Negli ultimi 10–15 giorni la provincia di Ravenna sta sperimentando un’ondata di calore intensa e prolungata, con temperature massime spesso oltre i 35 gradi e punte interne fino a 38,3 (Faenza, 20 giugno). Le massime stagionali attese risultano ormai lontane dai valori osservati e i modelli indicano possibili nuovi picchi tra fine giugno e inizio luglio.
Questo quadro si inserisce in una tendenza pluridecennale: l’estate in Romagna è «un’altra stagione» rispetto al passato, con la media estiva passata da circa 22 gradi (prima degli anni ’90) a 25 negli ultimi cinque anni e ondate di calore che durano oggi una decina di giorni anziché due. Le ripercussioni coinvolgono salute pubblica, agricoltura, turismo ed economia, mentre la siccità è al momento moderata ma può rapidamente aggravarsi in assenza di piogge. Adattamento e mitigazione diventano quindi prioritari: interventi sul verde urbano, gestione del suolo e scelte agricole più resilienti, oltre a comportamenti individuali prudenti durante i picchi (idratazione, limitare sforzi nelle ore calde, attenzione all’ozono). In prospettiva, senza azioni incisive, le estati da record, come quella del 2003, rischiano di non restare un’eccezione ma di diventare la nuova norma.
Ne abbiamo parlato con l’esperto Pierluigi Randi, presidente dell’Associazione Meteorologi Professionisti (Ampro).
Cosa ci può dire dei dati registrati negli ultimi 10–15 giorni in provincia di Ravenna?
«Le temperature sono molto elevate già da diversi giorni. Questa intensa ondata di calore ha cominciato a farsi sentire da mercoledì 17; siamo quindi già arrivati a una settimana in cui le temperature sono salite sopra i 35 gradi e, tra il 20 e il 23 in alcune zone fino a 38 gradi. Per il momento il picco registrato è a Faenza, il 20, con 38,3 gradi: è, finora, il valore più alto. Le temperature più elevate sono sempre nelle zone più interne, mentre sulla costa, come a Ravenna, al momento le temperature più alte sono state registrate il 22 giugno, con 35,3 gradi. Quando andiamo verso la costa gli estremi sono più contenuti perché il mare fa da termoregolatore: le brezze arrivano dalla superficie marina e queste correnti mantengono le temperature più basse. Il rovescio della medaglia è l’umidità, che è più alta: sulla costa compensa quel poco che manca».
Come si collocano questi valori rispetto alle medie climatiche degli ultimi anni e ai picchi registrati nel passato?
«In questo periodo dell’anno le temperature massime dovrebbero essere tra i 28 e i 29 gradi. Quella degli ultimi giorni è un’ondata di caldo molto intensa, ma soprattutto persistente, perché ci aspetta un altro picco tra il 27 e il 29. Non abbiamo per ora battuto dei record perché nel giugno 2003 e nel giugno 2012 si arrivò a temperature ancora più alte: nel 2003, ad esempio, si toccarono i 40 gradi a Marina di Ravenna e si superarono i 39 a Bagnacavallo, Lugo, Faenza. Non è detto che questi record non vengano ritoccati. Dobbiamo preoccuparci piuttosto per la durata e per l’estensione del problema, che non riguarda solo l’Italia: nel Regno Unito si arriva a 37–38 gradi, per loro inimmaginabili.
Questa ondata di caldo è portata dall’anticiclone nordafricano, cioè una bolla d’aria molto calda che si stacca dall’Algeria e punta verso nord. Per questo motivo ne risentono di più le regioni del Centro-Nord Italia; ora il focus è sulla Francia. Questa non è più un’anomalia: queste condizioni portano a temperature più alte; questi anticicloni c’erano anche in passato, ma persistevano per meno giorni ed erano meno estesi».
Quali sono le previsioni attese per i prossimi giorni in regione e nella provincia di Ravenna? Sono previsti picchi ulteriori di ondate di caldo o è prevista una fase di diminuzione?
«La fine di questo periodo di calore, se tutto va bene, dovremmo averla tra il 2 e il 3 luglio, ma c’è ancora incertezza. Fino al 1 luglio il modello è certo; dal 2 luglio in poi i modelli ci dicono che l’incertezza è più alta: c’è una discreta probabilità che le temperature tornino a valori più vicini alla norma, ma ci sono anche possibilità che continui. In riferimento all’anno scorso, per esempio, a fine giugno ci fu un picco di calore, ma luglio e agosto furono più clementi».
Che segnali emergono dalla tendenza in crescita delle temperature medie estive in Emilia-Romagna?
«L’ultima estate “normale” è datata 2014. Possiamo dire che è uno scenario noto da molto tempo, perché già tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila si prevedeva un cambiamento della stagione; ma, non essendo stato preso abbastanza sul serio, non sono state adottate decisioni adeguate. La popolazione invecchia, diventa più vulnerabile, e durante le forti ondate di calore le persone fragili risentono maggiormente degli effetti. Un ulteriore problema riguarda agricoltura e turismo, e di conseguenza anche l’economia.
Bisogna dunque adattarsi, anche perché nei prossimi decenni andrà peggio: dobbiamo cercare di contenere questo aumento, rendendo i nostri ambienti più verdi. In Emilia-Romagna, con la scelta di cementificare e togliere suolo ai fiumi è peggiorata anche la situazione, come mostrato dall’alluvione. Anche in agricoltura occorre adattarsi, orientandosi verso coltivazioni che richiedono meno acqua. Il cambiamento climatico non si misura dall’anticiclone, che c’è sempre stato, ma oggi le temperature che osserviamo sono amplificate dal cambiamento climatico. Non è il caldo in sé, ma l’intensità».
Di quanto è cresciuta la media e con quale frequenza/intensità sono aumentate le ondate di calore?
«In Romagna, in particolare nella provincia di Ravenna, l’estate è diventata un’altra stagione. Prima degli anni Novanta la temperatura media estiva era di 22 gradi; se prendiamo gli ultimi cinque anni, la media è andata a 25 gradi. Stiamo quindi osservando un aumento delle temperature vertiginoso. Anche gli estremi sono cambiati: 30–40 anni fa la durata media di un’ondata era di un paio di giorni; ora si parla di una decina. Possiamo vederle anche a maggio e a settembre, cosa che in passato non succedeva. Con questo caldo sono emersi nuovi virus e nuovi insetti: prima morivano con il freddo invernale. È un problema che tocca molti settori. Quello che ora subiamo è l’immobilismo di anni fa: abbiamo sempre ragionato sul breve periodo e oggi ne paghiamo le conseguenze».
Quali sono stati gli anni record di temperature negli ultimi decenni?
«Qualche caso isolato come il 1935 nel Bolognese o nel Riminese; altrimenti 2003 e 2012 in provincia di Ravenna».
Rispetto agli anni recenti, si può parlare di siccità nel nostro territorio? Quali settori e aree risultano più vulnerabili?
«Per il momento siamo in condizione di siccità moderata. Negli ultimi sei mesi, ad aprile, maggio e gennaio è piovuto poco; negli altri molto. Il deficit c’è, ma non è così evidente, per ora. Va sottolineato che aprile e maggio sono stati poco piovosi. Gli ultimi giorni in cui è piovuto in maniera evidente a giugno sono stati il 3. Anche a maggio le precipitazioni sono state scarse. Siamo quindi in una condizione non grave. Il problema è che, con queste temperature e con la radiazione solare, il terreno può seccarsi facilmente: è possibile che, nell’arco di pochi giorni, se non arrivano precipitazioni, si arrivi a una condizione di siccità grave. Inoltre, le alte temperature possono causare danni diretti, per esempio alle coltivazioni, che soffrono quando si superano determinate soglie. Un altro aspetto preoccupante è che dal 2000 a oggi la provincia di Ravenna ha perso circa il 25% delle precipitazioni rispetto al passato e, siccome fa più caldo, questo è un problema. Un esempio è quello del 22 luglio 2023: quel temporale che ha provocato il tornado ha lasciato cadere tra i 5 e i 15 mm di pioggia, pochissimi, causando danni enormi».
Che tipo di estate dobbiamo aspettarci?
«Questa è sicuramente la domanda più difficile. Se diamo retta ai modelli stagionali, che indicano se il prossimo mese sarà più caldo o più piovoso, parlano di un’estate più calda del normale. L’estate del 2003, prima o poi, verrà superata. Quella del 2022, per esempio, ha battuto quella del 2003 in Europa, anche se non nel caso specifico italiano.»
Ha delle raccomandazioni in vista dei prossimi picchi di caldo?
«Dobbiamo bere molto e dare priorità a frutta e verdura. Ma la cosa più importante è limitare l’attività fisica nelle ore più calde: il colpo di calore può arrivare da un momento all’altro ed è molto pericoloso. Nei grandi centri urbani la concentrazione di ozono può aumentare: si percepisce con diversi sintomi, tra cui l’irritazione delle mucose. L’ozono è un gas tossico che aumenta con le grosse ondate di caldo; è un problema di cui si parla poco: bisogna stare accorti e trattarsi bene per evitare di danneggiare l’organismo.»
Per quanto riguarda ciò che dovremmo fare per evitare di peggiorare la situazione ambientale: è ottimista?
«Non è semplice, perché abbiamo strutture architettoniche già datate e consolidate; creare vere e proprie oasi verdi o modificare strutturalmente il territorio è complesso, ma si possono comunque individuare e creare aree verdi in cui gli abitanti possano trovare sollievo. Se riempiamo gli ospedali per il caldo, non ci sarà posto per gli altri: è anche una questione di organizzazione. Anche il colore delle superfici è importante: un asfalto più scuro attira più caldo. Il colore è fondamentale, ma non gli abbiamo mai prestato sufficiente attenzione. Se non interverremo in tempo, il rischio è diventare, in futuro, migranti climatici, e le zone in cui rifugiarci saranno sempre più ristrette. L’adattamento umano non è infinito: dobbiamo utilizzare tutte le risorse disponibili; anche l’IA può essere fondamentale nel semplificare calcoli o velocizzare processi, per evitare di arrivare a un punto in cui l’uomo non riuscirà più ad adattarsi al contesto climatico. Molti studiosi parlano del 2070–2080 per le nostre zone».



