Detective Hole (Miniserie, 9 episodi)
L’invasione dei detective nel mondo delle serie TV è un dato di fatto, perché ormai ce ne ritroviamo almeno un paio al mese, frutto di saccheggi di noti autori crime, come per esempio Harlan Coben (ne parleremo) e soprattutto Jo Nesbø, autore della serie di romanzi sul Detective Hole. Il profilo del detective è il seguente: problemi di famiglia, problemi di alcolismo, rapporto conflittuale col padre (se ce l’ha), rapporto conflittuale con i colleghi, intuito geniale, ascolta musica rock pazzesca, si immischia in affari loschi, rischia la pelle quotidianamente, risolve il caso, nell’ultima scena viene fuori un elemento che fa pensare che l’indagine non sia conclusa. Caratteristiche presenti in una quantità minima del 90% in ogni serie televisiva in uscita in questi anni (i romanzi non li ho letti, ma non credo siano trasposizioni così libere). Il detective Harry Hole è esattamente così, un perfetto mix di luoghi comuni, eppure funziona tutto benissimo, e scopriamo perché, oltre al fatto che per solidarietà è ambientato in una caldissima estate norvegese.
La serie tv Detective Hole è tratta dal romanzo La stella del diavolo, che in realtà è il quinto capitolo della saga, ed è caratterizzata dalla scelta di introdurre inizialmente un riepilogo di eventi precedenti, prima di addentrarsi cuore della narrazione, che vede Hole da una parte alle prese con gli omicidi di un serial killer, sempre sullo sfondo della “sfida” contro una potentissima setta massonica che governa la città di Oslo, di cui fa parte anche un collega corrotto e assassino. Il risultato è una struttura che mira a rendere accessibile la storia anche a chi non conosce le vicende precedenti. Qual è il valore aggiunto, qual è quindi il motivo per appassionarsi a questa storia? Molti, a partire dai due protagonisti, credibili e carismatici, calati perfettamente nel ruolo e quasi sempre presenti in scena, alternati e insieme; il fatto che uno dei personaggi principali muoia nel primo episodio è un espediente di hitchcockiana memoria (Psyco) ma che la vicenda principale, come detto sopra, non ruoti soltanto su questo omicidio; la musica gioca un ruolo da protagonista, sia nei dialoghi di Hole, sia nei vinili che vengono mostrati in casa sua, sia soprattutto nella colonna sonora originale (Nick Cave) e non originale che alterna pezzi “facili” (dai Doors ai Ramones, passando per Donovan e i Violent Femmes), a chicche meno note, per tutte la splendida Keep the Streets Empty for Me di Fever Ray, ma potrei fare notte solo qui. I rapporti con alcol e famiglia sono più convenzionali, ma un occhio lo si chiude, perché non abbiamo ancora detto che la trama, pur contorta, è realmente appassionante e il ritmo adeguato alle 9 puntate. Tra un anno saremo assuefatti dal genere, ma per adesso godiamoci quelli ben fatti.



