martedì
30 Giugno 2026
l'intervista

Il mare Adriatico e gli effetti del cambiamento climatico: «La soglia critica sono i 30 gradi. I delfini? Centinaia, buon segno»

Ne parla il direttore del centro Cestha di Marina di Ravenna

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Il mare Adriatico, lungo la costa ravennate, si presenta oggi come un ecosistema in forte evoluzione, segnato in particolare dagli effetti del cambiamento climatico. Le acque basse e poco profonde che caratterizzano questo tratto di mare rendono infatti più evidente e rapido l’impatto dell’aumento delle temperature, con conseguenze che si riflettono sull’equilibrio complessivo dell’ambiente marino. A questo si aggiungono altri fattori, come la ridotta circolazione delle acque e la diminuzione dell’ossigenazione, che incidono in modo significativo sulle specie più sensibili e meno mobili, soprattutto quelle legate ai fondali. Nonostante ciò, il sistema marino continua a mostrare una certa capacità di adattamento, anche se i cambiamenti in atto risultano sempre più evidenti e monitorati con attenzione dalla comunità scientifica.

Ne abbiamo parlato con Simone D’Acunto, direttore del Cestha (Centro Sperimentale per la Tutela degli Habitat), organizzazione no profit attiva dal 2014 e con sede a Marina di Ravenna.

Come descriverebbe oggi lo stato di salute del mare Adriatico lungo la costa ravennate e quali cambiamenti ci può segnalare?
«Quello più evidente riguarda la temperatura dell’acqua. In un mare dai fondali molto bassi, come l’Adriatico, l’impatto del riscaldamento è più marcato rispetto ad altri mari più profondi. Anche se i picchi di temperatura interessano tutta l’Europa, qui gli effetti possono tradursi in cambiamenti più rapidi ed evidenti».
Quanto sta incidendo il surriscaldamento delle acque sull’equilibrio dell’ecosistema marino e sulle specie che lo abitano?
«In un ambiente così vasto, sono aspetti non ancora del tutto chiari. Le temperature sono aumentate, ma gli effetti non sono immediati: servirà tempo per osservare risposte significative nel lungo periodo. Se il trend continuasse, gli scienziati indicano una soglia critica intorno ai 30°C per l’Adriatico, il cui superamento rappresenterebbe un problema. Attualmente la temperatura si aggira tra i 26 e i 27°C, anche se dipende dalla zona, quindi se più o meno vicino alla costa».

Negli ultimi giorni sono aumentate le segnalazioni di delfini vicino alla costa ravennate. Si tratta di un reale incremento della popolazione?
«È importante distinguere tra un aumento degli episodi e un aumento effettivo del numero di delfini. La scienza non si basa su singole osservazioni, ma sull’analisi dei trend nel tempo. Il fatto che in alcuni giorni vengano avvistati più delfini non significa necessariamente che siano aumentati: potrebbe trattarsi di una concentrazione temporanea di esemplari dovuta a determinati fattori, come la diminuzione della pesca nell’ultimo periodo dovuta al caro gasolio. Essendo animali opportunisti, spesso seguono i pescherecci per alimentarsi vicino alle reti. Se, per motivi come la diminuzione dell’attività di pesca, ci sono meno imbarcazioni in mare, è possibile che i delfini si avvicinino maggiormente alla costa per cacciare. In questi casi aumentano le probabilità di avvistamento, ma questo non indica necessariamente una crescita della popolazione, nonostante sappiamo che la popolazione sia stabile».
Come vengono monitorati i delfini nella nostra zona?
«Esistono programmi di monitoraggio del censimento molto interessanti basati sulla fotoidentificazione. I ricercatori vanno in mare, fotografano le pinne dei delfini, le archiviano e le confrontano con le altre pinne fotografate in altre zone dell’Adriatico o da loro stessi negli anni precedenti. Questo permette di vedere se sono nuovi individui o individui diversi, perché ogni pinna è una sorta di impronta digitale. Grazie a questi studi sappiamo che nell’Alto Adriatico si muovono centinaia di esemplari. Alcuni vengono osservati più volte nel corso degli anni, segno che esiste una componente residente o che torna ciclicamente nelle nostre zone. Il tursiope è una specie protetta, ma attualmente non è annoverata a rischio critico di estinzione: la popolazione risulta stabile. La loro presenza è inoltre un bene. Come le tartarughe marine e gli squali, i delfini sono i predatori posti ai vertici della catena alimentare e quindi svolgono un ruolo molto delicato di mantenimento delle popolazioni anche perché se si cibano degli animali feriti o malati evitano il propagarsi della malattia».

Oltre ai delfini, quali altre specie (tartarughe marine, pesci, molluschi, crostacei…) stanno mostrando cambiamenti significativi nella loro distribuzione e nella loro capacità di adattamento?
«I delfini sono mammiferi di grandi dimensioni e possiedono una maggiore capacità di adattamento. L’impatto delle temperature risulta invece più dannoso per gli organismi con minore capacità di spostamento, come quelli legati ai fondali. Non è solo l’aumento della temperatura a incidere, ma anche la ridotta rimescolazione delle acque e il conseguente calo di ossigeno. Si tratta di fenomeni che nell’Adriatico sono sempre esistiti, ma il rischio è che, con l’aggravarsi del cambiamento climatico, possano diventare sistemici».

Guardando al futuro prossimo, quali sono le principali priorità per proteggere la biodiversità marina in vista delle crescenti pressioni ambientali e turistiche?
«I legislatori dovrebbero considerare il cambiamento climatico come un fenomeno in corso, al quale è necessario adattare politiche e interventi. Dal punto di vista delle pressioni turistiche, invece, Ravenna riesce in maniera adeguata ad alternare zone a forte presenza turistica con aree più tutelate».

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