Sindaca di Lugo, presidente dell’Unione della Bassa Romagna, Elena Zannoni è stata eletta portavoce della Conferenza provinciale delle Democratiche che oggi conta circa 150 iscritte. Possono aderire sia iscritte al Pd che non, compilando un form sulla pagina della conferenza nazionale. L’elezione della portavoce, che da tempo mancava, è nata all’interno del congresso che ha eletto Marcella Zappaterra portavoce regionale.
Zannoni, ma un gruppo di sole donne non rischia in realtà di diventare un recinto? Donne che parlano tra donne e si occupano di donne? A cosa può servire?
«Dentro il gruppo ci sono sensibilità e modi di essere femministe molto diversi e il dibattito è aperto. Personalmente credo sia un valore che ci siano uomini che si occupino di pari opportunità e sentano la responsabilità delle politiche di genere, se le battaglie non sono condivise il rischio è che siano marginali, ma noi dobbiamo porre i temi, mettere in evidenza i problemi, anche quelli che non si vedono. Non parliamo solo di “donne”, parliamo di come immaginiamo le città, di lavoro, di servizi, di sicurezza».
A livello locale tra gli amministratori, voi donne siete ancora una minoranza, se gli uomini si occupano anche di politiche di genere…
«È vero: si può fare di più e credo che per questo possa essere molto utile la “sorellanza”, la capacità di fare rete e sostenersi tra donne. Per me è di grande importanza potermi confrontare con le altre amministratrici, con le democratiche, con le cittadine».
Ma è vero che, come si sente spesso dire, tante donne a un certo punto “mollano”?
«Per tante donne è più difficile. Sono pochi gli uomini che devono rinunciare alla carriera perché hanno avuto un figlio. Senza una rete di supporto personale, supporto politico, sufficienti servizi, sono poche le donne che potranno dedicarsi alla politica. Ed è la società a perderci».
Aprirete la festa dell’Unità (il 27 agosto) parlando di lavoro, ma la vostra prima uscita “pubblica” è stata sulla festa di Granarolo per attività (il concorso di “Miss Addrizza”) che gli organizzatori hanno definito “goliardiche”.
«È capitato, ma non ci siamo soffermate sull’iniziativa in sé: ci è servito per parlare di un tema fondamentale come l’educazione sessuo-affettiva nei più giovani. Dobbiamo cercare di offrire uno sguardo trasversale su ogni argomento e strumenti per leggere ciò che ci circonda con più consapevolezza; non a caso abbiamo scelto il lavoro per la prima iniziativa pubblica, lavoro che deve essere al centro di qualsiasi politica che voglia dirsi di centrosinistra».
Che rapporti avete e avrete con le associazioni femministe del territorio?
«È un aspetto che vogliamo curare molto e per cui abbiamo previsto anche una delega specifica nel nostro coordinamento».
Dopo i migranti, il bersaglio di Vannacci oggi sembrano essere diventate le donne, dall’aborto al “patriarcato mediterraneo”. Sono solo provocazioni o vale la pena ribattere?
«Credo che ormai sia tardi per pensare di ignorare Vannacci. È però il momento in cui tutti dobbiamo impegnarci a svelare il bluff, perché la maggior parte di ciò che dice, al di là dell’aberrazione di alcuni argomenti, è del tutto irrealizzabile e fuori dal tempo, né viene mai indicato con quali risorse pensa di finanziare queste azioni. Con qualche slogan d’effetto che fa leva sulle paure delle persone, potrebbe raccogliere un certo consenso, ma voglio credere che noi donne, e i giovani su cui ho tantissima fiducia, non permetteremo che vengano limitate le libertà personali, soprattutto quelle conquistate in decenni di lotte di emancipazione».



