Decine di persone si sono ritrovate questa mattina, 27 agosto, in piazza del Popolo a Ravenna per un presidio per chiedere trasparenza sul traffico d’armi nel porto. La manifestazione è stata indetta dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, dal Coordinamento Bds Ravenna e da Basta Complicità – Petizione Emilia-Romagna, con la partecipazione anche di Usb Coordinamento Nazionale Porti.
La manifestazione si è svolta in concomitanza con l’udienza a Roma del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane contro la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva disposto l’accesso ai dati relativi al traffico d’armi nel porto di Ravenna. Il Consiglio di Stato non ha accolto la richiesta di sospensiva della sentenza del Tar, rinviando la questione al giudizio di merito, fissato per l’8 ottobre 2026.
Al centro della protesta c’è la richiesta di accesso agli atti presentata dalla giornalista Linda Maggiori nel gennaio 2026 all’Agenzia delle Dogane, per conoscere i dati sui materiali bellici transitati nel porto di Ravenna e indirizzati allo Stato di Israele. In particolare, la giornalista ha chiesto delucidazioni riguardo la quantità di materiale bellico e il tipo di armamenti passati per la città nel 2025.
Dopo il rifiuto delle Dogane, Maggiori e l’avvocato Andrea Maestri hanno fatto ricorso al Tar Emilia-Romagna, che ha riconosciuto il diritto di accesso ai dati. L’Agenzia delle Dogane ha quindi presentato un ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, chiedendo la sospensione della sentenza del Tar.
La questione è diventata più ampia dopo che, nell’atto difensivo presentato dall’Agenzia delle Dogane, è stato sostenuto che la diffusione dei dati potrebbe incidere sulla sicurezza nazionale, sugli interessi militari e sulle relazioni internazionali dell’Italia. In sintesi, secondo Linda Maggiori: «Le dogane di Ravenna hanno confermato che siamo in guerra, sottolineando come la rilevanza militare del nostro porto rientri nella sicurezza nazionale e nelle relazioni internazionali dello stato».
I contenuti dell’atto sono stati riportati anche in un’interrogazione presentata al Senato, che chiede al Governo di chiarire le ragioni del rifiuto e le informazioni disponibili sui transiti di materiali d’armamento. Infatti, senza dati ufficiali, risulta difficile verificare con precisione la presenza di eventuali traffici di materiali militari e valutarne la compatibilità con la normativa italiana e internazionale, in particolare con la legge 185 del 1990, che disciplina proprio il transito di armi.
La mobilitazione è stata accompagnata dalla richiesta di un intervento delle istituzioni locali. I manifestanti hanno infatti chiesto al sindaco Alessandro Barattoni di sostenere la loro posizione e di intervenire, insieme al presidente della regione Michele De Pascale, nel procedimento giudiziario. La richiesta si collega anche alle dichiarazioni del sindaco del settembre 2025, in cui aveva garantito che dal porto non sarebbero più passate armi.



