennio 2022-2024 (92,8%).  

Dal punto di vista settoriale, il numero più alto di aziende attive si registra nel commercio (20,7%), seguito da costruzioni (16,4%) e agricoltura e pesca (11,7%). Le incidenze di rischio insolvenza più elevate si riscontrano invece tra attività estrattive in cava (38,4%), fornitori di energia (22,0%), nelle attività immobiliari (16,2%) e nelle costruzioni (14,3%). Le attività meno a rischio sono invece quelle legate a agricoltura e pesca (2,8%) insieme alle attività finanziarie e assicurative (4,6%).
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