sabato
18 Luglio 2026

Quando un (bravo) autore thriller diventa addirittura un sottogenere

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Svaniti nel nulla (Miniserie, 5 episodi)

Come scritto la settimana scorsa, le piattaforme pullulano di serie tv gialle e thriller (la differenza c’è, il tempo per spiegarla no), e lo scrittore americano Harlan Coben risulta l’autore più saccheggiato degli ultimi anni. Svaniti nel nulla non è una delle sue trasposizioni più recenti, ma rientra comunque nella lunga lista, ormai vicina alla ventina, di adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. Realizzata in Francia nel 2021, la serie conferma anche il particolare legame tra il Paese transalpino e lo scrittore americano, già evidente nel bel film Non dirlo a nessuno del 2006, recensito su queste pagine quando tutti eravamo decisamente più giovani. La trama è semplice solo in apparenza. Il giovane Guillaume assiste alla morte del fratello e della sua ex fidanzata e vede gli assassini fuggire senza poter fare nulla. Dieci anni più tardi la sua nuova compagna, Judith, sparisce improvvisamente nel nulla. Nel tentativo di ritrovarla, Guillaume sarà costretto a riportare alla luce una lunga serie di verità nascoste che affondano le radici proprio nei tragici eventi del passato. La formula classica di Coben: una morte o una sparizione nelle prime battute, un protagonista che si veste da investigatore e una lunga catena di misteri e rivelazioni che finiscono per coinvolgere tanto la persona scomparsa quanto chi la sta cercando. Una volta accettate le regole del gioco, ci si diverte parecchio. Guillaume, oggi assistente sociale, si mette sulle tracce di Judith e scopre ben presto che la sua sparizione potrebbe essere collegata ai due omicidi avvenuti dieci anni prima.

La trama è ben costruita e riesce quasi sempre a restare credibile senza sconfinare nell’assurdo. L’anima francese della serie rappresenta inoltre un valore aggiunto: gli interpreti sono convincenti, le ambientazioni evitano i soliti scenari da cartolina e la provincia, le periferie e le città lontane dalle grandi metropoli contribuiscono a creare un’atmosfera particolare e riconoscibile. I numerosi flashback, necessari per ricostruire la complessa rete di rapporti e segreti che sostiene l’intera vicenda, sono un po’ pesanti, ma non compromettono la fluidità del racconto. I cinque episodi rappresentano probabilmente la durata ideale per una storia di questo tipo, perché si segue tutto con facilità e interesse fino alla conclusione. Non giriamoci troppo attorno: Coben è ormai quasi un sottogenere a sé, con regole precise e riconoscibili. Svaniti nel nulla, il già recensito Fuga e il prossimo Ovunque tu sia condividono un marchio di fabbrica chiarissimo, e il giudizio finale dipenderà soprattutto dal vostro grado di affinità con questo tipo di racconto. Tentar non nuoce: la serie è molto fruibile, coinvolgente e senza essere indimenticabile, offre una visione assolutamente consigliata.

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