La “escape coach” Lasaponara a Kirecò: «Molti lo sognano, ma sono pochi a poterlo fare davvero»
Chi non ha mai sognato di “mollare tutto” e cambiare vita? Non necessariamente andando all’estero, ma inventandosi una professione alternativa, una via di fuga dall’ufficio e dalla monotonia e, spesso, dalla mancanza di motivazioni. Tra tanti che lo sognano c’è chi l’ha fatto davvero e ha trasformato proprio questa “fuga” in una professione. Monica Lasaponara, 43 anni ad agosto, si definisce “escape coach” e aiuta le persone a seguire una strada analoga a quella che ha già compiuto lei stessa: lasciare il posto fisso (peraltro ben remunerato) per cercare una dimensione lavorativa più tagliata sulle sue necessità e i suoi bisogni reali. Per chi vorrà conoscerla l’occasione è quella del 14 luglio al Parco Kirecò, dove terrà un seminario di tre ore a partire dalle 16.30 (info e prenotazioni: http://kireco.eu). «Ero dirigente in una multinazionale e mi occupavo di marketing, ma da tempo non trovavo più il senso di ciò che facevo – ci racconta –, continuavo a leggere e cercare storie di chi aveva deciso di cambiare vita finché non mi sono imbattuta in Escapethecity, un’esperienza londinese nata da due ragazze che affrontava proprio quel tema attraverso incontri e seminari. Mi hanno detto che se la cosa mi interessava, potevo iniziare a organizzare seminari o incontri che si chiamano non a caso EscapeMonday e si tengono di lunedì, il giorno più nefasto per chi lavora in ufficio, e così ho cominciato. Nel frattempo ho anche iniziato a dedicarmi al volontariato per cui non avevo mai avuto tempo, in un centro per donne vittime di violenza. Ho messo a frutto in un mix le mie competenze e i miei interessi». Tutto molto bello, ma certo si tratta di una scelta che comporta anche dei costi. «Ora guadagno molto meno di quello che guadagnavo prima, è evidente che per chiunque faccia questo passo la molla non può essere economica, ma un cambiamento più profondo anche dello stile di vita. Guadagno e quindi spendo di meno, ma sento di fare qualcosa che mi sembra utile e posso organizzare liberamente il mio tempo».
«Ho visto un avvocato
diventare maestro di scacchi
on-line e un’ex dirigente
mollare tutto per fare la skipper»
Ma, spesso, per i liberi professionisti che devono rincorrere il lavoro, il tempo libero resta una chimera. «È vero, ora lavoro più di prima, ma posso decidere i miei tempi se accettare o rinunciare un incarico…». Ma quanto può essere replicabile una storia come la sua? Chi si rivolge a lei come coach? «Ho visto persone di ogni tipo, di qualsiasi mestiere. A volte arriva da me qualcuno che dice “non ne posso più, non sopporto il capo, i colleghi sono odiosi…”. Ecco, non è quella la persona con cui posso lavorare, ci vuole un altro tipo di motivazione. Bisogna essere pronti a riformulare le proprie aspettative e, molto spesso, soprattutto a mettere in discussione lo status sociale, un freno ancora più forte di quello economico. Tanti prima o poi pensano di “mollare tutto” nella propria vita, ma sono in pochi a poterlo fare davvero…». Qualche esempio di chi ce l’ha fatta? L’avvocato che diventa maestro di scacchi on line o cuoco, la restauratrice che inventa l’app per il social eating, l’ex dirigente comunale a Napoli che diventa skipper e gira per il mondo, l’ex giornalista che si trasforma in una cuoca crudista, l’ex manager che apre un emporio biologico. Il percorso? «Dipende molto dal singolo. In genere si comincia – dice Lasaponara – lavorando sulla persona. “Qual è la sua storia? Quale il suo ideale di vita?”. E poi si passa alle competenze, non tanto o non solo su quelle certificate dal curriculum. Piuttosto bisogna chiedersi: in cosa sono brava? Per cosa mi ringraziano le persone? Infine i temi a cui ci interessiamo. Alla fine si cerca di fare un mix per provare a immaginare un possibile nucleo di business». Nello specifico, il modello è quello già in voga da tempo negli Usa di microbusiness che, dice sempre Lasaponara «a differenza delle startup, è un’attività più semplice da avviare, con costi di ingresso molto bassi». L’apporto che aggiunge Lasaponara è poi quello di una consulenza in termini di marketing, ci spiega, sfruttando una delle competenze acquisite nella sua vita prima della “fuga”.

La rinascita della nautica si vede anche dai tanti posti barca occupati nei due circoli velici principali di Marina di Ravenna: il Ravenna Yacht Club e il Circolo Velico Ravennate che rispettivamente da 40 e 70 anni fanno conoscere il mare agli appassionati.
Non c’è però rivalità tra le due tipologie di appassionati: «Tutti aiutano e danno il loro contributo alle nostre attività». Paulucci sostiene che la forza del circolo sia nei giovani: si comincia a navigare a sei anni, sugli optimist. I velisti migliori in circolazione – a Ravenna vanno ricordati 







Nata per dare alloggio ai diportisti, la crisi ha portato Marinara a cambiare i suoi piani. Oggi il porto turistico è con ogni probabilità la struttura ricettiva più importante di Marina di Ravenna. A gestire i 42 appartamenti di proprietà di Tim (Terza Iniziative Marinare), più altri che sono invece di singoli cittadini, è Halldis, società milanese specializzata in questi servizi e tra le più importanti a livello internazionale nella gestione di case vacanze. Ad occuparsene, da tre anni, è Anna Neri che dice di essere molto soddisfatta di come sta andando il mercato delle locazioni a Marinara: «Per quanto riguarda l’estate del 2017 siamo praticamente overbooking». Tutto esaurito.
La novità degli ultimi dodici mesi riguarda invece il periodo non tipicamente vacanziero: «Abbiamo avuto diverse prenotazioni anche in inverno da parte di tecnici che venivano a Ravenna per lavoro. Quando si parla di Marina si guarda soprattutto al periodo estivo ma a volte ci si dimentica che attorno al paese ci sono tante altre attività». Chi viene in vacanza se ne va con un’impressione positiva: «Le persone apprezzano, sono contenti dei servizi di Marinara. Certo, inizialmente gli appartamenti erano stati acquistati per essere rivenduti ma poi ci si è dovuti adeguare al mercato dell’edilizia».
L’opposizione, con Cambierà, dice che i funzionari (17) e soprattutto gli ispettori (46) sono troppi e poco utilizzati nel presidio del territorio. Come risponde?
A proposito di volontariato, a che punto siamo con l’istituzionalizzazione dei gruppi Whatsapp?
Grande successo per il concerto in Iran. L’evento riproposto al Pala De Andrè, sabato 8 luglio, alle 21















