Le architetture rurali della Romagna come un archivio infinito di luoghi dal significato culturale, naturalistico e politico che per ragioni climatiche e antropiche sta cambiando rapidamente. Dal 2016 l’artista e agricoltrice ravennate Giorgia Severi porta avanti un macroprogetto di ricerca sui “Ghost Landscapes”, paesaggi fantasma, che oggi vengono nuovamente raccolti nella personale curata da Giovanni Gardini all’interno del Mic di Faenza.
Il secondo atto di Losing Cultural Landscape inaugurerà martedì 1 settembre alle 18, nell’ambito di Argillà, e sarà allestita all’interno della Project Room del Museo Internazionale delle Ceramiche. Dopo il I Atto, che aveva puntato lo sguardo sulla Vitis Vinifera e sui Capanni e Colombaie, nel II Atto l’attenzione va ai pini, una presenza caratteristica della terra romagnola.
Sotto il nome di Pinus sativa è raccolta una serie di calchi, realizzati in collaborazione con Ceramica Gatti 1928, che raccontano il Pinus piena o il Pinus sativa e quella pineta che, nel corso dei secoli ha caratterizzato la fascia costiera sia come paesaggio sia come spazio di sussistenza e di lavoro. Quel confine svettante e luminoso tra la terra e il mare, un ecosistema tanto prezioso quanto fragile, da tempo è oggetto di attenzione da parte di Severi. L’artista si fa infatti narratrice-interprete di quell’eredità culturale che ancora sopravvive e in cui passato e presente si intrecciano nell’urgenza di voler approfondire i caratteri identitari della propria terra, invitando tutti a «cambiare il modo di comprendere le cose», per «cambiare l’ordine del mondo».
La mostra resterà visitabile fino al 13 settembre, dal martedì alla domenica (e festivi) dalle 10 alle 19.



