sabato
12 Settembre 2026
clima

Più alberi e meno asfalto contro il caldo estremo

Le misure che possono essere prese dai Comuni. Ne parlano i sindaci di Ravenna e Cervia e l’assessore all’urbanistica di Faenza

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Ridurre l’asfalto e il consumo di suolo, piantare alberi e prevenire le inondazioni, incentivare il trasporto pubblico e aprire rifugi climatici.
Sono alcune delle azioni che i comuni possono fare per attenuare gli effetti del riscaldamento globale, con cui si continuerà a fare i conti nei prossimi anni. Ne abbiamo parlato con gli amministratori delle principali città della provincia: Ravenna e Cervia coi sindaci Alessandro Barattoni e Mirko Boschetti, Faenza con l’assessore all’urbanistica e ambiente Luca Ortolani.

Aumentare gli alberi e la consapevolezza
Una delle strategie più praticate contro il caldo è aumentare il verde urbano, che ombreggia e fa abbassare le temperature.

A Ravenna la riforestazione rientra nel Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc) «con cui l’amministrazione pianifica le proprie politiche di contrasto al cambiamento climatico», sottolinea Barattoni. «Il Paesc intreccia diversi piani d’intervento, dall’edilizia scolastica ai lavori pubblici fino al sociale, con tre livelli d’azione: analizziamo i rischi, traduciamo i dati in una strategia di lungo periodo con un orizzonte al 2050, infine passiamo all’attuazione con soluzioni basate sulla natura e interventi di forestazione urbana. Ravenna sta affrontando questa sfida con una visione integrata, non solo per rispondere alle emergenze ma anche per trasformare questi rischi in opportunità di rigenerazione urbana e coesione sociale».
Prosegue il sindaco: «Stiamo anche lavorando alla mappatura della città, nell’ambito di un progetto europeo, per aumentare la consapevolezza sul fenomeno delle isole di calore coinvolgendo direttamente i cittadini: abbiamo fornito sensori e la formazione per usarli, in modo che i cittadini stessi possano raccogliere e interpretare i dati, per orientare le future progettazioni e intervenire dove il disagio termico è maggiore».

A Cervia, il sindaco Boschetti informa che «è partita la ripiantumazione degli alberi caduti per il downburst del 2025: sono 200 nuovi esemplari in città e 2mila nella pineta di Milano Marittima. Il verde urbano è fondamentale per rendere il territorio più vivibile e vogliamo aumentarlo, pur partendo da un patrimonio già ricco» che però «purtroppo è in pericolo per l’aumento del livello di acqua salata nelle falde sotterranee, che fa marcire le radici». Un altro cambio di paradigma a Cervia riguarda le “superfici verdi” richieste come opere di compensazione ai costruttori edili: «Fino a pochi anni fa tra queste rientravano i parchi gioco, che però talvolta venivano realizzati senza alberi. Oggi la sensibilità è cambiata. Stiamo mettendo piante nelle aree dove non erano state previste e abbiamo smesso di considerare come “superfici verdi” i parchi gioco senza alberi».

Secondo Ortolani a Faenza «l’aumento dell’ombra è una sfida soprattutto per il centro storico. Le nostre piazze sono vincolate a livello paesaggistico per il loro pregio architettonico, ma al contempo avrebbero bisogno di più alberi e strutture tecnologiche rinfrescanti. Nella storia le città si sono sempre adattate alle esigenze dell’uomo, perciò occorre trovare un nuovo equilibrio velocemente, per rispondere all’emergenza della crisi climatica».

Depavimentare il suolo e renderlo permeabile
L’asfalto assorbe il calore e lo rilascia di notte, aumentando le temperature. Per questo alcune città hanno iniziato a rimuoverlo dove non serve. Cervia lo ha fatto per esempio in via Vittorio Veneto: «Abbiamo sostituito le lastre dei marciapiedi con la ghiaia fine, che permette anche alle radici di respirare», informa Boschetti. «Un tempo c’era meno sensibilità per questi aspetti e gli alberi venivano circondati dall’asfalto».

L’esempio che Barattoni porta per Ravenna è la riqualificazione di piazza Mameli, finanziata dal ministero dell’Ambiente nell’ambito del programma sperimentale per l’adattamento urbano ai cambiamenti climatici: «Oltre all’adeguamento normativo e funzionale, abbiamo migliorato il comfort climatico con la piantumazione di alberi e arbusti. Inoltre abbiamo creato i rain garden, cioè aiuole ribassate rispetto al piano stradale, capaci di intercettare l’acqua piovana e favorirne l’infiltrazione nel terreno, riducendo il ruscellamento superficiale».

Anche per Ortolani «la depavimentazione è un imperativo per la sopravvivenza climatica». Faenza non ha ancora un piano ma «inizieremo a studiarlo in autunno con l’obiettivo di attuarlo già dalla prossima primavera nei punti più roventi della città». Nel frattempo la città manfreda, che è stata la più colpita dalle alluvioni del 2023 e 2024, «ha aumentato il livello di sicurezza idrica acquistando un ampio terreno da destinare all’esondazione del fiume per salvaguardare il quartiere Borgo, quello che si è inondato più volte». Lavori di sicurezza idraulica in corso anche a Cervia, dove si sta ultimando la nuova idrovora di via Vittorio Veneto realizzata dal Consorzio di bonifica. «Serve a evitare le ingressioni marine, molto a rischio in quella zona della città, per salvaguardare le abitazioni e la vicina pineta. Se l’acqua salata entrasse, sarebbe un disastro per gli alberi», dice Boschetti. A ciò si aggiungono il rafforzamento degli argini del fiume Savio, finanziato dalla Regione nel punto in cui si era rotto nel 2023, e l’ampliamento delle fogne in via Martiri Fantini dove il Comune ha investito 500mila euro per far defluire più velocemente l’acqua in caso di forti piogge. Prima nel quartiere erano frequenti gli allagamenti dei seminterrati.

Il caldo non è uguale per tutti
Chi non può permettersi l’aria condizionata soffre di più. Per questo molte città stanno aprendo degli spazi pubblici rinfrescanti chiamati “rifugi climatici”. Ortolani sottolinea che «è uno strumento utile anche per favorire la coesione sociale, soprattutto tra le persone più fragili come gli anziani e quelle economicamente svantaggiate». A Cervia, rivendica Boschetti, «due anni fa abbiamo installato i condizionatori in biblioteca e il prossimo anno li metteremo negli asili, che stanno aperti per tutto giugno, in modo che bambini e insegnanti non soffrano più il caldo». Infine a Ravenna «sono state attivate diverse azioni integrate per la mitigazione degli effetti delle ondate di calore», riassume Barattoni. «Tra le novità, il Comune ha partecipato al progetto sperimentale “Oasi climatiche in Emilia-Romagna” per individuare le aree a maggiore rischio e le azioni di contrasto». Le due zone peggiori secondo lo studio sono Fornace Zarattini e la Darsena dove, prosegue il sindaco, «sono stati segnalati i centri sociali “Le Rose” e “La Quercia” come oasi climatiche». Per quanto riguarda l’attenzione alla popolazione più fragile, a Ravenna «è attivo il Piano di contrasto delle ondate di calore che prevede azioni di monitoraggio attivo sulla popolazione attraverso telefonate alle persone over 75 e la presa in carico, da parte dei servizi sanitari e sociali, dei cittadini vulnerabili a seguito della dimissione ospedaliera». Barattoni ricorda anche i presidi della Protezione civile nei parchi e nei mercati, per sensibilizzare sul disagio bioclimatico, e la riapertura delle fontanelle urbane.

Il trasporto pubblico inquina meno
Altrettanto importanti sono le azioni di mitigazione delle cause del riscaldamento globale. Ridurre l’inquinamento spetta soprattutto alla politica nazionale, ma anche i comuni possono fare la loro parte, per esempio favorendo il trasporto pubblico. Dopo l’alluvione Faenza ha reso gli autobus gratuiti in centro storico e «lo stiamo mantenendo perché è uno strumento efficace e gradito dai cittadini», sottolinea Ortolani, annunciando l’intenzione di «potenziarlo estendendolo alle frazioni del forese». Lo stesso punta a fare il sindaco di Cervia «migliorando i collegamenti con l’entroterra e con Cesenatico, in modo che turisti e residenti usino l’auto il meno possibile, soprattutto nelle fasce serali».
Oltre alle auto ci sono forme di inquinamento più pervasive come le industrie, che portano lavoro ma emettono sostanze climalteranti, in particolare in un distretto molto esteso come quello di Ravenna. «La decarbonizzazione e la diminuzione delle emissioni di CO2 devono andare di pari passo con un tessuto e un polo industriale, portuale e chimico che svolge un ruolo importante» a livello economico, sottolinea Barattoni. «Il nostro polo industriale è il primo distretto italiano, per il settore chimico-energetico e della gestione dei rifiuti, ad avere ottenuto la certificazione Emas di Distretto, uno dei progetti più importanti e all’avanguardia in Italia in tema di sostenibilità industriale applicata a un intero territorio».

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