La produzione artigianale di ceramica a Faenza conta una cinquantina di botteghe. Il dato viene da Ente Ceramica Faenza, l’associazione fondata nel 1977 con lo scopo di tutelare il marchio della ceramica faentina. Padrino fu il sindaco di Faenza dell’epoca, Veniero Lombardi, che dispose che l’Ente avesse sede (nominale) in municipio.
«Ci sono un paio di botteghe più strutturate con personale dipendente – dice Elvira Keller, ceramista e presidente dell’Ente – e il resto è rappresentato da singoli ceramisti, artigiani che lavorano da soli. Quasi tutti fanno parte dell’associazione e questo è utile per alimentare il dialogo e i contatti. Cerchiamo di essere un trampolino: divulghiamo e promuoviamo, non abbiamo un fine commerciale, ma se comunichi bene le cose poi ognuno ha il suo ritorno».
Keller è presidente dal 2020, prima ha fatto parte dei sette membri del direttivo e nel 2025 è stata confermata per altri tre anni. Originaria di Napoli, la 47enne vive a Faenza dal 2000 quando ha deciso di dare una svolta alla sua vita: «Ho un diploma in agraria a Napoli. Ma mentre facevo le scuole superiori mi sono innamorata della ceramica e a 16 anni andavo a fare i corsi con le signore ottantenni. Dopo il diploma ho cominciato a lavorare in una bottega di Napoli e devo tutto a quella ceramista perché mi spingeva a conoscere meglio questa arte. Su suo consiglio venni a Faenza a visitare il museo Mic. In quel viaggio ho scoperto che a Faenza c’era l’istituto d’arte per la ceramica, che poi diventerà il liceo artistico, e ho spezzato il cuore dei miei genitori che mi avrebbero voluto all’università per trasferirmi invece nella città delle ceramiche».
Attualmente l’Ente è alle prese con gli ultimi passaggi burocratici per far sì che Faenza sia la prima città ad avere il marchio Igp per la ceramica: «La territorialità ha un valore importante. Faenza ha un tessuto di artigiani e di indotto che incide nella produzione. Dal colorificio che crea smalti apposta, fino a chi realizza stampi in gesso per le opere più grandi».
La presidente dell’ente prova a spiegare quali sono i valori da promuovere per aiutare la produzione artigianale: «Credo si debba fare leva sul bello. Faccio un esempio personale: a colazione uso una tazza di un artigiano francese che costa molto di più di una dell’Ikea per fare la stessa funzione, ma mi piace avere un oggetto bello con una sua storia». La produzione di Keller è molto incentrata su ceramiche per ristorazione: «Tra i miei clienti ho giovani coppie che comprano piatti da usare tutti i giorni per il piacere di usare oggetti belli. Il nostro compito è spiegare alle persone cosa c’è dietro la produzione artigianale e quando lo facciamo si vedono i risultati».
Quella spiegazione passa anche dagli strumenti digitali: «Se vuoi essere competitivo, oggi devi curare il tuo racconto sui social. Ma in generale la digitalizzazione delle botteghe è una necessità. Un esempio: la partecipazione al bando di Argillà richiede l’invio di foto e allora bisogna investire in un fotografo, serve un sito decente, perché va bene la signora Maria che passa davanti alla vetrina, ma serve altro». Se la digitalizzazione è una sfida che si può vincere, non ci sono invece armi per fronteggiare i rincari di materiali e energia: «Per alimentare il forno in bottega ho una fornitura di 15 kW, circa il quintuplo degli standard di un’abitazione. Significa che ogni mese ho 150- 170 euro di spese fisse anche se non accendo la luce. E poi facciamo i conti con materie prime che viaggiano via mare: nei primi sei mesi della guerra in Ucraina era introvabile la terra bianca. Poi il flusso è ripreso ma a prezzi altissimi».
Argillà – che si è svolto con grande successo nelle scorse settimane – è ovviamente uno degli eventi dell’anno in cui l’Ente mette in campo energie per organizzare eventi e mostre. Ha cadenza biennale e si alterna con l’evento Made in Italy. Ma il calendario di appuntamenti parte il 17 gennaio quando cade Sant’Antonio, protettore dei ceramisti: «Facciamo una grande cena, nel 2026 eravamo un centinaio di persone. È un momento aggregativo e leggero dove si fa rete in modo informale». In primavera è tempo di “Buongiorno Ceramica”, un progetto ideato e organizzato dall’Associazione italiana città della ceramica ogni anno dal 2018: «È un momento importantissimo perché le botteghe aprono al pubblico e possiamo fare proprio quel racconto della nostra artigianalità che serve a far capire i prodotti».
Tra gli appuntamenti va segnalata l’asta benefica di novembre: «I pezzi recuperati dal Mondial Tornianti di Argillà vengono distribuiti alle botteghe che li smaltano e decorano. Il ricavato andrà ai Lions». E poi la lotteria del Mic che mette in palio ciotole donate dai ceramisti e il ricavato va al Rotary.



