venerdì
18 Settembre 2026

Bauhaus, premere “eject” per entrare nell’oscurità

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Bauhaus – Press the Eject and Give me… (Beggars Banquet, 1982)
Press the Eject and Give me the Tape non è il miglior disco dei Bauhaus (che è In the Flat Field), ma essendo l’unico che contiene Bela Lugosi’s Dead, loro primo singolo e uno dei più bei pezzi di sempre, è per forza un album imprescindibile. Un disco dal vivo dovrebbe documentare un concerto. Press the Eject…, invece, sembra documentare una seduta spiritica. Pubblicato nel 1982, inizialmente come album aggiuntivo nell’edizione limitata di The Sky’s Gone Out, raccoglie registrazioni effettuate tra Londra e Liverpool nel 1981 e nel 1982. Ma più che una fotografia dei Bauhaus sul palco, è la prova di quanto il gruppo sapesse trasformare ogni esibizione in teatro, rito e minaccia. La scaletta mette insieme alcuni dei vertici del primo repertorio: In the Flat Field, Kick in the Eye, Hollow Hills, Stigmata Martyr, Dark Entries. Il basso di David J procede spesso per figure ossessive, Kevin Haskins costruisce ritmi secchi e tribali, mentre la chitarra di Daniel Ash graffia e deforma lo spazio, vi lascia circolare spifferi poco rassicuranti. La qualità sonora non è levigata, ma sarebbe quasi offensivo pretenderlo. I Bauhaus non erano lì per arredare bene il salotto.

Al centro di tutto c’è Peter Murphy. La sua è una voce pazzesca non soltanto per estensione o potenza, ma per capacità drammatica. Murphy sibila, declama, ulula, passa dall’eleganza del crooner alla possessione demoniaca. Ogni parola diventa postura, gesto, personaggio. Anche senza vedere il suo corpo allampanato sul palco, lo si immagina muoversi dentro le canzoni come una creatura uscita da un film espressionista. Poi arriva Bela Lugosi’s Dead e il disco cambia temperatura. La versione presente nell’album fu registrata all’Old Vic di Londra il 24 febbraio 1982 e dura più di nove minuti. Il brano, pubblicato originariamente nel 1979 e spesso indicato come uno degli atti fondativi del gothic rock, non procede davvero, aleggia. Il basso disegna una figura ipnotica, la batteria lavora per sottrazione, la chitarra produce echi dub e rumori che sembrano provenire da una stanza accanto. Quando Murphy entra, non canta semplicemente la morte di Bela Lugosi, la mette in scena. È uno dei pezzi più belli di sempre proprio perché non somiglia quasi a nulla, nemmeno agli stessi Bauhaus. Press the Eject and Give… restituisce una band nel momento di massima tensione creativa, capace di unire post-punk, dub, cabaret, horror e art rock senza sembrare un collage. Un disco live sporco, magnetico e teatrale. Si preme “eject”, certo, ma soltanto quando il nastro ha finito di divorarci.

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