venerdì
29 Maggio 2026

Quando il calcio si fa specchio della storia

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Le Storie Mondiali di Federico Buffa

Archiviato il campionato, noi appassionati siamo stati abituati ogni quattro anni a non mandare in vacanza la nostra voglia di calcio, ma soddisfarla con quello che una volta era la sublimazione del gioco, il torneo che univa tutti gli italiani: il Campionato del Mondo. La storia recente è impietosa, e conoscere adolescenti che non sanno cosa voglia dire tifare Italia ai Mondiali, è cosa brutta e triste, anche se questa manifestazione non ha più il fascino di una volta. Parliamo di una trasmissione televisiva, ma ora è più fashion chiamarla “docuserie”, che narra la storia di questi campionati, fin dalla sua prima edizione, per concludersi alla fine degli anni novanta, decennio diversamente amaro da quello attuale. La storia è affidata a un meraviglioso giornalista, teoricamente prestato dal basket, che di nome fa Federico Buffa, e che ci incolla allo schermo nel suo viaggio durato dieci puntate. Chi aspetta una semplice sequenza di gol e tabellini si accorge, dopo pochissimi minuti, di trovarsi di fronte a un viaggio culturale senza precedenti. Buffa, con la sua voce magnetica, la sua narrazione epica e la gestualità da attore teatrale, usa il pretesto del pallone per raccontarci una bella fetta della grande storia del Novecento. Il fulcro della serie non è il campo da gioco, ma il suo contorno. I Mondiali di calcio diventano lo specchio di epoche cruciali, il palcoscenico su cui si incrociano dittature spietate, rivoluzioni sociali, canzoni indimenticabili e destini personali drammatici.

Che si parli dell’Argentina del 1978 o del sogno dell’Olanda di quattro anni prima, Buffa non celebra mai solo i vincitori. Al contrario, la sua sensibilità brilla quando scava nelle storie dei vinti, dei dimenticati e di quei personaggi romantici che hanno sfiorato la gloria, lasciando un’impronta indelebile nel tessuto sociale del loro Paese. Si parte dalla piccola Uruguay che dettava calcio (e democrazia) nel 1930, passando per il “maracanazo” del 1950, per poi arrivare alla parabola principale che questo gioco ha tracciato, secondo chi vi scrive, che parte dall’indimenticabile Italia – Germania 4-3 del 1970, fino a spegnersi a furia di calci di rigore sbagliati, negli anni novanta. Apice indiscusso, e noto a tutti, la meravigliosa ed epocale estate spagnola del 1982, e dei suoi eroi in azzurro. Il ritmo della narrazione è ipnotico, dato da una televisione colta ma accessibile, capace di catturare anche chi non ha mai amato il calcio, densa di aneddoti, nomi e incastri geopolitici, che richiede una visione attenta e appassionata. Storie Mondiali ci ricorda che il calcio non è solo una competizione di 90 minuti, ma l’espressione sportiva di un incontro (e troppo spesso, scontro) di culture. Un capolavoro assoluto, da vedere e rivedere.

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