
Un portale internet e un libro sono il risultato di un originale progetto scientifico di ricerca storica curato da undici Istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea in Emilia-Romagna, a distanza di un secolo esatto dalla marcia su Roma, per promuovere una riflessione critica sulle ragioni, sui tempi e sulle forme dell’affermazione dello squadrismo fascista in regione.
Prendendo in esame un periodo storico in cui il fascismo non aveva ancora un forte seguito politico e una solida base popolare, l’Emilia-Romagna rappresentò, pur in modo non uniforme, un interessante laboratorio di biografie e strategie destinate ad orientare il nuovo corso della storia, dove le cronache dei primi anni Venti risulteranno decisive per la lettura della più generale vicenda nazionale.
La sfida dell’operazione storiografica è quella di rinnovare lo stato degli studi regionali sullo squadrismo, riorganizzando l’ampia mole di documenti esistenti.
L’obiettivo del portale è offrire nuovo materiale al dibattito pubblico, frutto di un accurato lavoro di analisi delle fonti e di riorganizzazione grafica delle stesse. Online attraverso sezioni (corredate di tabelle, grafici e riassunti) dedicate ai contesti locali, ai risultati elettori a documenti ufficiali e biografie, si ricostruiscono gli eventi degli anni Venti del secolo scorso, quando il fascismo s’impose in Emilia-Romagna mostrando il proprio volto più violento. Sul sito si trova un focus sulla violenza che rappresentò l’elemento cruciale dell’affermazione fascista.
Parallelo al Portale web, è il volume (465 pagine, edizioni Pendragon) “Le origini del fascismo in Emilia-Romagna (1919-1922)” curato dal ravennate Andrea Baravelli, professore associato dell’Università di Ferrara.Il fascismo nacque milanese, ma crebbe in Emilia-Romagna. Fu infatti in questa regione, vero e proprio laboratorio della politica novecentesca, che il movimento fondato da Mussolini s’irrobustì. Fino ad avere la forza per traghettarsi da vincitore a Roma.
Le iniziative legate al progetto sono state sostenute dalla Regione attraverso un finanziamento previsto dalla legge regionale sulla Memoria e la storia del Novecento in Emilia-Romagna.



