venerdì
10 Luglio 2026
il dossier

La nuova povertà colpisce anche i lavoratori. Il 54% degli oltre 4000 utenti assistiti dalla Caritas è italiano

Tra le criticità che aggravano il fenomeno: crisi abitativa, perdita del potere d'acquisto e conseguenti fragilità psicologiche. La direttrice Biondi: «L'impiego non basta più a prevenire il disagio economico»

Condividi

Le famiglie italiane sono sempre più povere. A spaventare non è più la disoccupazione, ma soprattutto il lavoro povero e la crisi abitativa che in città allarga la fascia di chi fatica ad arrivare alla fine del mese. La Caritas di Ravenna presenta il dossier della propria attività nel 2025, alla presenza del monsignor Lorenzo Ghizzoni, della direttrice Daniela Biondi e del prefetto Raffaele Ricciardi: delle oltre 4 mila utenti appartenenti a 1.861 nuclei familiari accolti tra Caritas Diocesana (2.135 utenti) e Caritas Parrocchiali (1526 utenti) il 54% per cento è composto da italiani. Si tratta di un aumento del 9% rispetto ai dati del 2024 e di una crescita ancora più allarmante guardando indietro di 10 anni, quando gli italiani richiedenti aiuto all’ente di carità rappresentavano solo il 32% degli utenti in carico.
Oggi, alle 481 famiglie italiane si aggiungono 118 famiglie africane (il 14% principalmente da Marocco, Nigeria, Tunisia, Camerun, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio e Senegal), 120 famiglie dall’Unione Europea (un altro 14% principalmente da Romania, Bulgaria, Ungheria e Polonia) 120 famiglie extra Ue (pari all’11% degli utenti totali, da Albania, Ucraina, Bielorussia, Serbia, Bosnia, Macedonia, Turchia), 37 famiglie dal sud dell’Asia (4%, da Pakistan, India e Bangladesh) e 27 dal Sud America (un 3% proveniente da Argentina, Perù, Brasile e Cuba). Le nuove famiglie prese in carico nel corso del 2025 sono 19 (+13% rispetto al 2024) ma rispettano il trend degli scorsi anni come provenienza: sono ben 63 infatti (il 53%) le famiglie di italiani richiedenti aiuto. Seguono le famiglie africane (22, il 19%) quelle extra Ue (16, il 13%) e quelle europee e asiatiche (7 e 7, il 6% l’una) e chiude il Sud America, con 4 nuove famiglie prese in carico dall’ente benefico (il 3% del totale).

Per quanto riguarda le principali problematiche economiche che portano gli utenti a rivolgersi al servizio, troviamo la disoccupazione o la assenza di reddito solo nell’8,76% dei casi. Negli altri, nonostante l’impiego lavorativo, il reddito rimane comunque troppo basso da consentire una vita decorosa in autonomia (si va dalla fascia di reddito 0-300 euro, pari a circa il 46% delle famiglie a quella sopra i 1.500 euro, raggiunta dal 7,9% dei nuclei). Un dato interessante riguarda la distribuzione anagrafica della povertà: se per quanto riguarda i cittadini europei tocca il picco nella fascia tra 35 e 44 anni (verosimilmente a cavallo con l’arrivo nel Paese) per quanto riguarda gli italiani si sposta verso i  55-64 anni, denotando un potere d’acquisto sempre più eroso nel tempo. A peggiorare la contrazione dell’economia e il fenomeno del “lavoro povero”, si aggiunge poi la morsa della crisi abitativa che stringe la città da anni, portando i proprietari immobiliari a favorire spesso e volentieri affitti brevi (turistici o studenteschi) rispetto a quelli residenziali, finendo così per ridurre le possibilità di locazione residenziale sul mercato. Ad oggi sono 51 le famiglie in accoglienza provvisoria, 57 quelle sotto sfratto con casa all’asta, 8 in condizione di abitazione precaria e 19 quelle senza dimora. 

Tra le nuove fragilità, spicca anche l’incidenza sempre maggiore di problematiche di salute mentale legate allo stato di povertà e fragilità. Prima su tutte la depressione, seguita da problemi psicologici e relazionali, anoressia e disturbi alimentari e malattie mentali in genere. Nel 2025 il centro di salute mentale CdA diocesano ha preso in carico 81 persone, il 30,6% in più rispetto al 2024. Anche in questo caso, per i cittadini stranieri il picco delle problematiche si raggiunge in giovane età, mentre gli italiani sviluppano problematiche soprattutto nella fascia compresa tra i 45 e i 64 anni. «Il quadro che emerge dai dati descrive una comunità in sofferenza – spiega la direttrice Daniela Biondi – nella quale il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà e la fragilità economica spesso si trasforma in disagio psicologico». Anche per questo, da quest’anno sono stati attivati due tirocini di osservazione sul tema del disagio mentale.

A sostegno delle famiglie prese in carico, oltre ai dipendenti e ai vertici dell’ente, una rete di 302 volontari che, grazie alla collaborazione tra diversi enti e realtà supportano le famiglie attraverso pasti, abiti, sistemazioni e capi di vestiario. Si aggiungono poi 4 ragazzi del servizio civile e 28 studenti degli istituti superiori di Ravenna, coinvolti grazie al progetto “Ripariamo”. Cuore dell’attività è sicuramente l’Emporio solidale di via Narsete 71, dove ogni giorno 593 famiglie (1609 persone) possono reperire gratuitamente cibo e altri beni di prima necessità scambiandoli con “punti” a loro assegnati. Nel corso del 2025 sono state cedute oltre 200 tonnellate di generi alimentari, 1050 chili di alimenti per l’infanzia. La mensa di Santa Teresa si è invece occupata della distribuzione di quasi 30mila pasti. Si aggiungono poi oltre 35mila euro di aiuti monetari (elargiti per trasporti pubblici, medicinali e cibo, ma anche incentivi alla locazione, aiuti per le bollette e spese legali) e 1355 capi di vestiario. A rivolgersi all’emporio sono principalmente utenti tra i 30 e i 64 anni, nel pieno dell’età adulta e lavorativa, invertendo la tendenza passata che vedeva in maggiore difficoltà gli estremi anagrafici come anziani e giovanissimi.

Infine, l’ente caritatevole interviene anche per il primo supporto dei migranti dopo l’attracco al porto di Ravenna (3 gli sbarchi seguiti nel corso del 2025) e in carcere, dove in un anno si sono sfiorati i mille colloqui di sostegno ai detenuti e la distribuzione di 240 beni alimentare e 2545 prodotti per l’igiene personale. «La Caritas non si limita a distribuire beni e aiuti alimentari alle famiglie in difficoltà – commenta l’arcivescovo monsignor Lorenzo Ghizzoni -, vogliamo incontrare le persone, ascoltarle, costruire con loro una prospettiva diversa aiutandole a ricostruire una vita dignitosa. Come chiesa locale non possiamo più fare a meno dell’azione caritativa: è il Vangelo a insegnarci ad andare incontro ai più fragili. La carità non è soltanto filantropia: nasce dalla responsabilità che ciascuno di noi ha verso il prossimo. La nostra reazione davanti a un povero, un carcerato, uno straniero o un malato ci definisce più del numero di volte in cui andiamo a messa».

In conclusione dell’incontro, il prefetto Ricciardi è intervenuto sottolineando la doppia natura dei numeri in crescita: «Brutti, perché fotografano una comunità sempre in maggiore difficoltà, ma al tempo stesso belli, perché testimoniano una rete di aiuti, tra servizi e volontari, vasta, attiva e strutturata. L’importante percentuale di famiglie italiane richiedenti sussidi, poi, smentisce molti pregiudizi».

Condividi

Notizie correlate

CASA PREMIUM

Spazio agli architetti

Metafisica concreta

Sull’intitolazione dell’ex Piazzale Cilla a Piazza Giorgio de Chirico

Riviste Reclam

Vedi tutte le riviste ->

Chiudi